Il primo contatto documentato con la città sepolta di Pompei risale al XVI secolo, quando l’architetto Domenico Fontana, scavando un canale per deviare le acque del Sarno, si imbatté in edifici affrescati nella località “Civita”. Tuttavia, non fu in grado di collegare quei resti alla Pompei distrutta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C..
Le prime campagne di scavo sistematiche iniziarono nel 1748 sotto Carlo di Borbone, ispirate dalle scoperte di Ercolano. L’ingegnere Roque Joaquín de Alcubierre e, successivamente, l’architetto Francesco La Vega, guidarono le ricerche con l’obiettivo di recuperare oggetti preziosi per le collezioni reali. Tra le prime scoperte significative: i Praedia di Giulia Felice, la Villa di Cicerone e Porta Ercolano con la Via delle Tombe.
Con La Vega si avviò una svolta metodologica: gli scavi si concentrarono su aree specifiche per rendere Pompei parzialmente visitabile. Furono portati alla luce il Teatro Grande, l’Odeion, il Foro Triangolare e il Tempio di Iside, che suscitò grande interesse per le sue decorazioni egittizzanti.
Durante il decennio napoleonico (1806–1815), sotto l’impulso di Carolina Bonaparte, gli scavi proseguirono con Antonio Bonucci, culminando nel rinvenimento del Foro e degli edifici pubblici annessi. Dopo il ritorno dei Borbone, si ampliarono le ricerche verso nord, con la scoperta delle Terme del Foro, della Casa del Poeta Tragico e della celebre Casa del Fauno, con il mosaico della battaglia di Alessandro Magno.
Giuseppe Fiorelli e la rivoluzione metodologica
Nel 1863, con la nascita del Regno d’Italia, Giuseppe Fiorelli fu nominato Direttore degli Scavi. Introdusse il metodo dello scavo stratigrafico dall’alto e la documentazione sistematica. Fu lui a ideare la tecnica dei calchi in gesso, versando il materiale nelle cavità lasciate dai corpi nella cenere vulcanica: nacquero così le immagini più iconiche delle vittime dell’eruzione.
Dal Novecento a oggi: conservazione e valorizzazione
Tra il 1911 e il 1923, Vittorio Spinazzola scavò via dell’Abbondanza, collegando il Foro all’Anfiteatro. Dal 1923 agli anni ’60, Amedeo Maiuri condusse le ultime grandi campagne di scavo, scoprendo la Casa del Menandro e la Palestra. La sua gestione è considerata una delle più innovative e scientificamente rigorose della storia di Pompei.
Dagli anni ’60 in poi, l’attenzione si è spostata sulla conservazione e sulla fruizione del sito, con interventi mirati per proteggere le strutture e migliorare l’esperienza dei visitatori. Oggi, Pompei è un laboratorio di archeologia pubblica, con cantieri trasparenti, percorsi accessibili e nuove scoperte che continuano a emergere








