Antonella Bucci si racconta da “Amarti è l’immenso” ad oggi, passando per Sanremo
…di Mauro Caldera.
Una grande voce della musica italiana che ha esordito con Eros Ramazzotti ed è approdata a Sanremo nell’anno 1993 con la canzone “Il mare delle nuvole” è quella di Antonella Bucci.
“Parliamo di storia” – dice Antonella, ma effettivamente è quella storia che oggi, quasi non viene più ricordata: oggi escono artisti con successo immediato e talvolta scompaiono con la stessa velocità con cui sono approdati alla vetta del successo.
“Spesso mi ritrovo con colleghi e ci diciamo di essere stati fortunati: abbiamo agganciato l’ultimo periodo storico musicale che è stata l’ultima scia dell’apprendere e del fare musica”. Tutti quegli artisti che appartengono al periodo 1990 – 2000, sono quelli come Giorgia, Nek, Laura Pausini, Gerardina Trovato; chi più chi meno ha fatto percorsi importanti e ancora oggi sono vivi.
Chiunque li ricorda (al contrario di quelli nati ultimamente di cui si sente parlare tanto subito e poi cadono nel dimenticatoio) perché li lega a canzoni importanti che hanno segnato un momento fiorente della musica italiana. A Sanremo, negli ultimi anni si fa fatica a ricordare gli artisti che hanno partecipato. Le giovani proposte, spesso, promettono più dei neo-big che arrivano sul grande palcoscenico sfornati dai talent show, confrontandosi con artisti (e ora colleghi) di grande spessore.
Antonella Bucci: ieri, oggi e domani…
“L’Antonella di ieri era una ragazzina che aveva un sogno nel cassetto e che ne ha ancora oggi. Se smettiamo di avere sogni e obiettivi siamo dei morti viventi. Martin Luter King diceva – I have a dream. Sono partita all’età di cinque anni: mio papà mi chiedeva cosa volessi fare da grande ed io, già allora dicevo che avrei voluto fare la cantante. Ho sempre creduto in questi ideali oltre a desiderare di essere (un po’) al centro dell’attenzione: l’artista deve essere un minimo egocentrico, altrimenti non potrebbe farlo. Il cerchio dell’artista ha una piccola gobbetta: quell’ego in più che disegna quel cerchio un po’ strambo. Riuscendo a fare, col tempo, la musica che piace, anche il cerchio strano si armonizza diventando una figura perfetta”.
Raccontaci i tuoi esordi artistici…
“Ho iniziato ascoltando grandi miti oltre-oceano come Whitney Houston e Aretha Franklin.
Ho lavorato con Eros Ramazzotti girando tutto il mondo, imparando il significato di essere al centro dell’attenzione: il palco è il tuo centro e in quel momento devi riuscire ad attirare l’energia di tutte quelle persone che sono venute lì per te. Fuori dal palco è fondamentale essere umili, sapendo ascoltare, accettando le critiche e mettendosi in discussione per tracciare quel percorso che deve rispecchiare il più possibile l’artista e la sua identità. Le rinunce fanno riflettere e ti fortificano allo stesso momento. Se avessi fatto scelte diverse, magari oggi avrei fatto un percorso più ampio di quello che vivo adesso, ma la sera, quando vado a dormire mi addormento serena sapendo di non avere compromesso la mia dignità”.
Quando hai iniziato a camminare con le tue gambe?
“Quando ho prodotto il mio primo disco da sola: ho fatto diverse esperienze musicali, teatrali, di musical. Quella teatrale è stata bellissima: pensare che lo spettatore si siede in poltrona per vedere te, trasmettendoti energia e un contatto intimo molto forte. Il colpo di tosse in sala durante un monologo ti fa sentire che ci sei, cosa che non succede in uno stadio con 100.000 persone che ti fanno sentire il fiato sul collo”.
Ti ritieni una persona spirituale?
“Sostengo che – chi canta prega due volte. A un certo punto della mia vita mi sono ritrovata, dopo aver fatto Sanremo e Domenica In a fare un percorso verso me stessa. Prima ero talmente presa da tutto che quasi non sapevo più in quale direzione stessi andando: ho iniziato a comprendere la cultura vera del saper vivere. Volevo comprendere il vero valore dell’essere umano prima di essere artista”.
Al grande debutto del tuo Sanremo ti ricordano tutti molto emozionata su quel grande palco dell’Ariston: che ricordi hai?
“Sicuramente ricordo bene quel palco che incute timore a chiunque. Tecnicamente “Il mare delle nuvole” aveva un’evoluzione abbastanza varia, con dei picchi di passaggio non indifferenti. Oggi la canto in piena tonalità in modo molto più facile: a vent’anni l’ho affrontata in un modo…oggi la affronterei in tutt’altro, anche perché avrei dalla mia una maggiore sicurezza ed esperienza che allora non avevo”.
A Sanremo è stata la prima volta da sola…
“La canzone sanremese, scritta da Eros assieme ad Adelio Cogliati, per la prima volta mi ha messo in risalto come artista unico. Il primo titolo de “Il mare delle nuvole” era “Il posto delle fragole” che veniva da un romanzo importante. Per motivi di permessi e autorizzazioni il titolo originale non è mai stato pubblicato e di lì è nato quello che tutti conoscono”.
Ansie, paure: cosa provavi?
“Avevo su di me tutti gli occhi della discografia in quanto arrivavo dal grande duetto con Eros. Ero considerata come quella brava che “poteva essere la favorita”. Le testate giornalistiche mi davano per vincente così come le radio e i sondaggi. Avevo una grande ansia da prestazione e mi sentivo addosso delle grandi responsabilità”.
L’artista e il suo entourage…
“Mi piace pensare che l’artista sia sempre alla cima di una piramide: se stai in cima, però, devi pensare che, chi sta sotto l’ha creata e l’ha resa solida. Chi decide di stare sotto, facendo uno sforzo immane, ha scelto con grande umiltà di non essere sotto i riflettori, dando spazio e sostenendo chi è in cima. Importante comprendere la funzione della squadra e il valore di essere supportato e non sopportato”.
Come vivi il nuovo mondo della musica di oggi?
“Oggi osservo tutte le esibizioni degli artisti nei vari talent e a volte sento delle cose allucinanti, con sbavature e stonature. Mi chiedo allora, se negli ultimi vent’anni ci sia stata un’involuzione della musica o se un tempo ci fosse rigidità? Quando ho fatto Sanremo non c’era tutto il supporto audio che invece c’è oggi: ora ci sono gli auricolari, una meticolosa fonica di palco e i gobbi…per non dimenticare. Non avevamo tutti quei canali di comunicazione che ti permettevano di arrivare a Sanremo già conosciuti dal grande pubblico: in tre minuti ti giocavi la prestazione e a volte finiva lì (o dentro o fuori)”.
Gavetta o non gavetta? Questo è il dilemma…
“Oggi la gavetta la fai in televisione e spesso, la magia, si esaurisce in poco tempo. La gavetta va fatta sempre prima. Ho spesso delle ragazzine che vengono a lezioni di canto da me: non so se ritenermi una brava insegnante di canto ma posso dire che cerco di trasmettere il più possibile il mio vissuto e la mia esperienza di un percorso che ho costruito mattone su mattone. Un bravo artista è la risultante di tre caratteristiche, per me fondamentali: creare la magia, usare la magia attraverso la tecnica e attraverso il cuore. Due componenti indispensabili a creare magia. Se manca uno solo di questi ingredienti, l’artista non è completo”.
Oggi come vivi la tua professione?

“Oggi faccio un percorso tranquillo che mi permette di vivere la quotidianità con le persone che amo. Ho alle spalle un vissuto importante di grandi palcoscenici. La vita ti mette davanti dei sassi, a volte anche pesanti, ma tu con la forza e tirando fuori il meglio di te hai la possibilità di trasformarli in oro: non è accontentarsi ma trasformare e volere qualcosa che ti permetterà di fare cose importanti, con una chiara meta tracciata”.
Hai ancora l’obiettivo di Sanremo?
“La mia esperienza di Sanremo mi ha permesso di valutare delle cose di me, pur parlando di vent’anni fa. Con la premessa che il Festival è una bella vetrina e una grande esposizione, bisogna vedere se è coerente con la mia persona. Ci sono grandi artisti che hanno fatto cose belle e talvolta sono stati messi nell’angolo: magari per sopravvivere bruciano quello che di buono e di forte hanno creato. Si potrebbe optare per un percorso nuovo lasciando brillare quella luce che hanno saputo creare in precedenza senza danneggiare nulla. La prima cosa per lasciare la dignità a una cosa passata è quella di staccarsi da quella dimensione per rinascere a una nuova e ricreare un percorso”.
Ti proponessero Sanremo?
“Sicuramente accetterei (sarebbe da ipocriti) valutando però come e con cosa potrei partecipare. Valuterei sicuramente cercando di tirare fuori il meglio creando la migliore opportunità, ma senza forzature. Non rischierei di bruciare quanto di buono ho costruito in passato”.
La musica viaggia, al di là di dove la porti: ci possono essere dimensioni più grandi, più piccole, ma l’importante è che la si faccia viaggiare. La musica è un linguaggio universale e non un’esclusiva.
Con quali colleghi sei particolarmente in contatto oggi?
“Mantengo un buon legame con Eros, Giorgia, che stimo e con cui mi sento spessissimo. Assieme, anche con Gabriele Cirilli, abbiamo fatto una campagna sociale di raccolta per una bambina di 6 anni che si chiama Iaia, affinchè possa andare a curarsi negli Stati Uniti. Grazie al supporto di tanti altri artisti, Iaia a fine mese potrà volare in America per curare un neuroblastoma. Sono poi in contatto con Nek, Roberta Faccani, Lighea e Francesca Alotta”.
Hai nuovi progetti in cantiere?
“La canzone “Amarti è l’immenso” è parte di un progetto legato ad Israele che partirà in primavera. Amir, cantante israeliano e trade-union con il mondo orientale rivisiterà tutti i brani che trattano il tema dell’amore, in senso universale. “Amarti è l’immenso” verrà riproposta in israeliano ed io avrò l’onore di interpretare la voce femminile. Ora sto lavorando ad un progetto teatrale di Andrea Lovecchio, sullo stile Gaber: è un recital che tratta il tema dell’amore ed esplora in modo ironico e dissacrante il mondo delle donne”.
Una canzone che ti era destinata ti ha unita all’uomo che l’ha scritta: ci puoi dire di più?
“Il mio compagno di vita è Mauro Mengali, il cantante degli Oro di cui si ricorda la canzone Vivo per lei. Sono state fatte due versioni della canzone: una cantata dagli Oro dedicata a una donna e l’altra da Bocelli/Giorgia, dedicata alla musica. Una cosa curiosa: Vivo per le avrei dovuto cantarla io con Bocelli: il mio discografico non me lo permise perché ero appena uscita con il duetto con Eros in “Amarti è l’immenso”. Alla fine è curioso il fatto che mi sono ritrovata con l’uomo che l’ha scritta: la vita ti dà dei segnali davvero incredibili!”











