Ravello - Villa Cimbrone
Ravello Villa Cimbrone

A cura di Teobaldo Fortunato

Pubblicato su: Milano 24orenews

Ravello d’autunno è ancor più struggente che nelle sere d’estate con i tramonti rossi: i caffè in piazza cominciano a vedere un turismo ancor più elitario, quest’anno più che mai.
I giardini di villa Rufolo, un po’ malconci dal palco invasivo dei concerti, li ha in qualche modo traumatizzati; in fondo il dilemma è ogni anno lo stesso: la malia della musica o il trionfo della natura? Poco più in là a Villa Cimbrone, è la vegetazione rigogliosa e controllatissima ad avere il sopravvento, al pari dell’orizzonte oltre il mare ed il cielo! Da autentico gentleman, Giorgio Vuilleumier mi accompagna lungo il viale che culmina nel tempietto a pagoda, prima di giungere al belvedere “dove il cielo e il mare sono così vividamente azzurri che non è possibile distinguerli l’uno dall’altro”, come lo definì Gore Vidal.

Seguiamo il percorso tra vialetti degradanti in ascesa per raggiungere il roseto. Musica e rose viaggiano sulla stessa onda emozionale, afferma il dominus della residenza, uno degli hotel di charme più esclusivi al mondo. Vuillemier ci racconta che quest’anno nessun turista ha visto fiorire le iris e le peonie. La villa conserva la stessa atmosfera fin de siécle, quando Ernest William Beckett, II Lord Grimthorpe ne iniziò il restyling completo, continuato oggi dai nuovi padroni di casa. Appartenne alla famiglia Fusco che dalla metà del ’500 ne ampliò le dimensioni, rinnovando le decorazioni.
L’originaria “casa palaziata” divenne una dimora d’eccezione. I saloni di rappresentanza nel ’700 furono ingentiliti da affreschi con imagines clipeate, arcadici bozzetti e grottesche; nel contempo, si realizzarono il viale centrale ed il Terrazzo del Belvedere da cui, come annotò Cosima Wagner il 26 maggio del 1880 si gode il panorama più bello di tutti! Ferdinand Gregorovius, un viaggiatore teutonico, nell’estate del 1853 non ebbe alcun dubbio in merito alla “villa incomparabile… che sorge tra le rose e gli oleandri su di un altopiano da dove lo sguardo spazia nel mare”. Sia la villa che il magnifico giardino, assimilato agli “Orti d’Armida fra le rose e le ortensie”, hanno remote origini che si fondono con la storia stessa di Rebellum. Dopo decenni d’abbandono, nei primi anni del ’900, Lord Grimthorpe ha dato al complesso e al parco un respiro nuovo, in virtù della fusione di stilemi che riflette la temperie culturale permeata dal tipico snobismo anglosassone.
Il giardino fu in gran parte ridisegnato sulle indicazioni della botanica Vita Sachville West, conservando quale asse portante, il viale centrale. Furono ricostruiti e ridecorati ambienti devastati da terremoti, come il Chiostro in stile arabo-siculo-normanno; integrata la Cripta, l’intrigante loggiato neogotico, sede di ritrovo degli esponenti del Circolo di Bloomsbury. Questi ultimi soggiornarono in villa, al pari di aristocratici di sangue, d’arte e d’ingegno: dai Duchi di Kent a Henry Moore, da Elliot a Virginia Woolf, da D. H. Lawrence a Forster, da Russel a Keynes, da Violet Trefusis a Salvator Dalì a Greta Garbo a Leopold Stokowsky, a Paola ed Alberto di Liegi o eccentrici personaggi della plutocrazia contemporanea. Anche gli ambienti interni tra il 1907 e gli anni Venti, furono rivisitati alla luce di nuove istanze abitative e di un gusto più raffinato.
La cura dei dettagli continua tuttora nella conservazione dei superbi arredi, dai preziosi dipinti ai mobili d’alta epoca. La sobrietà dell’eleganza costituisce il fil rouge di ogni stanza della villa: piani pavimentali diversi, realizzati con riggiole antiche o le contemporanee mattonelle della tradizione vietrese; conferiscono un’allure particolare dalle inconfondibili nuance cromatiche, dal verde ramino al blu cobalto, seguendo i decori d’un tempo o rinnovandoli con soluzioni più originali.
Gli arredi, eleganti e barocchi, diversificano le stanze da cui si gode uno scenario naturale incomparabile. Su una balza più in basso, è posizionata la piscina tra la vegetazione curatissima e lussureggiante, poco oltre il piacevole riparo del “Flauto di Pan”, il ristorante “stellato” dell’hotel; su un poggio ancora più in basso, l’orto biologico in cui si coltivano i prodotti della terra per deliziare gli ospiti. Ad oriente, l’aurora illumina in ogni stagione l’ansa del Golfo di Salerno; ad occidente, d’autunno come in primavera, la vista spazia, nei giorni tersi, oltre la punta estrema delle terre d’Amalfi.