Danilo Falappa Massimo Galli
Danilo Falappa e Massimo Galli

Lo studio, appena pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Infection, è stato condotto su un campione di personale sanitario per valutare la risposta immunitaria attraverso l’utilizzo di diversi test rapidi.
La cattedra di malattie infettive del Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche L. Sacco dell’università di Milano (DIBIC L. Sacco,UNIMI) ha effettuato una ricerca su un campione di personale sanitario vaccinato per valutare la risposta immunitaria attraverso l’utilizzo di diversi test rapidi. Il test, prodotto da OrientGene Biotech Co. e distribuito da Innoliving, azienda italiana che ha acquisito un ruolo di primo piano nel settore dei dispositivi per il contrasto alla pandemia, è risultato positivo dopo vaccinazione in 26/26 (100%) soggetti con storia di COVID-19 e in 129/134 (96.3%) dei soggetti non precedentemente esposti al virus. I test sono stati effettuati in vaccinati con due dosi di vaccino BNT162b2 (Comirnaty) dopo circa 7 giorni dalla seconda somministrazione.

Kit test innoliving

“Stiamo entrando in una fase in cui il monitoraggio della risposta immunitaria nelle persone vaccinate diventa cruciale – osserva Danilo Falappa, direttore generale di Innoliving –. In quest’ottica, oltre ai tamponi, che restano indispensabili soprattutto in alcuni settori quali il turismo, lo sport e nei continui screenig aziendali, stiamo fornendo al mondo sanitario soluzioni specifiche: il test rapido cosiddetto “pungidito” prodotto da OrientGene Biotech Co. che rileva sia gli anticorpi prodotti in chi ha avuto il virus, sia quelli indotti dal vaccino, e il lab tester, sistema diagnostico digitale capace di effettuare diverse tipologie di test”.

Fin dall’inizio della pandemia, Innoliving ha tenuto un continuo confronto con le cattedre di malattie infettive e di igiene di UNIMI presso l’Ospedale Sacco, in prima linea nella lotta al Covid e impegnate anche nella valutazione dei dispositivi diagnostici e di screening.

“È certamente giunto il momento di non accontentarsi di vaccinare senza conoscere se al vaccino c’è stata o meno risposta. Se il dosaggio degli anticorpi neutralizzanti con una metodica sierologica su sangue da venipuntura resta la metodica di riferimento a questo scopo, la possibilità di impiego di metodiche point of care, rapide, affidabili e a basso costo è uno strumento prezioso in mano ai medici come primo passo per l’assunzione di decisioni e per l’avvio di strategie di intervento nei casi che non rispondono al vaccino” ha dichiarato il Professor Massimo Galli, che ha promosso lo studio.

Lo studio, appena pubblicato sul Journal of Infection, è stato attuato in collaborazione con la seconda divisione di Malattie infettive dell’ospedale Sacco ed ha visto il coinvolgimento di un gruppo di giovani ricercatori – prima fra tutti la dott.ssa Laura Pezzati –  coordinati dal professor Spinello Antinori. L’indagine ha analizzato la risposta anticorpale alle proteina spike (S) e  nucleocapsidica (N) in sangue capillare di 160 operatori sanitari vaccinati con due dosi di vaccino BNT162b2 (Comirnaty), dopo circa 7 giorni dalla seconda somministrazione, utilizzando tre diversi test rapidi.

Tra le conclusioni della ricerca, l’indicazione che i test anticorpali rapidi che vadano ad evidenziare una risposta anti S potrebbero trovare impiego come test di screening rapido in soggetti che, per età, patologie e/o terapie assunte, siano a rischio di non sviluppare una risposta efficace alla vaccinazione.

La ricerca è stata approvata dal Comitato Etico dell’Università di Milano.

Il testo del lavoro pubblicato è reperibile come: Pezzati L. et al. J Infect. 2021 May 29; S0163-4453(21)00271-1. doi: 10.1016/j.jinf.2021.05.029.

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