Cosa rappresentano le corna? Perché sono un simbolo? A questi interrogativi risponderanno a Capri domani giovedì 23 agosto alle 19 nella Limonaia dell’ Hotel Syrene (via Camerelle 52) Sasà Toriello, Ernesto Mazzetti ed Enzo Pucci in occasione della presentazione, organizzata dall’Associazione Antemussa presieduta dalla giornalista Annamaria Boniello,del saggio del giornalista e antropologo GianPiero Jacobelli ” La Corna” (Bevivino Editore).
L’incontro è il terzo degli eventi organizzati nell’ambito della rassegna estiva 2012 dell’Associazione Antemussa L’Isola della Conoscenza e segue le presentazioni di due dei successi editoriali dell’estate: “Scacco allo Zar” del vicedirettore del Tg1 Gennaro Sangiuliano presentato dal direttore de Il Sole 24 ore Roberto Napoletano e dal giornalista Gigi Marzullo e “Napoleone il comunicatore” del giornalista e consulente in comunicazione e public affairs Roberto Race presentato ieri martedì 21 agosto da Jacobelli e dal Chairman e Ceo di Italian Business & Investment Initiative New York Fernando Napolitano.
L’incontro sarà un lungo percorso tra epoche e culture che riserverà non poche sorprese, consentendo di ripensare il modo in cui vengono concepite le relazioni tra gli uomini e, ovviamente, tra gli uomini e le donne.
Per ulteriori informazioni: 0818375449
scheda del libro:
http://bevivinoeditore.it/la-corna/
La Corna
Antroposemiotica della mano cornuta come offesa e difesa
PREZZO:
18,00
PAGINE:
218 pag
Ti supera all’improvviso facendoti prendere un grosso spavento? Gli fai le corna. Conversando, qualcuno prevede il peggio? Gli fai le corna. Foto di gruppo: il tuo vicino si mette troppo in mostra? Gli fai le corna. Gira e rigira, quando qualcuno ti allarma, ti prevarica o ti offende, gli fai le corna.
Cosa rappresentano, dunque, queste corna? Per cercare di saperlo meglio, questo saggio prende letteralmente per le corna i problemi della convivenza, dove la dialettica tra femminile e maschile si traduce in quella tra dentro e fuori e, infine, in quella tra bene e male. “La corna”, in cui l’infrazione grammaticale sta a segnalare la peculiare relazione tra funzione e forma, finisce così per prospettarsi come un mezzo che può farsi carico dei messaggi “al limite”, di quei messaggi metamorfici che implicano una crisi degli equilibri relazionali, ma che, manipolando i segni nel contesto del gesto e della parola, consentono di ricominciare da capo a vivere e a morire.
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