BFF Javier Zanetti

La leggenda del calcio Javier Zanetti è l’ospite di Florencia Di Stefano–Abichain nella nuova puntata del podcast “BFF – Best Friend Florencia” prodotto da OnePodcast e disponibile da oggi su tutte le principali piattaforme di streaming audio. Il calciatore argentino, uno dei più importanti simboli dell’Inter, di cui oggi è Vicepresidente, si racconta a Florencia, anche lei argentina, spaziando tra numerosi argomenti, dalla nuova vita come dirigente sportivo ai 50 anni compiuti lo scorso anno, dalla storia d’amore con l’Inter ai grandi compagni di una vita – Cambiasso, Samuel, Baggio, Cordoba… – alla famiglia, i tre figli e la moglie Paula, con cui condivide l’impegno nella solidarietà attraverso la Fondazione PUPI, fino all’incontro con Papa Francesco.

Racconta così la sua nuova vita da dirigente:Sono sempre in movimento e faccio cose che mi piacciono. È stata una lunga carriera la mia, ho giocato fino a 41 anni. Poi si è chiusa quella tappa lì e ne è iniziata una completamente diversa. Non è stato uno choc, ma è stato un grande cambiamento. Io prima di tutto ero felicissimo perché continuava il mio legame con l’Inter, continuavo ad essere parte di questa grande famiglia. Però non volevo nemmeno essere un dirigente solo legato alla parte sportiva, io volevo – e voglio – avere una visione molto più ampia. Mi sedevo alle riunioni con altri dirigenti che parlavano in inglese, parlavano di marketing, di finanza… e io mi dovevo preparare, perché volevo contribuire e dare il mio parere. Quindi mi sono iscritto alla Bocconi e ho fatto un percorso manageriale. È stato bellissimo, anche con gli altri ragazzi che studiavano, che si facevano le foto con me e io gli dicevo ‘Ma guardate che io sono come voi…’. È una cosa che continuo a fare, perché il mondo va talmente veloce che si impara sempre qualcosa. E questo percorso mi ha aiutato tantissimo perché ora sì che mi sento preparato”

Sul campo da calcio sul tetto della sede dell’Inter, nato da una sua idea: “Siamo una squadra di calcio, anche in sede si respira questo… il manto erboso non deve mancare mai!”

Sui suoi primi 50 anni: “É un numero importante, ma sono arrivato a questi 50 anni con tanta felicità soprattutto. Costruire una famiglia con Paula e i nostri figli, vederli crescere, la nostra Fondazione, tante soddisfazioni personali e soprattutto tante persone che abbiamo attorno che sono felici anche per questo. Credo non ci sia cosa più bella che rendere felici le persone attorno a te”

L’arrivo in Italia nel 1995 e il primo ricordo all’Inter: “E’ stato tutto velocissimo. Io ho iniziato a giocare nel Banfield in Argentina e pensavo che, se avessi giocato bene, sarei stato preso da una squadra importante argentina e poi magari, con un po’ di fortuna, sarei potuto arrivare in Europa. Invece dal Banfield io sono arrivato subito all’Inter, è stato un grandissimo cambiamento. Per me, ma anche per i miei genitori che sono venuti con me, che era la prima volta che prendevano un aereo… Un’altra lingua, un’altra cultura, conoscere altra gente…Siamo arrivati a Sacile, un piccolo paesino, dove però ho trovato della gente buona buona buona, ci siamo divertiti tanto. Il primo ricordo all’Inter è stata la presentazione alla terrazza Martini, diluviava però qua dicono che porta bene… e posso garantire che ha portato molto bene! Quello è stato il mio primo impatto con Milano. Ho bellissimi ricordi di quei tempi lì. Poi con Paula ci siamo innamorati del lago di Como… Non abbiamo mai vissuto a Milano però all’epoca nel 1995 ricordo che c’era molta più nebbia. A San Siro non si vedeva niente… ”

Sulla fedeltà all’Inter, in cui ha giocato 19 anni, di cui 13 da capitano: Io sono felicissimo di aver preso all’epoca la decisione di rimanere. La mia carriera all’Inter l’ho vissuta appieno. Per me è stata una storia d’amore. Mi sono innamorato subito di questo senso di famiglia, del condividere gli stessi valori che hanno come club e che sono gli stessi che ho io come persona. Certamente andando altrove avrei potuto guadagnare più soldi però non avrei avuto quello che ho trovato qua. Le amicizie, l’affetto, l’amore nei miei confronti, quello non ha prezzo”

Sull’Argentina e la sua Fondazione PUPI, fondata nel 2001 insieme alla moglie Paula: “la situazione in Argentina è molto più complicata e difficile adesso. Noi che torniamo sempre per le feste, vediamo che ci sono sempre più richieste, più problemi. Noi abbiamo un programma per ragazzi con dipendenze da droghe, l’ultima festa che abbiamo fatto di consegna dei diplomi,  un ragazzo che aveva fatto il percorso con noi 3 anni prima, si è presentato con sua moglie, i suoi due figli, ha preso il microfono e ha detto: ‘Mi avete salvato la vita’. Quando ho sentito questo ho pensato che ne vale davvero la pena! In tutti questi anni non ho mai visto un governo in Argentina che abbia detto come prima cosa di investire in istruzione. Per me è il problema più grande che abbiamo. E la cosa che mi intristisce quando parlo con i giovani in Argentina è che loro non vedono l’ora di andare via dal nostro Paese. Che futuro possiamo avere se i giovani, che sono quelli che dovrebbero farlo crescere, vogliono andare via?”

Una cosa che non gli piace degli italiani: “La fretta che hanno! Se ti invito a prendere un caffè, per me ci vuole minimo mezzora, e invece qui si beve il caffè in piedi al banco… E io sono uno ansioso, sono meticoloso, ma questa cosa qua del caffè in piedi proprio non la capisco!”

Sulla fissa per i capelli e il ciuffo sempre pettinato anche in campo: Non c’è nessun segreto, sono nato così!… Ti racconto una cosa, a Nacho, mio figlio di 15 anni, non piace pettinarsi i capelli… mi fa morire!”

Sui tre figli:Sono tutti e tre diversi. Sol ha 18 anni, è la principessa di casa, le piace la danza e come me non sta mai ferma, fa mille cose. A Nacho è quello che ha portato la calma in famiglia ‘ fate quello che volete… io son qua!’. E il più piccolino Tomas è un mix di tutta la famiglia, fanatico dell’Inter, del calcio… beh tutti e tre fanatici dell’Inter. I due maschi giocano entrambi. La mia carriera di calciatore l’ho vissuta in modo molto felice e se loro vorranno fare i calciatori, essendo le persone che sono, non avranno problemi… è l’essenza che è importante”. Anche nel Milan? “No no, ma non credo succederà. Ma abbiamo altri problemi… il giorno in cui mia figlia mi presenterà un fidanzato… dovrà passare lo scanner, c’è il controllo qualità!”

Sugli ex compagni: Con alcuni ci frequentiamo, alcuni sono rimasti qua a vivere, come Cambiasso, Samuel… Adesso che tutti abbiamo smesso ci capita che ci invitino a partecipare a delle partite delle “leggende” e ci troviamo lì e ricordiamo tutti quei momenti, comunque ci frequentiamo spesso Il calcio unisce. Io posso aver smesso di giocare da 10 anni e non vedere un mio compagno da 5 anni ma se capita l’occasione di vedersi ci abbracciamo come se fosse ieri. Questo è il calcio”.

Se dovesse fare come Beckham e invitare dei suoi amici a giocare a calcetto, per fare il “figo” con suo figlio, chi porterebbe?Mi porto Cambiasso, Samuel, Milito, poi mi porto “Bati” e Roberto Baggio… Sai che Baggio è un fanatico dell’Argentina? Innamorato male dell’Argentina! E pensa che Roby mi ha regalato il mio primo cane, un labrador! È stato nel ‘99/2000 quando era all’Inter…”

Sul suo incontro con Papa Francesco: “É un grande tifoso di calcio. Mi ha detto tutta la formazione del San Lorenzo a memoria. Io ero felicissimo perché eravamo con la famiglia, Tommy era piccolissimo, è stato un incontro molto emotivo, poi te lo giuro, era come io e te adesso, mancava solo il mate. Sai una persona alla mano, semplice, almeno quello che trasmette… e poi abbiamo parlato di tutto, dell’Argentina, della Fondazione….”

Sul suo grande amico Cordoba e l’aneddoto della candela a Santa Rita:Ho tanti amici, ma uno che mi viene in mente subito è Cordoba. Siamo molto amici, siamo fratelli, è il padrino di Nacho, compagno di camera in ritiro… Tutti e due siamo molto religiosi, siamo entrambi devoti a Santa Rita. Il giorno della finale di Champions, il 22 maggio 2010, era Santa Rita! La sera prima della finale, a mezzanotte, abbiamo acceso una candela a Santa Rita e ci siamo addormentati… (ride) …”

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