La quotidiana costanza: rassegnazione, speranza e il coraggio di cambiare
“Coloro che affermano che il mondo sarà sempre così come è andato finora contribuiscono a far sì che l’oggetto della loro predizione s’avveri” – Immanuel Kant
Ho ritrovato questa frase tra i miei appunti. Nella sua semplice incisività, merita di essere condivisa. Perché spesso anch’io mi sono sorpreso ad adottare proprio quell’atteggiamento: pensare che nulla cambierà, che il mondo è immutabile, che tanto non saremo noi a modificarlo.
Ma dopo essermi ripreso dallo sconforto – umano, comprensibile – ho capito che chi si rassegna a questa visione non fa altro che confermarla. Il verbo “rassegnare” non a caso indica chi si dimette, chi abbandona l’impegno. E così, nella vita quotidiana, sembra prevalere chi sgomita, chi corre, chi urla. Ma sotto questa superficie, c’è un vasto strato di persone – me compreso – che si arrendono al primo ostacolo, cedono alla fatica, fuggono dalle responsabilità.
Quando questo accade, resta solo la lamentela. E quel meschino “L’avevo detto”, che non è realismo, ma pigrizia. Invece, dobbiamo proseguire. Con costanza. Con speranza.
Siediti ai bordi dell’aurora, per te sorgerà il Sole. Siediti ai bordi della notte, per te brilleranno le stelle. Siediti ai bordi del torrente, per te canterà l’usignolo. Siediti ai bordi del Silenzio, Dio ti parlerà.
Ogni giorno ci viene offerta una scelta: contribuire al cambiamento o restare immobili. Anche il più piccolo gesto, se compiuto con convinzione, può spezzare l’inerzia e generare un nuovo inizio. La costanza non è solo resistenza: è semina quotidiana silenziosa di futuro.










