EPiC: Elvis Presley in Concert – Baz Luhrmann riaccende il mito con un’esperienza che vibra di vita
Manca una settimana all’uscita della colonna sonora originale del film di Baz Luhrmann EPiC: Elvis Presley in Concert (soundtrack disponibile dal 20 febbraio in CD e digitale, e dal 24 aprile in doppio LP). Il film arriverà invece nelle sale cinematografiche italiane il 5 marzo.
L’anteprima per la stampa, questa mattina al Cinema Anteo – Palazzo del Cinema di Milano, aveva l’atmosfera delle occasioni speciali. La piccola sala Abadan era piena, ma ciò che colpiva era il silenzio: un silenzio carico di attesa, di rispetto, quasi di affetto. Giovani e meno giovani guardavano lo schermo con occhi lucidi, come se ognuno avesse un ricordo personale da ritrovare. I sottotitoli in italiano aiutavano chi non conosce l’inglese a seguire ogni sfumatura della voce di Elvis, mentre io mi lasciavo trasportare fin dal primo istante. Ho seguito tutto con un’attenzione quasi fisica, fino agli originalissimi titoli di coda, in una cornice dorata animata da chitarre iconiche che sembravano salutare il pubblico con un ultimo sorriso.
Un archivio che torna a pulsare
La quantità di lavoro necessaria per riportare alla luce e restaurare così tante esibizioni dal vivo è impressionante. Si percepiscono anni di ricerca, pazienza e dedizione. La colonna sonora raccoglie 27 registrazioni presenti nel film, un mosaico di performance storiche e nuovi remix che dialogano con sorprendente naturalezza. Il restauro visivo è uno dei punti più emozionanti: i colori ritrovano una profondità che scalda lo sguardo, i dettagli del volto e dei costumi emergono con una nitidezza che non ti aspetti da materiali degli anni Settanta. Le luci di scena, i movimenti, i primi piani sudati e vibranti restituiscono un Elvis vicino, presente, quasi tangibile. È come se il passato avesse trovato un modo per bussare di nuovo alla porta del presente.

Il suono come esperienza fisica
Nella sala Abadan, l’audio ha avuto un ruolo fondamentale. Il suono era pulito, avvolgente, sorprendentemente potente, capace di riempire lo spazio senza mai sovrastarlo. La voce di Elvis arrivava diretta, calda, con quella vibrazione che ti entra nello sterno e ti rimane dentro. I nuovi remix e medley si integrano con naturalezza, come se Elvis stesse ancora sperimentando, ancora cercando, ancora giocando con la musica. In più di un momento ho avuto la sensazione di essere dentro un concerto vero, con la stessa energia, la stessa emozione, la stessa voglia di non farlo finire.
L’uomo dietro il mito
Le sequenze delle prove sono tra le più toccanti. Mostrano un Elvis dolce, concentrato, quasi timido in alcuni gesti. È lì che si vede l’uomo, non la leggenda. E quella sua energia vitale, così intensa da sembrare inesauribile, nasceva anche dal rapporto con il pubblico. Le donne gli lanciavano reggiseni e mutandine, qualcuna riusciva persino a strappargli un bacio, e lui ricambiava con una naturalezza disarmante. Era un amore reciproco, travolgente, di cui non avrebbe mai potuto fare a meno. Tra le scene più emozionanti, quella in cui Elvis e Priscilla mostrano la piccola Lisa Marie al pubblico, verso la fine degli anni ’60. Un momento semplice, quasi domestico, che illumina la sua umanità. Avrei voluto vedere qualche flash in più sulla sua vita, qualche frammento aggiuntivo di quell’uomo che si nascondeva dietro la leggenda, ma ciò che emerge è comunque intenso e sincero.

Elvis, ancora una volta vicino a noi
EPiC: Elvis Presley in Concert non è un semplice film‑concerto. È un incontro, un ritorno, un modo per sentire Elvis vicino come non accadeva da tempo. Luhrmann non si limita a restaurare immagini: le riaccende, le fa respirare, le lascia vibrare come se il tempo non avesse più confini. Sul grande schermo Elvis torna magnetico, ironico, fragile, luminoso. Torna uomo, prima ancora che mito. E questa è forse la parte che mi ha emozionato di più: la sensazione che stesse cantando davvero per noi, lì, in quel momento. Per chi ama Elvis, è un ritorno a casa. Chi lo scopre oggi trova un invito sincero a comprenderne la grandezza. E per chiunque entri in sala, resta una certezza semplice e potente: il mito può ancora vibrare di vita, e noi possiamo ancora emozionarci come la prima volta.

Alessandro Trani
Direttore editoriale del network Le Roy. Coordina contenuti e progetti multimediali delle testate del gruppo. Leggi di più













