UN Women Italy: parità di genere, investire sulle donne fa bene all’economia
Ridurre il divario di genere non è più solo una questione di giustizia sociale, ma una strategia vincente per la crescita economica, l’innovazione e la competitività. È questo il messaggio emerso dall’incontro “La parità di genere (non) è un’impresa”, organizzato oggi a Milano da UN Women Italy, dove è stato presentato il report “Empowerment Femminile come leva strategica per la crescita aziendale e l’innovazione”, realizzato da Deloitte in collaborazione con Winning Women Institute.
L’Italia arranca, l’Europa corre
Con un tasso di occupazione femminile al 53%, l’Italia è ultima nell’UE, dove in media lavorano 7 donne su 10. Il divario con gli uomini raggiunge il 18%, il doppio della media europea. Ancora più critica la situazione ai vertici aziendali: se nell’UE le donne in posizioni apicali sono il 35%, in Italia la percentuale crolla al 28%.
Nonostante alcuni progressi negli ultimi anni, permangono barriere strutturali e culturali che limitano l’accesso delle donne al mercato del lavoro e alla leadership. Un problema che non riguarda solo l’equità, ma anche l’economia: secondo il report, colmare il gender gap potrebbe aumentare il PIL italiano del 12% entro il 2030.
WEPs e certificazione di genere: strumenti per il cambiamento
Oltre alle politiche pubbliche, come i congedi parentali obbligatori e le quote rosa nei CDA, esistono strumenti volontari che le aziende possono adottare per accelerare il cambiamento. Tra questi:
- I Women’s Empowerment Principles (WEPs), linee guida ONU per promuovere uguaglianza salariale, flessibilità lavorativa e tolleranza zero alle molestie. Oggi 155 aziende italiane li hanno sottoscritti.
- La certificazione UNI/PdR 125:2022, che in soli tre anni ha coinvolto 8.100 imprese, diventando la quarta certificazione più adottata in Italia.
«Questi strumenti sono come un termometro: permettono alle aziende di misurare i progressi nella parità di genere», spiega Paola Corna Pellegrini, membro del board di UN Women Italy. «La certificazione ha avuto un successo straordinario, anche in settori tradizionalmente maschili come le costruzioni. Ma servono più fondi per mantenerne l’impatto».
Il mondo è ancora lontano dalla parità
Secondo il Global Gender Gap Report 2025, nessun Paese ha ancora raggiunto la piena uguaglianza. L’Europa è in testa, ma l’Italia è solo 85ª, con un miglioramento di appena due posizioni rispetto al 2024.
Le cause? Stereotipi radicati, welfare carente e accesso al credito limitato. Basti pensare che:
- Solo il 13,7% delle start-up innovative italiane è fondato da donne.
- Appena il 2,9% delle società quotate ha un CdA a maggioranza femminile.
- Nel settore tech, solo il 12% delle ricercatrici lavora sull’intelligenza artificiale.
Investire sulle donne: una scelta economica, non solo etica
La strada è ancora lunga, ma i dati dimostrano che ridurre il gender gap conviene. Le aziende con più donne ai vertici sono più redditizie e innovative, mentre economie inclusive crescono più velocemente.
«Serve un cambio di mentalità», conclude il report. «Perché quando le donne vincono, vince tutta la società».
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Per scaricare il report: unwomenitaly.org











