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Presentati i primi dati dello studio prospettico sul Voto Metabolico

Milano, 1 giugno 2015 – Gli sforzi della nostra società, mai come oggi, sono concentrati su diete, stili di vita, diagnostica precoce e molto altro, il tutto nell’ottica della medicina preventiva. Lo scorso sabato 30 maggio, diversi ricercatori del mondo scientifico -tra i quali il Premio Nobel per la Medicina Luc Montagnier- hanno offerto il proprio prezioso contributo con l’obiettivo di perseguire una migliore comunicazione in tal senso, in occasione del Convegno Scientifico organizzato nell’ambito di Expo 2015 dal titolo ‘Invecchiamento e prevenzione delle patologie croniche’.Roberto Colombo Direttore Medico Synlab

 

 

Di grande interesse, l’intervento del Dott. Roberto Colombo, Direttore Medico di Synlab, che ha affrontato il tema della ‘prevenzione cardiovascolare e Voto Metabolico’,

illustrando la gravità del grasso addominale. Il Voto Metabolico rappresenta il primo importante step di screening personalizzato volto a comprendere se un soggetto sia maggiormente a rischio di sviluppare

sindrome metabolica, anche per cattive abitudini alimentari o scorretto stile di vita.

Si tratta di un innovativo pacchetto di esami specifici studiati da Synlab Italia, volto a monitorare lo stato di benessere

della persona, per prevenire l’insorgere di malattie dismetaboliche e  dare un’indicazione sul globale livello di ‘salute del metabolismo’.

 

Il Comitato Scientifico che ha studiato il Voto Metabolico, ha individuato una serie di parametri ematici; l’esito di tali test, oltre al referto tradizionale, è espresso per semplicità di lettura da un voto che va da 2 a 10 e lode.

Il Voto Metabolico si propone inoltre come strumento utile a stimolare la persona a seguire un’alimentazione più equilibrata e salutare, oltre che a fare attività motoria per diminuire l’accumulo di grasso addominale: pochi forse sanno che si stimano sei anni in più di vita per chi mangia e beve sano; e quasi quattro anni in più per chi svolge attività fisica. È proprio a partire da questi dati, che il Dott. Colombo ha presentato i primi risultati dello studio prospettico sul Voto Metabolico, partendo dall’assunto che il grasso addominale, oggi, non è più considerato dagli esperti un tessuto di deposito, ma un vero e proprio organo endocrino: quando in un organismo è presente in quantità fisiologiche, gli ormoni emessi hanno un’attività metabolica corretta; quando, al contrario, il grasso addominale è in eccesso, gli ormoni emessi alterano la loro secrezione e la loro funzione e si formano sostanze infiammatorie in eccesso che determinano la malattia denominata ‘Sindrome Metabolica’.

In questi termini, l’eccesso di grasso addominale può essere considerato causa di molteplici possibili manifestazioni: diabete, tumori, aterosclerosi, ipertensione, cardiopatie, steatosi.

Proprio con l’obiettivo di studiare un percorso diagnostico innovativo che potesse verificare e monitorare la relazione che esiste fra grasso addominale e rischio metabolico, il gruppo di lavoro Synlab ha intrapreso una ricerca osservazionale su un campione di 15 persone obese, in sovrappeso e normopeso che hanno seguito per circa due mesi i consigli e la dieta personalizzata della Nutrizionista e Specialista in Scienze dell’Alimentazione, Dott.ssa Evelina Flachi.  EVELINA FLACHI

 

I dati ottenuti, presentati dal Dott. Colombo, dimostrano che la riduzione del BMI (Body Mass Index o Indice di Massa Corporea) è evidenziata dall’aumento del Voto Metabolico. In linea generale, il calo medio del BMI raggiunge quota -5,3%, con un incremento del Voto Metabolico pari a 1 (su 10); per le persone sovrappeso (25<BMI<30) il calo percentuale si attesta su una media del 6,0%, con incremento del VM pari a 1,3. Infine, tra le persone obese (BMI>30), ad un calo BMI del 5,1% corrisponde un incremento del VM pari a 0,6.

 

La diminuzione di quote percentuali di BMI in seguito a una maggior attenzione allo stile di vita e una dieta correlata ha indotto un aumento del Voto Metabolico in tutte le categorie (normopeso, sovrappeso, obeso) con maggiore evidenza nelle persone in sovrappeso e un aumento di benessere generale nei normopeso; sarà necessaria invece una maggiore e ovvia temporalità nello studio delle persone obese.

  

‘Il VOTO METABOLICO – Scheda tecnica

Premessa

Il grave sovrappeso e la sindrome metabolica rappresentano la più grande epidemia attuale che colpisce più di un miliardo di persone nel mondo. L’obesità, condizione legata a uno squilibrio tra alimentazione e consumo energetico, altera l’omeostasi metabolica sistemica e induce un incremento del tessuto adiposo viscerale, il quale produce a sua volta un processo infiammatorio con aumento di citochine proinfiammatorie. Il grasso addominale in eccesso non si comporta come tessuto di deposito energetico inerte, ma come organo endocrino che produce sostanze chiamate adipochine.  Nella persona normopeso, queste sostanze hanno un’azione positiva per il benessere e la regolazione del senso di fame e sazietà; nella persona obesa o in sovrappeso, invece, le adipochine producono sostanze infiammatorie che possono determinare nel tempo tumori, aterosclerosi, diabete di tipo 2, ipertensione, steatosi, cardiopatie vascolari o vasculopatie cerebrali.

 

La composizione

Il VOTO METABOLICO è composto dai seguenti esami ematici:

HOMA TEST: valutazione di resistenza insulinica e predisposizione al diabete tipo 2. L’insulinoresistenza è uno stato in cui le quantità standard di insulina prodotte dalle cellule beta del pancreas non riescono più a consentire una risposta biologica ottimale degli organi bersaglio. L’Homa Test si fonda su un modello matematico che calcola la sensibilità all’insulina comparando le concentrazioni di glucosio nel plasma e l’insulinemia a digiuno, per valutare l’evolversi di un’eventuale sindrome metabolica;

  • Transaminasi GPT (o ALT): valuta la sofferenza epatica da fegato grasso/steatosico. Le transaminasi GPT sono presenti soprattutto nelle cellule del fegato. Valori superiori alla norma possono indicare presenza di epatopatie o steatosi epatica;
    • Colesterolo totale: valutazione del rischio aterosclerotico. Il colesterolo è la principale frazione lipidica delle lipoproteine, ovvero un grasso presente in tutte le cellule dell’organismo, e riveste un valore significativo nelle patogenesi cardiovascolari. Il suo valore ottimale è inferiore a 200 mg/dl;
      • Leptina: ormone prodotto in eccesso dal grasso addominale aumentato. La leptina è un ormone proteico che ha un ruolo importante nella regolazione dell’ingestione e della spesa calorica, compreso l’appetito e il metabolismo. E’ uno dei principali ormoni prodotti dal tessuto adiposo. La regolazione dei livelli plasmatici di leptina è dovuta alla quantità di adipociti, ma anche a diversi fattori endocrinologici. Il principale fra questi è il livello di insulina, che, quando basso, diminuisce la sintesi di leptina:  livelli non elevati di insulina sono infatti tipici di stati di digiuno, e la leptina, che svolge un ruolo fondamentale nella regolazione dell’appetito, viene di conseguenza inibita. Il tessuto adiposo è il principale produttore della leptina e, quindi, l’aumento della massa grassa risulta nell’aumento della produzione di leptina, comunicando al cervello che i depositi di grasso sono sufficienti. La leptina ha, quindi, un’azione anoressica poiché inibisce la crescita del tessuto adiposo tramite la diminuzione dell’appetito e della lipogenesi e l’aumento della spesa energetica e della lipolisi;
      • Adiponectina: ormone prodotto in difetto dal grasso addominale in eccesso. È un ormone proteico che modula alcuni processi metabolici, inclusa la regolazione del glucosio e il catabolismo degli acidi grassi. L’adiponectina è secreta unicamente dal tessuto adiposo nel flusso sanguigno ed è molto abbondante nel plasma in funzione di altri ormoni. I livelli di presenza dell’ormone sono inversamente collegati con la percentuale di grasso nel corpo degli adulti. Gli obesi, infatti, producono livelli più bassi di questo ormone rispetto a individui normopeso. L’adiponectina promuove l’ossidazione degli acidi grassi nei muscoli, ne riduce l’apporto al fegato e il contenuto di trigliceridi, e diminuisce la produzione di glucosio a livello epatico. Dal 2009, questa proteina è oggetto di studio nell’ambito di ricerche volte alla comprensione dei disturbi cardiovascolari.
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