Paola Folli foto di Bruno Ruggiero
Paola Folli Foto Di Bruno Ruggiero

Sogno di avere un futuro …in musica

di Mauro Caldera

Ha carisma da vendere e qualcuno ha detto che “fa cantare anche i sassi”: Domani, con gli Articolo 31 è stato il suo primo esordio ufficiale nel mondo della musica che poco dopo l’ha portata sul grande palcoscenico del Festival di Sanremo, nel 1997 con Dimmi chi sei nel 1998 con Ascoltami. Un palco che – è noto – fa tremare anche i più grandi artisti, ha ospitato una Paola Folli rilassata, tranquilla e a suo agio che si è esibita con una freschezza di voce esemplare in dialogo con il pubblico in sala. Oggi Paola vanta grandi e diversificate esperienze nel mondo della musica: importanti collaborazioni con artisti italiani e internazionali, esperienze di coaching, e tanti altri progetti ancora da realizzare nell’immenso mondo della musica.
I piedi per terra e una grande umiltà identificano l’artista che, partendo dal “canto per gioco” ha iniziato a formarsi, ha fatto la gavetta e finalmente premiata per le grandi fatiche raccoglie oggi i giusti frutti. Paola ha una voce-strumento: molto a suo agio e serena nelle sue interpretazioni, ha la grande capacità di fondere tra loro diversi stili, adeguandosi e integrandosi perfettamente con gli artisti con cui collabora, misurandosi in esperienze sempre nuove. Un continuo cambio di generi la presentano come un artista sempre nuova e in divenire.

Un viaggio nella carriera musicale di Paola:
A sei anni ho iniziato nel coro della chiesa, grazie a un prete che era un super-prete, molto anomalo. E’ importante l’infanzia e la tua giovinezza per scoprire i tuoi talenti specie se, come me hai incontrato persone che mi hanno aiutato a farli emergere. Andavo in oratorio e ho iniziato a cantare in un bellissimo coro, con prove due volte la settimana. E’ stato molto disciplinante il mio percorso e mi è servito tantissimo per il futuro. Crescendo ho iniziato a fare le prime serate e contemporaneamente studiavo canto lirico e musica. A 18 anni sono entrata in un vero gruppo al posto della grande Lena Biolcati che quell’anno, era andata a Castrocaro”.

Quanti artisti nascono da esperienze di cori parrocchiali: vere e proprie fucine delle arti coreutiche. Negli stessi anni dell’esordio di Paola, un’altra grande artista, Andrea Mirò, dal palco di Sanremo ringraziava il suo parroco, Don Venesia, che l’aveva incoraggiata a percorrere le vie della musica. Oggi Paola è eternamente grata al suo parroco ispiratore, Don Umberto: parroci illuminati che sanno valorizzare talenti e che sostengono a pieni polmoni che “cantare è pregare due volte”.
Paola conosce bene Andrea Mirò della quale è stata Fan sfegatata nei suoi primi esordi sanremesi: “Quest’anno abbiamo condiviso la giuria dell’Eurosong Festival e abbiamo legato moltissimo. La ricordo al suo esordio con Notte di Praga, con una voce fuori dal normale”.
Ho iniziato come vocalist” dice Paola, “…e di lì ho capito che un sogno e un hobby potevano diventare qualcosa di più grande e serio”.
E ritornando indietro nel tempo… “Da piccola sogni di fare la ballerina e la cantante; più crescevo e più volevo cantare. Ho in mente una frase del Maestro Peppe Vessicchio: “Il cantante è cantante sempre anche se non è ancora sul palco di Sanremo e non va in televisione ”.
Paola , quando ha iniziato ad esibirsi era molto timida  tant’è che per  sbloccarsi si  era anche iscritta a un corso di recitazione e di doppiaggio per essere completa e a suo agio davanti al pubblico. Il palco può diventare la macchina dell’ansia se non impari a gestirlo: “è bruttissimo quando sali e non riesci a muoverti o in altri casi quando ti va via la voce”.

Paola Folli - foto di Bruno Ruggiero   Come è arrivato il tuo primo Sanremo?
Dopo il grande successo di “Domani ”(Art. 31) , assieme alla mia produzione abbiamo voluto osare. Mi arrivavano un sacco di messaggi e di lettere in cui mi chiedevano di fare un mio disco. Avevo realmente bisogno di fare delle cose mie. Siamo andati alla ricerca di brani e penso di averne provinati una sessantina fin tanto che, non soddisfatta, con il mio produttore Francesco Rapaccioli abbiamo scritto a quattro mani “Dimmi chi sei” che mi ha portata dritta dritta all’obiettivo”.
Come scegli le tue canzoni?
In base al testo, prima della musica. In questi anni di silenzio sono stata ad ascoltare e adesso è arrivato il momento di parlare, raccontare e condividere. Sono importanti anche la parte armonica e melodica ma è fondamentale il messaggio che do, come è stato per Woodstock: nel video abbiamo voluto puntare molto sul significato  delle parole”.
Cosa pensi dei diversi colori del tuo stile?
Sono una Sperimentatrice… Non escludo che un domani il mio progetto possa essere affiancato ad una mostra o altro.  Joni Mitchell ad esempio  è anche  una pittrice…: una mostra di quadri è diventata la scenografia di un suo concerto. Mi piace molto la contaminazione”.
Un “albero della voce” per far capire ai ragazzi che questa professione può avere mille approcci. “La voce è ancora un mistero e uno strumento che non si è ancora riusciti a esplorare e replicare: con questo magico strumento si può fare di tutto, dai cori ai concerti solisti, ai dischi, pubblicità televisive, duetti e…di tutto e di più. La voce ha un’infinità di applicazioni”.
Come sei approdata all’insegnamento?
Prima ho iniziato le docenze, in contemporanea al mio lavoro di cantante; ho iniziato a fare la vocal-coach con Zelig, nel 2003 con Michelle Hunziker e Claudio Bisio, poi con Vanessa Incontrada e Paola Cortellesi, che peraltro è una cantante meravigliosa. Lì mi sono fatta un grande  bagaglio di esperienza considerando che non ho lavorato con cantanti ma con artisti di altra estrazione: riuscire a tirar fuori e a far uscire la personalità dell’interprete nascondendo i difetti ed elevando i pregi e’ molto gratificante per un coach. A Zelig ho affinato tantissime tecniche che poi mi sono servite a XFactor”.
Chiunque può cantare? …Anche le pietre?
C’è chi è più portato e chi lo è meno: quando ottieni dei risultati da persone poco portate è – come ho detto prima – , sicuramente molto gratificante. Il fatto di lavorare su un artista, tipo Malika Ayane, (bravissima), al massimo, ti porta a lavorare e  affinare dei piccoli particolari cercando di rendere il tutto ancora più bello. Se invece ti trovi davanti delle persone non cosi’ dotate e che devono prepararsi per dei provini, ho  tutto un altro lavoro da fare. Una cosa è certa: non si nasce con la voce di Celine Dion o Whitney Houston o Peter Gabriel . E’ ovvio che se non hai le gambe di Naomi Campbel non potrai diventare la sua  nuova versione del 2015. E’  fondamentale conoscere i propri limiti, lavorando su di essi e facendoli diventare risorse: con lo studio e la dedizione si può migliorare davvero tantissimo”.
Come vivono la preparazione i ragazzi di X-Factor?
Cantando tutti i giorni fanno dei grandissimi progressi: ti eserciti e ti prepari, avendo davanti a te degli obiettivi. La voce è un muscolo e va allenata costantemente e in modo serio e curato”.
Quanto è cambiata la musica negli ultimi anni?
Tantissimo: il web ha fatto succedere questo. Lo studio di uno strumento, anni fa, era una cosa che una persona intraprendeva sin da piccola. Per fare musica si doveva saper suonare qualcosa: era accademico.
Un tempo, “doppiare una cassetta” era un evento storico, così come recuperare uno spartito musicale: adesso hai tutto a portata di mano. Un vantaggio nella velocità e uno svantaggio perché rallenta la mente e talvolta la atrofizza. Ci sono dei ragazzi molto dotati ma talvolta un po’ viziati perché hanno tutto e subito; hanno una visione della musica talvolta distorta. Incidere in casa stile “fai da te” non sempre premia la  qualità
.
Oggi spesso si improvvisano musicisti  persone che talvolta non conoscono neppure  le note musicali: in tanti non sanno leggere la musica. E’ un cattivo messaggio della serie “lo possono fare tutti”: invece no, lo possono fare le persone molto intraprendenti o quelle che hanno l’esperienza. Acculturatevi, siate curiosi…non accontentatevi di quello che viene detto solo su Facebook e sui blog: approfondite e uscite  da questo loop”.
E la gavetta?
La gavetta non esiste quasi  più: ai ragazzi di X-Factor ricordo sempre che quello è per loro un punto di partenza che da’ la possibilità di lavorare con grandi professionisti, come i producers, i vocal coach Luca Tommassini ecc . Cercate di essere delle spugne arricchendovi di questo bagaglio che potrà servirvi per tutta la vita”.
Un sogno nel cassetto:
Ne ho diversi: mi piacerebbe (e ci sto provando) a scrivere la mia esperienza di questi anni con tutte le cose che mi sono successe: mi piacerebbe metterle su carta e condividerle con le persone che mi seguono.
Mi piacerebbe poi fare dei duetti con grandi personaggi tra cui Steven Tyler (Aerosmith), Barbra Streisand, Peter Gabriel e Joni Mitchell ( hai detto sogni, no? ). E poi… continuare a costruire un futuro in musica: fare cose che mi piacciono e delle quali sono felice
”.
Prossima uscita
?
Un album vario, di tanti colori, di cover in inglese e inediti italiani. Ci sarà Woodstock, collaborazioni importanti con Rocco Tanica, Claudio Bisio, Fabio Treves, Elio e le storie tese che mi hanno regalato la loro presenza in brani diversi …un onore per me. E’ prevista anche una collaborazione importante ma di cui non dico ancora nulla. Spero che piaccia a tutti quelli che mi seguono: a me piace e sono felice!

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