Dalla realtà al cinema: la storia di Jack lo squartatore

La storia di ‘Jack lo squartatore’ è la parabola di un caso di cronaca ottocentesco trasformatosi in archetipo del serial killer moderno e in un riferimento narrativo inesauribile. L’enigma irrisolto dell’assassino di Whitechapel ha alimentato per oltre un secolo studi di criminologia, romanzi, fumetti, film e persino tour turistici dedicati. Vi raccontiamo la sua storia e le ripercussioni del suo mito nel cinema e nella letteratura.​

Jack lo squartatore, il primo “serial killer” mediatico

Con il nome di Jack lo squartatore si indica l’ignoto assassino che uccise almeno cinque prostitute nel degradato quartiere londinese di Whitechapel tra l’estate e l’autunno del 1888, caratterizzandosi per sgozzamenti e mutilazioni estreme ai danni delle vittime. Gli omicidi alimentarono nell’opinione pubblica l’immagine di Whitechapel come “covo di immoralità” e violenza.​ La copertura senza precedenti da parte della stampa trasformò rapidamente lo Squartatore in una figura mitica. Il nome deriva dalle famigerate lettere firmate “Jack the Ripper”, che, vere o false che fossero, crearono l’archetipo del killer seriale che sfida la polizia e comunica con i media. L’assenza di un colpevole certo, nonostante indagini, sospettati illustri e persino recenti, controverse analisi del DNA, ha consolidato il fascino del mistero. All’inizio del 2025 è stata richiesta la riapertura del caso dagli eredi delle vittime a seguito del ritrovamento di alcune tracce di DNA sullo scialle di una delle donne uccise, ma non si hanno novità al momento su eventuali sviluppi.

Un caso fondativo per la criminologia

Gli omicidi di Whitechapel contribuirono a definire strumenti e concetti oggi centrali negli studi sui serial killer, dal profilo psicologico all’analisi del modus operandi. Già nel 1888 il medico legale Thomas Bond redasse una delle prime “profilazioni criminali”, descrivendo Jack come un uomo fisicamente forte, impulsivo ma freddo, con disturbi sessuali e attacchi periodici di mania omicida; valutazioni in parte confermate da successivi profiler dell’FBI. Oggi i casi di cronaca nera sono attenzionati sempre più anche in televisione. Persino nei semplici talk show si trovano figure di spicco come avvocati e criminologi pronti a fornire una visione più specifica degli eventi. L’allarme sociale derivante da alcuni fenomeni delinquenziali e criminosi viene studiato anche in ambito accademico: basta consultare i temi dei corsi per la laurea in giurisprudenza o per un master in scienze criminologiche forensi, anche nelle università telematiche come Unicusano, per rendersi conto di come certi eventi siano purtroppo sempre di attualità.

L’industria culturale di Jack lo squartatore

Con il tempo Jack lo squartatore è diventato il fulcro di una vera e propria “industria culturale”: esistono romanzi, saggi divulgativi, graphic novel, documentari, tour guidati a Londra e un vasto merchandising che ruota attorno al suo mito. Autori contemporanei hanno proposto diari apocrifi, come il presunto taccuino di James Maybrick, e romanzi che ricostruiscono o reinterpretano la vicenda.​ La letteratura recente tende a spostare il focus dall’“uomo senza volto” alle storie delle donne uccise, come nel libro “Le cinque donne” di Hallie Rubenhold. ​

Dal romanzo al grande schermo

Il cinema ha contribuito in modo decisivo a consolidare l’immaginario di Jack lo squartatore, trasformandolo in icona visiva riconoscibile in tutto il mondo. Uno dei titoli più noti è “La vera storia di Jack lo squartatore. From Hell” del 2001, con Johnny Depp. Il film è liberamente tratto dalla graphic novel di Alan Moore e Eddie Campbell che mescola indagine poliziesca, complotti massonici e ricostruzione d’epoca.​​

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