L’auto d’epoca contiene in sé l’affascinante concetto di sopravvivenza evolutiva. Basti pensare che guidare oggi Il modello T della Ford, di cui furono prodotti milioni di esemplari, significa portare avanti l’esperienza di pochi sopravvissuti. Una rarità, qualcosa che è andato oltre il tempo grazie alla cura e alla passione di chi ha saputo mantenerli, pezzo per pezzo, ricambio dopo ricambio.
A fronte delle sempre più importanti e continue tecnologie che imperversano nei nostri mezzi di trasporto, automobili comprese, da sempre esiste il piacere del retrò. Un piacere vero, fatto di passione, di assenza di tecnologie ed estenuante caccia a pezzi spesso introvabili. Il mondo delle auto d’epoca non è però solo questo. Al naturale interesse tecnico che porta l’appassionato spesso a saper montare e smontare il suo gioiello, all’idea della distinzione dalla massa legata alla rarità, si unisce anche un complesso mondo sensoriale diverso da quello che oggi l’automobilista conosce. Perché qui la meccanica riprende il sopravvento sull’elettronica: suoni differenti distinguono il rombo del motore, lo sbattere delle portiere, il suono del clacson, un mondo fatto di sensazioni tattili diverse, in cui si assapora la piacevole unicità dello stringere tra le mani un volante in legno e, insieme, finiture di pregio o meno che scaturiscono dall’era paleolitica del mondo industriale. Un mondo nel quale spariscono i “servi”, lo sterzo è più duro e meno preciso, il cambio meno armonico, i freni meno assistiti. Forse è qui che la passione degli amanti delle auto d’epoca si fonde con dati sensoriali e memorie di forme che sembrano lontane dal nostro presente.
Così, spesso questi oggetti solleticano le aree di una memoria collettiva fatta di stili e comfort diversi. Un’auto d’epoca non è solo il piacere della guida, di sentori di epiche imprese ma è soprattutto il concedersi un sogno potendosi immergere completamente in un vortice emozionale che scaturisce dal contatto sensoriale, dal sentirsi parte della storia. Il nostro cervello è molto sensibile agli stimoli tattili, olfattivi, visivi cui siamo sottoposti, anche inconsapevolmente, quando guardiamo un’automobile, con le dita quasi la sfioriamo a disegnarne il profilo, gustiamo il rumore nell’apertura e chiusura di una portiera e poi sedendoci dentro ci isoliamo dal mondo immaginando di essere già in strada a vivere una nuova avventura. Sono anche questi stimoli sensoriali e la risposta che il nostro cervello elabora i fondamenti che le case automobilistiche valutano per rendere i nuovi modelli emozionalmente vivi, capaci di trasmettere una qualità emozionale ed esperienziale che prende sempre più spesso spunto da un anelato passato per fidelizzare le nuove generazioni di utenti.
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Il Prof. Alessandro Miani, due lauree, Docente alla Statale di Milano, è la voce più autorevole del Marketing Sensoriale in Italia. Autore di numerose monografie e pubblicazioni scientifiche, è Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale e Responsabile Nazionale Salute e Qualità della Vita di FareAmbiente. Ha all’attivo anche docenze allo IED e al CdL in Scienze della Comunicazione dell’Università Vita-Salute San Raffaele. Parallelamente all’attività accademica ricopre incarichi di direzione, amministrazione e controllo presso diverse società.











