25 aprile: Anniversario della Liberazione e valore della Resistenza

Oggi celebriamo il 76° Anniversario della Liberazione, il 25 aprile, una data che continua a rappresentare un punto fermo della nostra storia civile. Mi ricordo che le celebrazioni del 25 aprile durante la cosiddetta Prima Repubblica erano un momento unitario per tutte le componenti politiche, sociali e culturali che si riconoscevano nella Costituzione. Con la cosiddetta Seconda Repubblica, invece, alcune correnti di destra hanno cercato di storicizzare questa ricorrenza, presentandola come divisiva ed evidenziando la necessità di superarla.

Oggi, più che mai, dobbiamo ricordare quell’evento. Per chi c’era, in quella fine aprile e inizio maggio del 1945, la liberazione dai nazifascisti fu un fatto enorme, difficile da comprendere nell’immediato. Sì, scappavano i fascisti e i nazisti, ma chi restava? E chi arrivava? Per fare che cosa? Si intuiva che nella liberazione dai nazi‑fascisti c’era il germe di un’Italia nuova, forse ancora monarchica o forse repubblicana, ma comunque un’Italia senza manganelli, senza olio di ricino, con manifestazioni pubbliche, giornali e radio libere.

Si sentiva che la Resistenza avrebbe contato moltissimo. Facciamo parte di un popolo che ha avuto la Resistenza dopo avere inventato il fascismo, e il fascismo era stato il maestro del nazismo. Che poi l’allievo avesse superato il maestro era già nella storia. Tuttavia, noi italiani avevamo inventato il fascismo ma anche la lotta al fascismo, la resistenza del popolo. Fuori dal nostro Paese circola una famosa barzelletta: qual è il libro più breve del mondo? Risposta: l’elenco degli eroi di guerra italiani. A questa barzelletta potremmo rispondere con Brecht: “Infelice quel popolo che ha bisogno di eroi”. E la Resistenza ha avuto un suo eroismo, nato proprio dall’essere la parte militarmente improvvisata e più debole. Bande contro esercito.

Il 25 aprile Anniversario della Liberazione come fondamento della nostra democrazia

Oggi, 25 aprile, festeggiamo la vittoria delle bande. Abbiamo un lungo elenco di eroi partigiani perché abbiamo avuto una lunga Resistenza. E possiamo dire quanto siano infelici quei popoli che, avendo una dittatura, non hanno anche una Resistenza. Magari avranno diserzioni, tradimenti, congiure, attentati, ma questi atti, pur eroici, non sono azioni del popolo: sono azioni del vertice. Man mano che cresceva la Resistenza al fascismo e aumentava la repressione fascista, si chiariva un concetto: una parte avrebbe vinto e l’altra avrebbe perso. La parte perdente non combatteva più per la vittoria, ma per la vendetta. Il suo motto era: “Morire come lupi”. È questo che rende impossibile oggi onorare entrambe le parti.

Aver pietà per i morti dell’altra parte è umano, ma il tributo d’onore è un’altra cosa. Da una parte si combatteva per la libertà, dall’altra per la sopraffazione. Da una parte è nata l’Italia in cui viviamo, che avrà mille difetti ma che possiamo criticare e migliorare; dall’altra sarebbe nata un’Italia in continuità con quella che stava morendo, un Paese in cui la volontà di un uomo, di un’oligarchia o di una dottrina avrebbe continuato a controllare la vita dei cittadini. In quell’Italia dovevi essere fascista: non potevi essere marxista, liberale o cristiano. Questa differenza è scritta nella nostra Costituzione, il risultato più grande e più duraturo della Resistenza.

Chi è morto da partigiano o da resistente è morto perché la Costituzione cambiasse. La Costituzione si può perfezionare, tutto è perfettibile, ma non si può tradirla. Ricordare oggi la Resistenza, 76 anni dopo, significa ricordare questo.

W l’Italia!

Giorgio Cortese – giornalista e divulgatore culturale
Giorgio Cortese

Giornalista e divulgatore culturale: dedica gli articoli alla società, alla valorizzazione del territorio italiano con rigore e sensibilità narrativa. Leggi di più

Articolo precedenteTorna a Genova il Mystery Tour “Genova Horror Story” | Domenica 9 Maggio 2021
Articolo successivoLa portaerei Cavour della Marina Militare certificata per l’impiego degli F-35B