Medici di famiglia introvabili - quali cause
Medici Di Famiglia Introvabili Quali Cause

I medici di famiglia possono dipendere dal Servizio sanitario nazionale, e la loro dipendenza può essere sostenibile giuridicamente, economicamente e nei fatti, anche se a precise condizioni. Lo sostiene Spazio Aperto, un think-tank di innovazione sociale composto da professionisti di estrazione pubblica e privata, provenienti anche dal mondo della sanità e dell’economia, che ha elaborato un documento sull’inquadramento del medico di famiglia. Una proposta in cinque punti, cui si lavora da inizio anno, ben prima che il decreto rilancio rivoluzionasse la medicina del territorio con l’iniezione di 9600 mila infermieri di famiglia. Primo argomento (www.spazioaperto.org/medici-di-base), il medico in formazione viene assimilato agli altri medici partendo dalla scuola di specializzazione: un percorso universitario quadriennale potrà garantire una più ampia formazione. Il corso sarebbe tripartito, una parte teorica universitaria, una presso un tutor medico di medicina generale e una terza di tirocinio pratico anche in ospedale. Una volta specializzato, il Mmg – seconda proposta – passerebbe alla dipendenza, ma non delle regioni, bensì del Ministero della Salute, come livello assistenziale nazionale. Per convergere sugli obiettivi comuni di sanità pubblica, i medici sarebbero raccordati alle regioni e alle direzioni generali Asl da un organo di coordinamento. Terza proposta, avrebbero uno stipendio con quota fissa e quota variabile legata alla produttività, misurata in termini di stato di salute (quali-quantitativi) dell’assistito e di capacità di agire in team secondo parametri nazionali uniformi. Tra questi ultimi: indicatori di processo ed esito nelle cronicità, adesioni agli screening, ricoveri evitati. Sarebbe previsto un premio per l’over-performing. E pure ferie, maternità, malattia. E gli orari? La quarta proposta prevede un monte-ore minimo per attività ambulatoriale ed assistenza domiciliare la cui sommatoria verrebbe considerata “fruibilità minima”; al di fuori di tale orario minimo, i medici gestirebbero settimanalmente le restanti ore secondo le necessità più opportune. Infine – quinta proposta – opererebbero in équipe con specialisti, infermieri, psicologi, assistenti sociali con dotazioni messe a disposizione da Asl e Regioni, sgravati da compiti amministrativo-gestionali, in rete con l’ospedale, con software dedicati per la gestione dell’assistito e delle cronicità, supporto amministrativo e referente sociale. Gli autori del documento credono che i 235 milioni stanziati dalla Finanziaria 2020 per le diagnostiche di studio siano un buon inizio, ma ora serve un investimento informatico a livello nazionale per una rete da finanziarsi tramite risorse di programmi europei, incluse le misure straordinarie conseguenti all’emergenza Covid-19. Non è facile persuadere un medico di assistenza primaria che con orgoglio rivendica di essere libero professionista, “terzo” tra sanità pubblica e paziente, quasi “avvocato” di quest’ultimo di fronte alla giungla del servizio sanitario, e più costoso per il sistema tra oneri di studio, infermiere, maternità etc. «In realtà il modello di un medico soltanto integrato nell’Asl non è perseguibile – replica il presidente di Spazio Aperto Marco Martellucci – le aziende sanitarie non dispongono infatti di strutture territoriali capaci di garantire la necessaria capillarità sul territorio. E del resto, la medicina territoriale è la spina dorsale dell’assistenza al cittadino, come ha dimostrato la gestione del Covid-19 (anche con i suoi problemi), perché il medico è vicino a tutti e non può restare chiuso esclusivamente nei locali Asl. Pertanto, i Mmg manterrebbero la loro organizzazione logistica così come attualmente prevista, in stretto coordinamento con la Asl. Nel nostro modello, costruito secondo i dati disponibili in rete, si prevede un contratto basato su un’attività minima predeterminata ripartita tra ambulatorio e assistenza domiciliare, consentendo comunque margini di auto-organizzazione. Il vantaggio dello stretto coordinamento con la Asl sarà quello di poter condividere i percorsi di cura con gli specialisti del Ssn nell’assistenza al paziente».

Qui guiderebbe il concetto di dipendenza: da una parte, gli ospedalieri, dalle regioni, dall’altra, i Mmg, dal Ministero della Salute, un po’ come se fossero un’estensione diretta di questo con 45 mila sentinelle sul territorio, coordinati a livello locale da consulte che assicurerebbero il legame con il resto del personale sanitario. Ricada su “Roma” o sulle Regioni, il costo del singolo Mmg dipendente parrebbe comunque più alto di oggi: non si sta per caso puntando sul fatto che saranno sempre meno? «Di qui al 2028 dei medici di famiglia usciti dalla professione per raggiunti limiti d’età, 20-22 mila secondo i numeri Fimmg non saranno rimpiazzabili – ammette Martellucci – il che significa un carico di lavoro maggiore ossia, se i numeri saranno confermati, circa 1900 assistiti in media a testa. Aumenterà il massimale, il carico di lavoro. Insostenibile per l’attuale modello “in solo”. In questo scenario il ruolo dell’infermiere di famiglia sarà sicuramente fondamentale per la gestione degli assistiti. Sicuramente la nostra futura sanità dipenderà anche dalla capacità di lavorare in team di queste nuove figure con il Mmg per realizzare gli obiettivi nazionali di salute pubblica. Serve integrare i sistemi sotto l’egida unica del Ssn. La tematica è di sicuro rilievo e di interesse nazionale».

fonte: doctornews