Valditara e la rivoluzione del buon senso a scuola

Una “Rivoluzione del buon senso” è in atto. Ed è proprio ciò di cui abbiamo bisogno.

È quella promossa dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, come recita il titolo del suo nuovo libro presentato nei giorni scorsi a Milano, alla presenza del Vicepremier Matteo Salvini, del giornalista Giovanni Sallusti e con l’organizzazione di Daniela Javarone.

“Spegni il cellulare!”, chiede l’insegnante. “Ma io non riconosco la tua autorità!”, risponde lo studente. “Faccia quello che può!”, suggerisce la preside. È da questo “Faccia quello che può!” che prende avvio la rivoluzione del Ministro: ripristinare il concetto di autorità e il rispetto per essa, pilastro fondamentale di ogni democrazia. Ma anche quello di responsabilità individuale, che – come lui stesso sottolinea – “è andata a farsi benedire”.
Da qui nasce la decisione di vietare l’uso del cellulare a scuola e di reintrodurre la valutazione della condotta, con l’obiettivo di contrastare il bullismo. Non con l’esclusione dello studente, che rischia di rifugiarsi nella playstation o nelle chat, ma con la possibilità di riscattarsi attraverso le attività di cittadinanza solidale, imparando il senso dell’altro e la solidarietà.

Fondamentale, secondo Valditara, è anche il ripristino della cultura dei doveri accanto ai diritti. Il diritto all’educazione deve camminare insieme al dovere di studiare, fino a raggiungere quella maturità che si misura non solo con l’esame finale, ma con l’acquisizione di autonomia e senso di responsabilità.

Daniela Javarone con i Ministri Valditara e Salvini

Valditara: altro tema centrale è la cultura del lavoro.

Sono preoccupato. Bisogna ripristinare la cultura del lavoro a partire dalle scuole elementari. Portare il manufatto di un artigiano straordinario e far capire che dietro a quel lavoro c’è creatività, ma anche fatica”, commenta il Ministro. Perché senza impegno non si ottengono risultati. “Impegno” è infatti una delle parole chiave, insieme a “valutazione”, che non deve essere evitata, ma affrontata. La scuola deve insegnare a rialzarsi, non ad aggirare i problemi.

E allora perché non portare nelle scuole esempi di giovani controcorrente, lontani dalle mode e dalle omologazioni, che con impegno e unicità inseguono i propri sogni? Il Ministro coglie il punto: esistono giovani con grandi aspettative e altri che, nonostante le difficoltà, si sono riscattati proprio grazie alla scuola.
Responsabilità individuale e autorità sono i due pilastri del buon senso nelle scuole. Ma cosa ne sarà delle famiglie, che rischiano di trasformarsi in case-caserma, quando è il genitore – se non rientra nella casistica di chi regala il cellulare alla prima comunione – a dover monitorare l’uso degli schermi blu?
Un disegno di legge in Parlamento che sancisce il divieto ai minori sotto i 15 anni di utilizzare dispositivi digitali c’è. Da approvare al più presto”, commenta il Ministro, citando l’esempio dell’Australia.

Insomma, una rivoluzione che nasce da una visione lucida del mondo attuale. Con uno sguardo di ragionevolezza, per evitare l’impoverimento culturale e relazionale di chi rappresenta il futuro del Paese.

Chiara Arcesi

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