occhio

 

Un persistente bruciore agli occhi accompagnato da lacrimazione intensa e da offuscamento della visione: per quanto il termine possa apparire contraddittorio, è questa la ‘sindrome da occhio secco’, o ‘sindrome da disfunzione lacrimale’, una patologia comune che cronicizza nel tempo e colpisce circa il 16% della popolazione, il 2% in modo grave e debilitante.

Le cause sono molteplici e non sempre conosciute.  Tra i più noti fattori di rischio sono gli squilibri ormonali indotti dalla menopausa, che giustificano la maggiore incidenza dell’occhio secco nelle donne, fattori ambientali come l’ esposizione all’aria condizionata o ad agenti inquinanti e l’uso quotidiano e prolungato del computer che determina una riduzione del ritmo di ammiccamento delle palpebre, fondamentale per la lubrificazione dell’occhio.  Altre potenziali cause sono l’uso di lenti a contatto, l’ assunzione continuativa di alcuni tipi di farmaco, le carenze vitaminiche e gli squilibri alimentari.  Anche i traumi oculari e le operazioni chirurgiche a carico della cornea possono essere il primo motore di una catena di eventi che determinano l’insorgenza dei sintomi tipici delle disfunzioni lacrimali.  Infine, l’occhio secco può rientrare nel quadro sintomatico di diverse patologie.

“La superficie oculare è un sistema in equilibrio perfetto, ma fragile come quello di un acrobata sul filo” –spiega Maurizio Rolando,  Professore Associato presso la Clinica Oculistica dell’Università di Genova. “Un elemento fondamentale di questo equilibrio sono le lacrime, che mantengono costantemente umida e lubrificata la superficie dell’occhio grazie ad un meccanismo che ne regola la produzione e l’evaporazione.  Quando agenti esterni o interni vengono a perturbare questo equilibrio naturale, il film  lacrimale subisce alterazioni in termini di quantità, qualità, distribuzione e concentrazione salina, quest’ultima responsabile di un importante parametro: l’osmolarità lacrimale.  Lacrime ‘iperosmolari’, cioè ad elevato contenuto di sale, irritano la superficie dell’occhio, scatenando fenomeni di tipo infiammatorio.  Si innesca a questo punto un circolo vizioso che si automantiene, perché l’infiammazione impedisce al film lacrimale di normalizzarsi e di sciacquare l’occhio dai mediatori chimici che mantengono viva la reazione infiammatoria.”

“Da qui i sintomi di rossore e bruciore legati alla reazione infiammatoria e alla cattiva lubrificazione dell’occhio, l’offuscamento della visione dovuto alla carenza e disomogenea distribuzione del film lacrimale, l’iperlacrimazione reattiva, fatta di lacrime ‘tossiche’, ad alto contenuto salino, cariche di agenti pro-infiammatori, che non lubrificano ma irritano l’occhio e i tessuti palpebrali”, spiega ancora il Prof. Rolando.

“La sindrome da disfunzione lacrimale richiede un approccio terapeutico multiplo e articolato, per colpire con un intervento su più fronti tutte le componenti del circolo vizioso”, afferma Piergiorgio Neri, della Clinica Oculistica di Ancona.

“E’ innanzitutto importante capire, parlando con il paziente e sottoponendolo ad una serie di test specifici,  qual è il primum movens, ovvero il fattore scatenante prevalente nel singolo caso e da lì programmare una strategia terapeutica individualizzata.  Questo a partire dall’utilizzo delle lacrime artificiali, cioè i colliri utilizzati per reintegrare le lacrime naturali alterate.  Componente indispensabile di ogni programma terapeutico, le lacrime artificiali  svolgono l’importante funzione di idratare, lubrificare e proteggere la superficie oculare.”

“Bisogna tuttavia tener conto che i sostituti lacrimali non sono tutti uguali”, spiega il Dott. Neri.  “Hanno composizioni e concentrazioni diverse , si presentano in forma liquida, di gel o di pomata e ciascuna di queste preparazioni ha una propria specificità.  Ad ogni condizione, la sua lacrima: all’allergico, alla donna in menopausa o al videoterminalista possono essere prescritti prodotti specifici, che garantiscano la massima efficacia e il miglior comfort”.

“La presa in carico di pazienti con disfunzioni lacrimali  si propone una serie di obiettivi, comuni a tutti i casi” – spiega Juan Duran de la Colina, dell’Istituto Clinico Chirurgico di Bilbao.

“Innanzitutto, agire sui sintomi, per dare sollievo al paziente, e nel contempo prevenire e curare le alterazioni della superficie oculare.  Cercare un trattamento minimo, comodo e conveniente, riducendo quanto più possibile  gli effetti collaterali”.

Il paziente dovrà essere costantemente monitorato per adattare la terapia al modificarsi delle sue condizioni.

“L’approccio deve essere dinamico, perché nel tempo e in seguito alle cure la patologia tende a modificarsi e dovrà mano a mano essere trattata con modalità diverse – raccomanda il Dott. Duran de la Colina.

Si dovrà inoltre tener conto che non sempre ai sintomi del paziente corrispondono segni clinici obiettivamente riscontrabili.

“Ascoltare il paziente in questi casi è importante . Non si lamenta a vuoto.  L’infiammazione stessa ipersensibilizza l’occhio e porta a sperimentare stati di irritazione o di dolore intenso anche in assenza di danni visibili ad un’analisi clinica”.

Il sintomo va comunque preso sul serio e curato a fondo per restituire al paziente una buona qualità di vita perché, anche se in apparenza banale, la sindrome da occhio secco, nel momento in cui si cronicizza, provoca una sofferenza intensa che interferisce pesantemente con la vita quotidiana , lavorativa e sociale, e viene percepita come fortemente debilitante da chi ne è affetto.

Fonte: Progetto Faro

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