Tabernacolo delle Fonticine
Tabernacolo delle Fonticine

di Teobaldo Fortunato

Chissà se al giorno d’oggi i turisti che giungono a Firenze – la più bella città d’arte d’Europa – per trascorrere un giorno o quelli più attenti al cospicuo patrimonio cittadino, si fermano ad ammirare altari en plein air disseminati agli angoli delle piazze come a santa Maria Novella o lungo le strade cittadine. E, chissà se vi siano ancora le “pie donne” che capite velato e lento pede, abbiano il tempo di una preghiera fugace, prima di aumentare il passo verso le strade fiorentine del lusso e del jet set per accaparrarsi le griffe del momento! I responsabili delle associazioni fiorentine (Movimento Life Beyond Tourism – Travel to Dialogue in collaborazione con Amici dei Musei e dei Monumenti Fiorentini – Comitato per il Decoro ed il Restauro dei Tabernacoli) ci raccontano che nell’ambito del II Festival delle Associazioni Culturali si sono occupate di 37 gioielli d’arte e architettura, incastonati sulle facciate di palazzi e disseminati in città; apposite targhe interattive ne disvelano la presenza ai passanti, ai turisti, ai fiorentini tra contemporanea tecnologia e passaparola. I tabernacoli di Firenze assurgono a Luoghi Parlanti®, entrando a pieno titolo a far parte dell’omonimo progetto di “turismo sostenibile” di Movimento Life Beyond Tourism – Travel to Dialogue che propone un modo innovativo di conoscenza del territorio grazie a una rete di QR ed allo smartphone. I tabernacoli sono piccoli o scenografici altari funzionali alle celebrazioni di messe all’aria aperta in occasione di festività particolari o anche durante periodi bui di pestilenze. Imagines care ai residenti del luogo, realizzati da maestri o botteghe notissime d’artisti affermati lungo più secoli della storia cittadina. Alcuni del centro storico, hanno ripreso lo smalto e una maggiore visibilità, in virtù di sapienti restauri grazie al Comitato preposto il restauro. Avvicinando il telefono all’apposita targa digitale si potrà accedere a informazioni, cenni storici, curiosità e suggerimenti per completare il proprio percorso di visita sul territorio, ma anche interagire, condividere foto, suggerimenti e esperienze caricandole sulla apposita piattaforma digitale, visitabile su www.luoghiparlanti.com. Tra le opere, ci sono il celebre Tabernacolo delle Fonticine in via Nazionale, esempio di arte robbiana; quello all’angolo tra piazza Santa Maria Novella e via della Scala, voluto dall’Arte dei Medici e degli Speziali; quello tra via del Porcellana e via Palazzuolo, legato all’antico ospedale del Porcellana; il tabernacolo  “delle cinque lampade”, testimone muto nel 1731 di Tommaso Bonaventuri, funzionario di corte del Granducato di Toscana; quello tra via Sant’Antonino e via Faenza, contenente un’immagine mariana, protettrice di inquilini e sfollati; inoltre, interessante è quello su un angolo smussato dell’edificio tra via del Leone e via della Chiesa, attribuito al figlio di un allievo di Giotto. Il progetto dei “tabernacoli parlanti” è presentato nell’ambito del Festival delle Associazioni Culturali Fiorentine: fino al 30 settembre moltissime iniziative e oltre 40 realtà coinvolte tra visite guidate, concerti, cinema, teatro, conversazioni e approfondimenti su arte, letteratura e storia in 34 luoghi inconsueti e affascinanti della città. In più, una serie di iniziative si terranno nel dopofestival dal 1 al 19 di ottobre. L’evento è a cura di Centro Associazioni Culturali Fiorentine APS per Estate Fiorentina del Comune di Firenze, in collaborazione con Città Metropolitana, Fondazione CR Firenze (info su www.associazioniculturalifirenze.org). I percorsi dei Tabernacoli da seguire per coloro che vogliono averne una visione totale sono cinque: si inizia con Sant’Ambrogio e Santa Maria Nuova, partendo dal Tabernacolo dei condannati di borgo La Croce per continuare in piazza Sant’Ambrogio con l’omonimo santo policromo di Giovanni della Robbia, l’Annunciazione in piazza dei Ciompi, la Sacra Famiglia in via Sant’Egidio e la Madonna col Bambino di Matteo Rosselli in via Folco Portinari, con l’emblema della stampella sulla cornice. Conclusione con l’elegante edicola all’angolo tra via Bufalini e via dei Servi e il celebre affresco con la Madonna in trono, circondata da San Zanobi e San Giovanni Battista, dipinto da Cosimo Rosselli tra via Ricasoli e via dei Pucci. Nell’area di San Lorenzo è una Sacra Famiglia con San Giovannino e San Rocco, pittura votiva legata a un’epidemia di peste e in via Panicale, due Madonne col Bambino sul muro che delimitava il perimetro dell’antico convento di San Barnaba. All’incrocio con via Chiara, è un mirabile esempio di maiolica toscana, mentre all’angolo tra via Taddea e via de’ Ginori, il Cristo in croce di Giovanni Antonio Sogliani, per arrivare poi in via Nazionale con lo splendido Tabernacolo delle Fonticine di Giovanni della Robbia, figlio di Andrea. Notevoli sono altresì gli esempi visibili tra via Faenza e via Sant’Antonino. Il percorso parte in piazza dell’Unità col medaglione di terracotta smaltata in azzurro su cui aggettano le figure della Madonna col Bambino, attribuito a Andrea della Robbia, per continuare in via Sant’Antonino con due immagini mariane trecentesche, entrambe di pittori fiorentini. In via Faenza invece potranno essere ammirate due mirabili copie di Madonna col Bambino: quella di Benedetto da Maiano, architetto e scultore fiorentino della seconda metà del Quattrocento e quella di Antonio Rossellino. Da piazza Santa Maria Novella, entrando in via della Scala, sull’angolo è la copia dell’affresco di Francesco d’Antonio del 1467, realizzato nel 1960 da Tullio Micheli. Tra via del Porcellana e via Palazzuolo un dipinto trecentesco di scuola di Taddeo Gaddi, mentre ai diversi incroci di via della Scala troviamo una Madonna col Bambino ispirata a modelli botticelliani, una Madonna incoronata, una “Madonna del Giglio” e, all’interno di un’edicola, una giovane, tenera Madonna che stringe a sé il Bambino nudo, commissionata forse da Nannina de’ Medici, sorella maggiore di Lorenzo il Magnifico. Anche Oltrarno sono visibili ulteriori esempi di questa specifica arte sacra: dalla Pietà e la Vergine di piazza San Felice alla Madonna col Bambino all’angolo tra via dei Preti e via delle Caldaie, databile intorno al 1495 a causa della presenza dei due santi protettori contro la peste, San Rocco e San Sebastiano. E poi il grande tabernacolo con l’arco a tutto sesto animato da numerosi lobi con gli stemmi gentilizi scolpiti nei pennacchi tra piazza Piattellina e via del Leone, al termine della quale troviamo una Madonna dipinta da Giottino, che si dice si trovasse originariamente nella piazza di Santo Spirito. In via del Campuccio, una Vergine con San Giovanni Battista e San Bernardino da Siena, e una Madonna col Bambino del pittore novecentesco Ennio Cocchi. Si termina in viale Pratolini, con una ulteriore sacra edicola. Tra i luoghi, promossi dal Festival, ve n’è uno poco noto al grande turismo, ma ricco di fascino: l’Archivio del Maggio Musicale Fiorentino (www.maggiofiorentino.com/archivio-storico) in cui si conservano quasi 13mila tra bozzetti, figurini disegnati da artisti quali Guttuso, De Chirico, Sironi, Savinio, oltre ad un migliaio di manifesti, circa 300 modellini, maquette, plastici e la serie degli autografi e dei programmi di sala. Una vera manna non solo per i melomani o gli studiosi! Al tramonto, come ci suggerisce Stefano Giacinti, il nostro amico fiorentino buongustaio e appassionato d’arte, dal roof top dell’Osteria delle Tre Panche (www.osteriadelletrepanche.com), sopra l’hotel Hermitage, la vista su Ponte Vecchio è impareggiabile, mentre gustiamo i tortelli al pecorino di fossa e tartufo bianco con un calice di Pinot nero. E se non bastasse, possiamo scegliere di soggiornare in una dimora d’arte e di charme: una location d’obbligo per i turisti intellettuali o chic quanto basta come per i colti viaggiatori d’un tempo! Si tratta della “casa-studio di Carlo Adolfo Schlatter”, (nfo@casaschlatter-florence.com), un prolifico artista che fece parte del panorama culturale fiorentino dalla fine dell’Ottocento alla metà del Novecento. Nella graziosa villetta, connotata da due innocui draghi sul tetto, è possibile soggiornare in 3 camere con annessa sala da bagno. Sono tutte legate da un fil rouge d’arte; ciascuna evidenzia un differente mood. Arredi unici le caratterizzano, arricchite da un esprit gioioso e lontano dalla frenesia cittadina. Alessandra Schlatter erede dell’artista, ne custodisce le memorie familiari; ha dato ad ogni stanza un nome legato alla storia passata ed alle opere d’arte del suo avo che la volle per sé e la sua sposa. A Firenze, il tempo continua a scorrere come le acque dell’Arno, tra grandiosi monumenti aristocratici palazzi e raffinati gioielli d’arte, unici al mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Articolo precedenteMilano. “SHAKESPEARE DA BAR” al Carcano | 7-8-9 ottobre
Articolo successivoEncanto Public Relations e Togada, insieme per un nuovo progetto