20 Cala Moresca Isola di Figarolo Golfo Aranci 1

di Teobaldo Fortunato

Se siano stati i granchi o le arance disperse da barche naufragate nel golfo sinuoso, sulle coste nord orientali della Sardegna, a dare il nome al Golfo Aranci, a noi intriga poco! Eppure, non nascondiamo, appena atterrati ad Olbia con un comodissimo volo da Firenze della compagnia spagnola Vueling, che durante il brevissimo tragitto fino al lussuoso “Gabbiano Azzurro Hotel & Suites”, abbiamo scrutato il paesaggio montuoso, alla ricerca degli agrumi dorati come il sole cocente di Sardegna! Leggenda aulica vuole che in una notte tempestosa (come in ogni saga che si rispetti!) alcune imbarcazioni, cariche di arance e mandarini si siano rovesciate, naufragando e perso i preziosi frutti, come accadde alla sfigatissima “Provvidenza” di Padron ‘Ntoni, nel fortunatissimo romanzo “I Malavoglia” di Giovanni Verga, e la sua partita di lupini. Il Golfo Aranci si apre con una bellezza brulla, inaspettata e forse un tempo selvaggia; oggi, ville e grandi complessi alberghieri s’affacciano sulle spiagge dalle acque a dir poco cristalline (provate ad immaginare i pomi dorati galleggiare nella placida rada dopo la tempesta e la somma meraviglia dei pastori deleddiani che dopo la sorpresa riempirono le bisacce?). Lidi alla moda s’alternano ad hotel di charme e di lusso con attracchi dal mare e piscine dall’acqua salata per i pigrissimi che preferiscono rimanere nelle loro suite anziché far sentire ai curatissimi piedini, il calore della sabbia rovente!

Ad accoglierci, nell’elegantissimo, rinnovato “Gabbiano Azzurro hotel & Suites” è la signora Antonella, di lombarde ascendenze, ma innamorata dei luoghi isolani come suo marito Sergio Datome, suo figlio Tullio ed al fratello di Sergio, Marco Datome. La struttura alberghiera è stata rinnovata completamente nel look, nel confort e nel restyling dal marito stesso che ha scelto tonalità à la page come il bianco e l’azzurro scialbati e raffinati quanto occorre a dare un effetto chic, e non per nulla easy. Le camere per gli ospiti come le tre suite con annessa, contenuta piscina che guarda il mare sottostante, denotano quella speciale attenzione che solo le strutture ricettive di classe sanno riservare agli ospiti internazionali, ancor più dopo questo lungo oscuro periodo di paure ed incertezze. Il corpo centrale dell’hotel, oltre ad una scenografica piscina d’acqua salata, ha una hall luminosissima con divani bianchi come le pareti ed al centro dei cuscini, spiccano leziosi coralli azzurri ricamati. Nicchie illuminate e discrete mostrano sculture in ceramica, libri d’arte ed oggetti raffinati. Una perla è il Blù Restaurant dove il signore dei menù è lo chef Daniele Sechi che esalta le specialità locali e il Made in Italy, servito d’estate, come le eccellenti prime colazioni, sul terrazzo ampio e pergolato, aperto sulla spiaggia dell’hotel, accessibile direttamente dal terrazzo.

Oltre al relax a bordo piscina, sorseggiando un long analcolico drink, di tardo pomeriggio, con gli amici del brevissimo, intenso weekend, decidiamo di cambiare per qualche ora location, senza spostarci tanto dal “Gabbiano Azzurro”: ci stendiamo all’ombra di un ombrellone tanto esotico, quanto d’atmosfere tropicali, sulla spiaggia de “La Spigola, ristorante sulla spiaggia”.

Un pomeriggio attardato e pigrissimo: il mare è una tavola blu, nonostante il cielo non sia di mille colori ma azzurrissimo come gli occhi dei turisti d’oltralpe e ci tuffiamo con la testa all’ingiù/mentre tutta la gente è assopita/sulla sabbia bruciata dal sol. Attratti dal brio e dalla bellezza del luogo rimaniamo a cena, coccolati da Roberto Pisano, il giovanissimo chef che ci prende per il naso (nel senso letterale del termine!) ancor prima che per la gola: è tutto un susseguirsi di leccornie e trionfi culinari di “norcineria ittica”. Delicatissime sono le varietà di tonni preparati in modo da conservarli più a lungo. Ma la ricerca del giovane chef Roberto si spinge ben oltre ed esplora le terre delle tradizioni sarde come il pane Crivaxiu, ottenuto con lievito madre e farina trattata con macina litica, ma anche le tradizioni delle sue origini liguri e piemontesi. Persino la bottarga è di sua produzione, coniugata per noi campani con uno spaghetto di Gragnano, esaltato dalla freschezza del finocchio di mare e del lime. Di domenica mattina, una gita in barca mancata: era prevista una giornata intera di sole e di mare all’isola di Tavolara! Compagni di viaggio più pigri e che mai, sdraiati al sole con una leggera brezza marina: eppure ad attrarmi era la sua fama di essere considerata, nell’immaginario isolano, il regno più piccolo del mondo. Avrei voluto veleggiare verso la grande, alta montagna granitica che spunta dal mare con le sue rocce impervie e verticali che si tuffano nell’area marittima protetta di Punta Coda Cavallo, lunga 76 km sul litorale di Loiri, Porto San Paolo, Olbia, San Teodoro e per 15 mila ettari su acque trasparenti come il cristallo e piccole cale da Capo Ceraso alla magia dell’Insuledda. Ci siamo persi l’odore forte del rosmarino selvatico, il verde del ginepro balsamico ed intenso (tanto esaltato dal toscanissimo gin “Peter in Florence” in cui il ginepro si fonde all’iris) e l’aroma del lentisco, tipico della Sardegna e di Tavolara, dal profumo intenso e resinoso. Porteremo con noi, insieme al pane sardo, l’olio di lentisco che, secondo la tradizione tutta sarda, è un elisir di longevità e benessere. Non poteva mancare il “sacro” liquore di Mirto dal suo sapore forte e delicato. Avremo una nuova occasione per una domenica in barca a Tavolara o altri itinerari alla scoperta della Sardegna di “Canne al Vento”, piuttosto che le località del lusso e della vita mondana che lasciamo ai turisti poco glamour ma tanto richsnob che nella calura estiva affollano spiagge scintillanti e griffatissimi resort esclusivi.

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