di Mauro Caldera…
Enrico Nigiotti è in gara al Festival di Sanremo 2015 nella Sezione Nuove Proposte con il brano “Qualcosa da decidere”
“Sanremo è la piazza nazionale”: sul Festival se ne dicono sempre tante, ma alla fine è seguitissimo e l’opinione pubblica ne parla nel bene e nel male. Sono cambiati i tempi: un tempo era vissuto come un appuntamento istituzionale, quasi aulico, che incuteva timore agli artisti che partecipavano. Oggi è l’unica-grande manifestazione dell’anno rimasta, ricordando i bei tempi quando c’erano altri eventi musicali come il Cantagiro, il Festivalbar e il Festival di Castrocaro (vissuto come l’anticamera di Sanremo, per il vincitore).In questo periodo gli artisti si avvicinano, consapevoli o meno al grande debutto: attese, speranze, sogni, uniti alla fantasia di come vivranno l’entrata sul grande palcoscenico del Teatro Ariston dopo l’annuncio ufficiale di Carlo Conti; l’applauso del pubblico – prima dell’esibizione – decreterà la prova del nove… e lì gli artisti giocheranno il loro meglio.
Enrico Nigiotti, classe 1987, è un cantautore e chitarrista livornese. Cresciuto con una passione viscerale per la musica blues, ereditata dal padre, ha sviluppato fin da bambino una vocazione speciale per la chitarra. Nel 2008 avviene l’incontro con Caterina Caselli ed Enrico pubblica un primo singolo prodotto da Michele Canova, che vede la partecipazione straordinaria di Elisa in qualità di arrangiatrice dei cori. Nel 2009 il giovane cantautore partecipa alla trasmissione televisiva “Amici“ riscuotendo un grande successo di pubblico. Dopo la partecipazione al talent, il 26 marzo 2010 pubblica con Sugar il suo primo album d’inediti “Enrico Nigiotti” e successivamente inizia un tour promozionale in tutta Italia. Dopo la fine del contratto, Enrico si dedica per un paio d’anni allo studio e alla scrittura di nuovi brani e nell’ estate del 2012 conosce Adele Di Palma (manager di Fabrizio De André, Ivano Fossati, Gianna Nannini) e Brando (Emma Marrone – Modà – Nesli) che diventeranno rispettivamente la sua manager e il suo produttore. «Ogni canzone che scrivo rappresenta una parte di me e sia questo brano sia l’omonimo album che lo contiene ne sono l’esempio – racconta Enrico Nigiotti. Cantare il mio pezzo su un palco prestigioso come quello dell’Ariston è per me la realizzazione di un sogno: fare musica».

Come stai vivendo questo periodo di preparazione?
“Sono molto concentrato, carico e sereno e non ho paura. In modo positivo sto vivendo nella maniera più giusta (che non vuol dire prenderla sotto gamba). L’Ariston sarà sempre l’Ariston, ma è sempre un palco, ed è per me lavoro. Ognuno, quando si alza la mattina e va a lavorare, non lo fa avendo paura di andare a fare il proprio lavoro: magari quando poi sarò lì avrò paura e piangerò….ma voglio essere propositivo”.
Quando farai le prove al Teatro Ariston?
“Mercoledì sarò a Sanremo per la prima prova con l’orchestra e sabato, l’ultima prima del grande inizio”.
Finalmente, quest’anno i giovani passeranno in prima serata: cosa ne pensi?
“Si, quest’anno l’organizzazione mette in prima linea i giovani che negli anni scorsi si esibivano in tarda serata, dopo i big: le nuove proposte apriranno le serate ed avranno quindi una maggiore attenzione da parte del pubblico. La vedo più come un’esibizione che come una competizione: voglio mostrare il meglio della mia produzione per farmi conoscere alle persone che poi acquisteranno il mio album”.
Quando uscirà il tuo album?
“Durante la settimana di Sanremo”.
Come definisci il tuo brano?
“Un pezzo radiofonico e orecchiabile, molto leggero, non intimista e intellettuale. Mi interessa che il giorno dopo la mia esibizione, il pezzo entri nella programmazione delle radio e che l’album sia venduto”.
Hai l’obiettivo della vittoria?
“Arrivare primo, secondo o terzo, penso non sia rilevante per la carriera di un artista. L’importante è andarci con il pezzo che ti rappresenta al meglio”.
Sanremo è per te…
“…Per me, l’inizio”
Come vivi il tuo percorso che ti ha portato qui, oggi?
“Oggi vivo il presente e il passato è un’esperienza fatta. Ho avuto la grande fortuna di tornare alla ribalta: dopo un album sono arrivato a Sanremo percorrendo un’escalation graduale. Dopo la mia partecipazione ad Amici sono rimasto fermo tre anni in cui non ho smesso di mandare pezzi alle Case discografiche: non sempre venivo ascoltato. Mi sono rimesso in gioco, rimboccandomi le maniche e iniziando a scrivere in modo diverso. Le canzoni partono da un’emozione o comunque da una situazione istintiva. Ho sempre ricercato la qualità senza perdere l’orecchiabilità dei pezzi. Non ero più lo sconosciuto per cui dovevo stupire chi ascoltava i miei pezzi. In questi tre anni sono scomparso dalla discografia, ma in realtà ho lavorato sodo nella preparazione di un nuovo stile di lavoro”.
Quali sono le caratteristiche per una canzone sanremese?
“Sanremo è la festa della canzone italiana e popolare. Una canzone sanremese deve essere sicuramente orecchiabile. Mio nonno, legato alla sua tradizione, mi dice sempre che, al suo tempo, quando c’era il festival, la gente scendeva in strada fischiettando o canticchiando le canzoni; adesso non succede più. Oggi, effettivamente è quasi difficile ricordare chi ha vinto l’anno scorso. Manca un progetto nuovo: sono cambiati i tempi ma si continua a proporre seguendo la tradizione e gli stessi stili. Bisognerebbe rilanciare le canzoni belle, uscendo con un progetto innovativo, a partire dalla comunicazione: oggi si parla di arte a 360gradi. Il meccanismo di Sanremo è un grande palcoscenico che serve per promuovere. Alcuni artisti partecipano con dei pezzi che sanno già che non vinceranno mai, perché più di nicchia e meno orecchiabili al primo ascolto: sono lì per promuoversi. Sanremo, più che competizione è diventata una vetrina: è questa la differenza tra il festival di oggi e quello di ieri. Cinquant’anni fa, chi andava al Festival, lo faceva sperando di vincere o per posizionarsi al meglio nella classifica”.
Cosa ne pensi dei Talent Show?
“La gente, oggi sputa addosso ai talent: non sono altro che i pub di 50 anni fa dove c’erano i produttori che andavano a stanare gli artisti. Fragola è uscito da XFactor e ha all’attivo un doppio disco di platino e un sacco di fan: cosa gli manca per essere un Big? I big sono anche quelli di oggi….non più (solo) quelli di ieri: è importante avere rispetto del passato ma anche del presente”.
Cos’è per te la gavetta?
“Oggi – gavetta – non vuole più dire quanti concerti si fanno nei locali ma quanto ti metti realmente in gioco. Non è una questione di numeri. Tutto dipende da quanto un artista lascia il segno e da quanti comprano il suo album. Il disco di platino non si ottiene senza aver lasciato il segno”.
Com’è nata la chance sanremese?
“E’ nata alla fine del 2014: ero convinto che in questi anni la fortuna avesse abbandonato la mia strada: quante porte chiuse in faccia e molto spesso non sono neanche stato ascoltato; mandavo materiale a chiunque cercando qualcuno che mi producesse. Non aspiravo per forza alla Major o alla grande Casa discografica; per questo inviavo materiale alle piccole etichette, ai produttori e chi più ne ha più ne metta. E’ capitato un grande incontro con Adele di Palma (manager di De André, Fossati e della Nannini) che mi ha riacceso le speranze, ascoltandomi e prendendomi sotto le sue ali. Tramite lei ho conosciuto Brando, il mio attuale produttore; il lavoro realizzato insieme è stato presentato alla Universal che mi ha prodotto l’album tentando anche la strada di Sanremo. Da 980 candidati ne sono stati scelti 60 che sono stati provinati a Roma davanti alla giuria; solo 8 hanno superato la grande prova, e io ero tra quelli!”
Di cosa parla la tua canzone?
“E’ innanzitutto una canzone molto ritmica e leggera che descrive l’incontro: la prima uscita e tutto quello che comporta l’imbarazzo tra due persone che non si conoscono e devono passare una serata assieme o addirittura tutta la notte. Gli atteggiamenti, la cura del vestito per fare la migliore figura, la scelta del locale per la serata: come sfoderare le armi migliori per colpire? E’ un argomento vero e reale, vicino a tutti e che ho vissuto in prima persona”.
Tra tutti gli artisti che hai conosciuto, quale ti è rimasto più impresso?
“Sicuramente Gianna Nannini di cui sono fan accanito (e poi siamo tutti e due toscani). Ha scritto uno dei più bei pezzi, “Il giorno disumano”. Ero piccolino quando l’ascoltai per la prima volta e c’era una frase che mi colpì: era “siamo andati in culo al mondo”. La canzone è stupenda. L’ho incontrata poco tempo fa e l’ho trovata molto carina, artista completa ed eclettica oltre che affascinante. E’ l’incontro – più speciale – che abbia avuto nella mia vita”.
Con quale artista ti piacerebbe duettare?
“Eric Clapton, cantautore, chitarrista e compositore anche lui, come me: mi ha molto ispirato. Con lui farei volentieri un bel blues, anche in una stanza…non necessariamente su un palcoscenico”.
Qual è la persona che ti è più vicina in questo momento speciale?
“La mia famiglia”.
Nella serata in cui ti esibirai avrai qualcuno di caro in platea?
“Nessuno, ma è come se ci fossero. Mi seguiranno da casa o dall’albergo, anche perché i biglietti non costano poco. I miei genitori verranno a Sanremo solo se arrivo in finale e nel caso troveremo il modo giusto per festeggiare”.
Tra le canzoni del tuo album, quale è più vicina a te?
“Un pezzo dal titolo “Ora che non è tardi” che è anche l’ultimo pezzo che ho scritto prima della chiusura dell’album. Parla della mia situazione di oggi, quella della mia rinascita”.
Quando scrivi un pezzo, lo fai in una situazione particolare?
“Scrivo dappertutto, soprattutto sul cellulare. Quando viene…viene. A volte ci sono quelle canzoni che ti vengono di getto, ma è raro. Spesso, vengono le idee che ti segni e poi pian piano ci lavori. Sono solito partire dalla musica con qualche parola abbozzata. Sono a volte pigro: registro i pezzi abbozzati ma poi li lascio decantare in attesa di ispirazione nuova”.
Dei 20 artisti big, per chi farai il tifo?
“A me piace moltissimo Annalisa che ha una gran voce, Nesli che usa le parole in modo molto particolare, Grignani che poi è un pò il mito di tutti e poi Raf che sicuramente sfodererà una canzone gioiello”.
Della storia del Festival qual è la canzone che trovi lo rappresenti di più?
“Ciao amore, ciao: sono un vero fan di Luigi Tenco; penso anche a Vasco (un genio assoluto) con Vita Spericolata, un capolavoro e un nuovo modo di scrivere canzoni”.











