La partecipazione all’ultimo Sanremo di Chiara Ferragni, l’influencer più famosa al mondo, ha prodotto sui social media un profluvio di commenti, sia pro che contro.
È facile comprendere perchè il direttore artistico Amadeus persegua, e non da quest’anno, l’«obiettivo Ferragni». L’influencer si porta dietro centinaia di migliaia di fedelissimi “follower”. Questi sono in massima parte giovani e, come abbiamo visto, sono stati la leva grazie a cui il livello dell’audience di Sanremo è schizzato al top. Ciò ci induce a riflettere sui presupposti del successo nella comunicazione, sulle sue regole, sui suoi pregi e sulle sue storture.
Se Chiara Ferragni non fosse stata a Sanremo?
Amadeus avrebbe ottenuto gli stessi risultati se, invece di ricorrere alla Ferragni, avesse affidato solo alla pubblicità tradizionale l’obiettivo del “super-audience” del “suo” Festival?
La risposta è no, ovviamente, ma cerchiamo di capirne i motivi.
Partiamo dal web, dalla sua pervasività, dalle opportunità che apre e dai rischi che può far correre. Vi è mai capitato, trovandovi sul metrò di Milano, Roma o sui mezzi pubblici di altre città, di osservare quanti passeggeri sono assorbiti nell’uso compulsivo del proprio “smartphone”? Fateci caso, sono la stragrande maggioranza, senza distinzioni di tipo sociale, sesso o età. Sono tutti potenziali “follower” di potenziali “influencer”.
I “comunicatori” sono ben consapevoli di questa situazione e devono farci i conti. È vero che non tutti quelli che usano il cellulare sono così influenzabili; tuttavia, basta una percentuale anche bassa di utenti del web per garantire centinaia di migliaia e talvolta milioni di imitatori a personaggi che si propongono di volta in volta come “fashion influencer”, “food influencer”, “make up influencer” ecc. Basta dare l’impressione di raccontare con semplicità la propria storia, di essere “uno di voi”, in poche parole basta agire sui meccanismi dell’empatia e il gioco è fatto.
Sia ben chiaro, non è mia intenzione demonizzare il fenomeno degli “influencer”, quanto piuttosto quello di osservarlo in un’ottica sociologica oltre che psicologica.
Ricordiamoci sempre che l’utilità o dannosità delle innovazioni tecnologiche dipende unicamente dallo scopo che ci prefiggiamo nel loro uso, e questo vale anche le piattaforme Instagram, Twitter, TikTok, YouTube ecc. che danno visibilità sia a chi vuole promuovere un prodotto sia a chi, come Alessandro Barbero, indirizza il suo milione di follower verso uno studio divertente della Storia.

Alessandro Trani
Direttore editoriale del network Le Roy. Coordina contenuti e progetti multimediali delle testate del gruppo. Leggi di più
Tratto da 24orenews Magazine Aprile 2023












