Paolo Gambi

Paolo Gambi è una delle figure più intriganti del mondo dell’arte, si autodefinisce una persona semplice, che arriva dalla provincia. Uno che ha ricevuto dalla vita un regalo, che intende restituire: il dono, o la condanna, di vedere ciò che “è invisibile agli occhi”. Paolo, dice di voler tradurre questo invisibile in un linguaggio che sia comprensibile. Fare arte è la sua missione, sdoganando la poesia da stereotipi che non le appartengono, liberandola. Un poeta anarchico, che naviga il mondo cripto alla ricerca di linguaggi per riempirlo di poesia. Laureato a Bologna prima in giurisprudenza, poi in psicologia. Ha un dottorato di ricerca in materie storico-giuridiche. Ha scritto saggistica, narrativa e poesia e da anni ricerca il rapporto fra la poesia e le nuove tecnologie. Ha vissuto molte vite e da giornalista pluripremiato, oggi Paolo Gambi è uno dei pionieri della cripto-poesia, uno dei primi italiani ad aver ficcato il naso nel mondo degli NFT (Non – fungible token). Fondatore del movimento internazionale Rinascimento poetico, ha scritto complessivamente trenta libri, romanzi, poesie e saggi, ed è tradotto in sei lingue. Per molti anni ha pubblicato per il Gruppo Mondadori e ha firmato libri insieme al Cardinal Ersilio Tonini (di cui è biografo ufficiale).

Paolo Gambi Pictures comica cartoon
Paolo Gambi Pictures comica cartoon

Sei un artista eclettico, tutto da scoprire. Che cosa rappresenta l’arte per te?
Una chiamata, perché è una vocazione, un po’ come un sacerdozio della bellezza. È arrivata presto nella mia vita: a quattro anni imparai a scrivere, grazie a mia sorella e la prima storia la scrissi in quarta ginnasio. Tuttavia, ho impiegato un po’ per comprenderla, ripiegando dapprima sul giornalismo, l’insegnamento…cercando la strada. Quello che mi è rimasto del mondo cattolico da cui vengo è il senso della vocazione: io la mia l’ho trovata, finalmente. Sono un matto che insegue la parola. Mentre i grandi si impegnano, giustamente, per l’ecologia della terra, noi dobbiamo fare anche un’ecologia della parola. Essere capaci di fare poesia significa essere in sintonia con la vibrazione iniziale, quella del Big Bang, cioè con la creazione. Con l’uso poetico della parola voglio mettermi sulla scia del Creatore. Non è una vocazione da poco.

Come hai iniziato ad interessarti alla poesia?
La poesia mi ha salvato la vita nel momento più buio del mio viaggio. È la poesia ad essersi interessata a me, io ne ho accettato la luce. Da allora cerco di mettere poesia dappertutto. Potremmo dire che fare poesia significhi innalzare la parola al cielo, o portare il cielo giù, fra le nostre parole. La poesia sta tornando ed io, in questo momento, sono interprete di un modo nuovo di concepire la poesia che va messa dappertutto: nei romanzi, sui muri, nella vita quotidiana.

Chi tra i poeti o quali poesie sono state importanti per te?
Considero i fondatori della poesia Omero, Dante e Shakespeare, ma amo anche Rumi, Borges, Wislawa Szymborska, Hoelderlin, Goethe, Baudelaire e anche Bukowski; tra gli italiani Pascoli e D’Annunzio. Ma tra tutti, devo riconoscere che Walt Whitman ha cambiato la mia vita quando mi ha raggiunto con il suo “e tu puoi contribuire con un verso”.

Paolo Gambi, Dario Fo e il Cardinal Tonini
Paolo Gambi, Dario Fo e il Cardinal Tonini

Sei stato collaboratore stretto del Cardinal Tonini, con il quale hai scritto anche il libro Il gusto della vita.  Che cosa ha rappresentato per te?
Facevo il giornalista, ero giovanissimo, andai ad intervistarlo e da quella sera lì, ci trovammo. Ho avuto una grande fortuna e grandi maestri: mia mamma che mi ha insegnato il sorriso e l’amore per la poesia, il Cardinale, tutto il resto. Lui mi ha insegnato la semplicità delle cose complesse e che alla fine l’unica cosa che conta è volersi bene e voler bene al mondo.

Quando e dove trovi ispirazione?
Dormo la mattina, la notte è difficile per me riposare. La notte riesco a lavorare bene, perché c’è silenzio, si placano i rumori, le voci. Poi ho bisogno del contatto con la natura, di camminare, di respirarla a pieni polmoni. Oggi sono nel parco naturale del Delta del Po, un luogo speciale per me, dove trovo ispirazione dove partorisco le mie cose. È un posto poco conosciuto, ma si fanno camminate bellissime, fino alla foce del Bevano, si vede San Marino, un bellissimo spettacolo. La Poesia si va a prendere dov’è ed io la cerco nei miei posti del cuore: Ravenna dove sono nato, poi Bologna, l’Isola D’Elba, un luogo a cui la mia anima è legata e poi Cortina dove ho un pezzo di famiglia. Conosco ogni sentiero e mi conforta ripercorrerli, uno ad uno. Tutti i poeti hanno avuto un rapporto speciale con la natura. A questo proposito, dobbiamo capire che noi siamo la natura e quando facciamo del male alla natura, facciamo male a noi stessi. La natura ci protegge, non si ribella.

Com’è nata l’idea del movimento letterario e culturale Rinascimento Poetico?
L’idea del Rinascimento Poetico nasce dal presupposto che stiamo vivendo un’era molto complicata e dobbiamo capire cosa portare nel futuro. Io ho deciso di portare la poesia, intesa proprio come ponte tra il mistero che ci portiamo dentro ed il mistero che ci circonda. Detto ciò, può esserci poesia dappertutto e potenzialmente siamo tutti poeti. È nato come movimento di base durante le dirette sul mio profilo Instagram dove ho convogliato un po’ di persone che mi seguivano da tutto il mondo. Abbiamo votato e scelto il nome e finalmente, non appena è stato possibile è sbarcato nella bella realtà degli incontri in presenza. La poesia è stata tenuta lontana dal presente, lontana dalla tecnologia, lontana dalla rivoluzione. Lo scopo del movimento è di riunire tutte quelle persone che credono che la poesia possa salvare il mondo.

Come può sopravvivere la poesia?
La poesia deve potersi ibridare con ogni forma d’arte, è questa la sua vocazione. Gutenberg è morto, dobbiamo trovare nuove forme e nuovi spazi che vadano oltre il semplice libro. Servono nuovi ponti per l’altrove. Il prima aveva come mezzo per fare poesia la carta, con spazi e regole propri. Questa forma di poesia è moribonda, si vendono meno libri e la poesia per sopravvivere deve essere declamata, librarsi nell’aria, non essere seppellita nella carta. Io cerco di mettere poesia nel mondo che ci circonda portandola al di fuori dei luoghi comuni, sdoganandola la scrivo sui muri, sui corpi e mi piacerebbe portarla nei teatri.

Qual è il futuro che sogni?
Un futuro dove la Poesia ci faccia abbassare le palpebre per farci vedere ciò che conta davvero, l’infinito nelle cose dove la natura è maestra. Ascoltare ciò che veramente conta.