Diabete e l’Infanzia

Prospettive terapeutiche

Questa cattiva notizia sembra avere il contraltare nelle buone prospettive terapeutiche che riguardano farmaci e supporti tecnologici. Negli ultimi anni, lo sviluppo di farmaci per il trattamento del diabete ha avuto una progressione esponenziale. Basti pensare che oggi si contano ben otto classi di molecole utilizzate per la terapia del diabete a fronte delle tre classi a disposizione negli anni ottanta. Mentre, a supporto della cura del diabete, si aprono promettenti scenari con nuove modalità di somministrazione di farmaci, monitoraggio e telemedicina. Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Donatella Lo Presti, diabetologo pediatra al Centro di riferimento regionale dell’Azienda ospedaliera universitaria “Policlinico – San Marco” di Catania.

Donatella Lo Presti

Quando parliamo di diabete in età pediatrica a quale fascia di età facciamo riferimento?
Per età pediatrica o età evolutiva si intende la fascia compresa tra 0 e 18 anni, secondo la “convenzione di New York”. Intendendo il raggiungimento della completa maturazione intellettuale e sessuale dell’individuo. In genere chi si occupa di “cronicità” abbraccia questa fascia di età per poter accompagnare adeguatamente tutte le fasi evolutive dal bambino fino al giovane adulto e consegnare lo stesso alle cure del medico di riferimento in quella che definiamo, tecnicamente, “transizione”. Anche se non sempre il raggiungimento della maggiore età corrisponde alla completa maturazione del ragazzo. 

Che forma di diabete si manifesta prevalentemente nell’infanzia?
Il diabete, che colpisce i bambini e i giovani, si definisce diabete tipo 1 o autoimmune. Una descrizione su base patogenetica in quanto la sua origine deriva da un insulto autoimmune a carico delle cellule che producono l’insulina. Le cellule attaccate muoiono progressivamente e più o meno velocemente; la malattia si manifesta quando oltre l’80% delle cellule sono “morte” e l’insulina viene prodotta in maniera insufficiente ai bisogni dell’organismo. Dobbiamo ricordare che l’insulina è un ormone centrale nel nostro metabolismo, senza la quale non si può vivere. Essa ha il ruolo fondamentale di far “aprire” le porte attraverso cui il glucosio (zucchero) passa dal sangue alle cellule che ne hanno bisogno come fonte energetica. Il glucosio è la benzina che fa lavorare le nostre cellule. 

lettura del sensore glicemico dal cellulare

Come insorge la malattia e cosa provoca?
I primi segnali della malattia sono la necessità di urinare e la voglia di bere elevati quantitativi di acqua. Tutto ciò perché lo zucchero che non entra nella cellula si accumula nel sangue e viene eliminato dal rene con tanta “pipì”; pertanto l’organismo si disidrata e ha bisogno di bere. Seguono la stanchezza, il dimagramento e la chetosi (comparsa di acetone nel sangue) che può compromettere fino alle estreme conseguenze il quadro clinico. 

Quali le novità, se ci sono, nella pratica clinica quotidiana? In particolare nella somministrazione dei farmaci, con il monitoraggio e la telemedicina?
Data la sua genesi, è evidente che il diabete tipo 1 si può curare solo con l’insulina; questa è una terapia “sostitutiva” vitale. Le novità nel trattamento della malattia oggi riguardano certamente i tipi di insulina di recente somministrati, sempre più adatti per la loro farmacodinamica; ma la vera innovazione nella cura è riconducibile alla tecnologia; si pensi ai microinfusori per insulina ma soprattutto ai sensori glicemici che, pur essendo entrati nell’uso comune dopo i microinfusori, molto più di questi hanno stravolto le nostre possibilità di approccio alla malattia. Infatti, il nucleo centrale di un buon compenso è mantenere la glicemia entro un range adeguato che ad oggi è stabilito in 70-180 mg/dl. Per fare questo bisogna giostrare con l’insulina per abbassare i livelli glicemici ed evitare abbassamenti inappropriati che rappresentano un rischio per la persona. Impresa ardua quando si disponeva solo dei glucometri con i quali, per conoscere il livello di glicemia, occorreva “bucare” il polpastrello; inoltre, dovendo bucare, appunto, non si potevano pretendere tantissime prove glicemiche nelle 24 ore. I sensori registrano il livello di glicemia ogni 1-5 minuti in base ai modelli e segnalano la soglia di allarme (bassa/alta) sia attuale che in predittivo (cioè quando si stima che la glicemia stia scendendo troppo velocemente); si rende così possibile e soprattutto sicuro intensificare la terapia insulinica sia che questa venga fornita con le “penne” che con i microinfusori, cioè pompe miniaturizzate. Pian piano le “pompe” stanno diventando sempre più “intelligenti” ed “automatizzate”, cioè sono già in grado di orientare la loro erogazione basale in riferimento al dato glicemico che ricevono dal sensore. 

Microfusore versione patch pump

Al bambino diabetico come può la medicina, oggi, assicurare una vita lunga e di qualità?
È ovvio che terapie così complesse, raffinate e in continua evoluzione impongono anche ai diabetologi un aggiornamento costante e una esperienza basata su grossi numeri di pazienti. I soggetti con diabete in età evolutiva sono in Sicilia circa 2400; numero impegnativo ma non elevatissimo che merita di essere gestito in Centri di provata esperienza. Questo concetto ha ispirato il Piano nazionale sulla malattia diabetica del 2012 ed è stato portato avanti dalle regioni in tutta Italia. 

Ci sono dei centri di riferimento che vanno incontro alle esigenze dei piccoli diabetici? E come?
In Sicilia, l’assessorato alla Sanità ha individuato quattro centri di riferimento regionale hub (strutture centrali) a Catania, Messina, Caltanissetta e Palermo e tre centri spoke (strutture minori) nel Palermitano, nel Ragusano e nel Trapanese. Così i pazienti trovano cure efficaci e intraprendono un percorso educativo supportato non solo dal medico, ma da una équipe completa con dietista, psicologo e infermiere dedicati, in grado di rispondere ai bisogni del corpo e della mente malato, affetto da una patologia complessa che coinvolge l’intera famiglia.

 

 A cura di Maria Pia Risa

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