Causa Google Morabito, il 10 febbraio l’udienza conclusiva davanti al Tribunale di Milano
Si avvicina alla conclusione la causa Google Morabito, il procedimento civile che vede contrapposti il professor Vincenzo Morabito, docente associato presso il Dipartimento di Management e Tecnologia dell’Università Bocconi e presidente dell’associazione Algopolio, e Google LLC.
L’udienza finale è fissata per il 10 febbraio davanti al Tribunale di Milano, davanti al giudice Vincenzo Carnì. Il professore, assistito dall’avvocato Marco Dal Ben del Foro di Vicenza, chiede un risarcimento di circa 40 milioni di euro per danni patrimoniali e morali che ritiene di aver subito.
Google LLC è rappresentata dallo studio legale Hogan Lovells. L’esito della causa Google Morabito potrebbe contribuire a definire nuovi criteri di responsabilità per i grandi operatori digitali nella gestione delle informazioni online e della reputazione personale.
Le ragioni del professore
Secondo il professor Morabito, la vicenda nasce dalla pubblicazione, su stampa nazionale e online, di un articolo ritenuto illecito e diffamatorio. Una volta indicizzato dal motore di ricerca, il contenuto sarebbe stato acquisito anche da banche dati utilizzate da istituti finanziari, generando – a suo giudizio – un danno economico e reputazionale significativo.
Il docente sottolinea come, nell’attuale ecosistema digitale, l’indicizzazione non si limiti a rendere reperibile un’informazione, ma ne amplifichi la visibilità, contribuendo a consolidare percezioni e giudizi. La permanenza online di notizie false, afferma, può trasformarsi in un elemento strutturale dei sistemi informativi automatizzati.
La richiesta di deindicizzazione e il ruolo del Garante
Dopo aver presentato querela alla Procura di Milano, il professore ha inoltrato a Google una richiesta formale di deindicizzazione e rimozione dei contenuti associati al proprio nome, invocando il diritto all’oblio. La società ha respinto l’istanza.
Morabito ha quindi presentato reclamo al Garante per la protezione dei dati personali. Con il provvedimento n. 126 del 2 luglio 2020, l’Autorità ha ritenuto fondate le sue ragioni e ha ordinato a Google di rimuovere l’URL entro 20 giorni e di comunicare le misure adottate entro 30 giorni. Secondo l’attore, tale ordine non sarebbe stato eseguito correttamente.
Algoritmi, banche dati e decisioni automatizzate
La causa Google Morabito porta all’attenzione anche un tema più ampio: l’integrazione dei risultati dei motori di ricerca nei processi decisionali automatizzati utilizzati da banche, assicurazioni e grandi gruppi industriali.
In questi contesti, i contenuti indicizzati possono influenzare sistemi di scoring, valutazioni del rischio e analisi reputazionali. La mancata rimozione di informazioni ritenute false, secondo l’attore, rischierebbe quindi di produrre effetti economici e professionali che si autoalimentano.
Una questione di responsabilità algoritmica
Il procedimento solleva interrogativi più ampi sul ruolo degli algoritmi nella formazione dell’opinione pubblica e nella gestione della reputazione digitale. Chi risponde quando un sistema automatizzato contribuisce a consolidare informazioni inesatte? E quali strumenti hanno i cittadini per tutelarsi quando la loro credibilità viene influenzata da ranking e processi opachi?
Il Tribunale di Milano sarà chiamato a valutare questi profili nel quadro della causa Google Morabito, un caso che potrebbe avere ricadute significative sul rapporto tra piattaforme digitali, diritti individuali e trasparenza algoritmica.
Algopolio
Algopolio è un’associazione indipendente che riunisce giuristi, tecnologi, artisti e cittadini con l’obiettivo di promuovere un ecosistema digitale trasparente, in cui la dignità della persona prevalga sul potere degli algoritmi.
Maggiori informazioni: https://www.algopolio.com/











