Terapia intensiva pazienti covid con parenti e personale sanitario
Terapia intensiva pazienti covid con parenti e personale sanitario

In Italia rimane ancora una chimera il modello della rianimazione “aperta”, ovvero quella che prevede l’ingresso dei familiari nella sala di degenza. Ingresso vietato, perlopiù, in base alla convinzione che i familiari sono vettori di batteri e, quindi, presenze pericolose, nei reparti di terapia intensiva. Ne parliamo con un pioniere di questa apertura, il dott. Paolo Malacarne, direttore di anestesia e rianimazione dell’ospedale pisano di Cisanello.

Dott. Paolo Malacarne
Dott. Paolo Malacarne

Come nasce l’idea di andare controcorrente, di “aprire” cioè l’ingresso della rianimazione ai familiari dei pazienti Covid?
Nasce dalla esperienza ultradecennale di “Terapia Intensiva Aperta” che mettiamo in atto nella nostra Rianimazione non-Covid di 12 posti letto; beneficiano tutti, malati, familiari e sanitari, degli effetti positivi di questa esperienza. Ormai per noi il posto letto di Terapia Intensiva è fatto da un letto, un monitor, un ventilatore, un malato e un familiare, il quale può stare accanto al malato dalla 12,30 alle 24. Avuta in gestione la Terapia Intensiva Covid di 8 posti-letto, dopo i primi 2-3 giorni di ambientamento, verificato che non c’erano motivi insormontabili contrari, abbiamo avuto un “sussulto organizzativo” e abbiamo creato le condizioni giuste.

Come avete fatto a superare l’ordinanza nazionale di divieto?
Abbiamo considerato tutti i nostri malati ricoverati in Terapia Intensiva come “fragili e vulnerabili”, condizione già prevista come eccezione lasciata al giudizio del primario. Abbiamo usato questa politica anche per la Rianimazione non-Covid.

Quali sono le regole per l’accesso?
Avendo 8 posti letto, abbiamo cominciato facendo entrare un familiare per ogni malato per soli 2 malati al giorno, per 30 minuti in orario sfalsato di 15 minuti l’uno dall’altro. Successivamente, abbiamo aumentato il numero degli ingressi portandolo a 3-4 al giorno, sempre sfalsati. In caso di decesso o di malato morente, abbiamo lasciato entrare 2-3 familiari per tempi maggiori.  Per garantire la sicurezza il familiare è meticolosamente guidato da un sanitario nella vestizione e nella svestizione, operazioni delicate e complesse (più la seconda, con i numerosi lavaggi delle mani, che la prima).

La presenza dei parenti ha fatto riscontrare una crescita delle infezioni?
Il paventato rischio che i familiari “portino le infezioni” nella Rianimazione non-Covid è inesistente, è un alibi: dati certi della letteratura scientifica dimostrano come le infezioni contratte dai malati ricoverati nelle Rianimazioni (le cosiddette “infezioni nosocomiali”) sono causate da batteri che vivono stabilmente nei reparti stessi e vengono trasmessi ai malati dalle mani  del personale sanitario o, più raramente, dagli strumenti utilizzati. Ecco perché l’unica misura che deve obbligatoriamente essere pretesa dai familiari che entrano nelle Rianimazioni non-Covid è l’accurato lavaggio delle mani: oggi, in più, chiediamo solo l’uso della mascherina.

Richiede uno sforzo eccessivo, da parte del personale sanitario, organizzare e controllare gli ingressi, o è facilmente gestibile e replicabile?
Certamente ci viene richiesto uno sforzo (il “sussulto organizzativo” citato prima); ma si tratta di una esperienza gestibile e replicabile, il cui peso, in termini di maggior lavoro, è incommensurabilmente inferiore al beneficio che ne otteniamo, in termini di umanizzazione delle cure e di efficacia della nostra terapia.

Perché nella maggior parte dei nosocomi c’è ostilità nell’aprire la terapia intensiva ai familiari?
Per ignoranza, pigrizia mentale e timore: ignoranza del fatto che la presenza del familiare è parte integrante attiva della terapia che noi attuiamo per molti malati; pigrizia mentale perché, comunque, ammettere i familiari significa modificare l’organizzazione interna del reparto; timore che il familiare presente intralci il lavoro o giudichi il nostro operato. Proprio a questo proposito devo dire che la presenza di familiari è, invece, uno straordinario “controllo di qualità” del nostro lavoro.

foto Malacarne
Dr. Paolo Malacarne

Avete testimonianze di guariti dal Covid19 circa l’importanza della presenza del familiare?
Sì, ne abbiamo diversi, i quali ci hanno detto che vale di più la presenza per quella mezz’ora a giorni alterni che le 12 ore della successiva Terapia Intensiva non-Covid. La presenza del familiare nella Terapia Intensiva Covid è un potentissimo sprone per il malato, una motivazione forte per non mollare, per sopportare trattamenti molto aggressivi.  Infine, dobbiamo pensare alla “elaborazione del lutto” da parte di quei familiari i cui malati decedono: la impossibilità di vedere il morente rende spesso patologica quella elaborazione, oltre a essere inumana.

servizio a cura di Maria Pia Risa