paziente oncologico
Paziente Oncologico

La formazione del caregiver per il benessere del paziente oncologico

La maggior parte dei pazienti oncologici quando inizia le terapie impara a convivere con un piccolo dispositivo colorato che è la porta di accesso più sicura ai farmaci. Uno studio e le attività messe in atto dall’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) dimostrano che anche il caregiver opportunamente formato è equiparabile all’operatore per la gestione dei PICC (Peripheraly Inserted Central Catheter). È il catetere venoso centrale ad inserzione periferica, tecnicamente chiamato PICC che garantisce maggiore sicurezza biologica a paziente e operatore sanitario: non danneggia le vene periferiche della persona ammalata, l’operatore non rischia punture accidentali e stravasi di farmaci, e riduce le infezioni.

L’IRE, grazie ad un gruppo di lavoro guidato da Paolo Basili, coordinatore infermieristico, e un team di infermieri specializzati in accessi venosi, ha posto un attenzione particolare alla gestione di questo importante dispositivo per l’infusione di chemioterapici da oltre un decennio: un unico ambulatorio dedicato per impianto e gestione dei PICC; un database che registra e monitora l’impianto per tutto il tempo della gestione ed utilizzo; una intensa attività formativa dedicata agli operatori dell’IRE, del territorio nazionale e persino provenienti dall’estero. Il risultato osservato è che si riducono le infezioni, le ospedalizzazioni, le interruzioni di terapie e si aumenta la consapevolezza e l’empowerment di tutti gli attori coinvolti nel percorso di cura.

Il rischio maggiore legato alla presenza degli accessi venosi centrali è rappresentato dalle infezioni sistemiche che si accentua nelle persone immunodepresse, come è possibile che siano i pazienti oncologici in alcune fasi del percorso di cura. Si è riusciti ad ottenere una riduzione di infezioni nei pazienti portatori di PICC attraverso la corretta esecuzione della medicazione settimanale ed un corretto approccio al sistema. Attraverso la formazione e l’informazione si è visto ulteriormente ridotto il rischio di questa temuta complicanza. La Direzione Sanitaria IFO in collaborazione con la Direzione Infermieristica, tecnica e riabilitativa e con il responsabile Qualità e Risk Management ha promosso una serie di iniziative finalizzate a: riduzione del rischio infettivo, formazione continua degli operatori, ed empowerment dei caregiver attraverso il “trasferimento di istruzioni utili” alla persona che si prende cura del paziente a casa, aiutandolo nella gestione della malattia. Con tale lavoro si è ottenuto così una riduzione degli accessi settimanali ed una riduzione del tasso di infezioni. Nel dettaglio, si è condotto uno studio randomizzato su 170 pazienti al fine di valutare la sicurezza e l’efficacia di formare in modo specifico un caregiver volontario e scelto dal paziente stesso, per effettuare la medicazione a domicilio.