BASILEA 3… FORSE 4
“Basilea 3” è un articolato insieme di provvedimenti di riforma, predisposto dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria al fine di rafforzare la regolamentazione, la vigilanza e la gestione del rischio del settore bancario. Tali provvedimenti mirano a migliorare la capacità del settore di assorbire shock derivanti da tensioni economiche e finanziarie indipendentemente dalla loro origine, migliorare la gestione del rischio e di governance, rafforzare la trasparenza e l’informativa delle banche. L’insuccesso di Basilea 3, bypassata dall’eurosistema e non solo, fa parlare di Basilea 4. La riforma verte sulla regolamentazione a livello di singole banche, e concorrerà a rafforzare la loro resistenza nelle fasi di stress, nonché sulla amplificazione pro-ciclica di tali rischi nel tempo a livello macro-prudenziale di sistema. L’abbassamento dei tassi fa cambiare il core business della banca. Le banche tendono a far pagare le riserve indotte da Basilea con l’applicazione delle spese e commissioni per servizi e pareggiare i costi del personale con i ricavi da tali servizi. Inoltre, con le nuove norme, si è introdotto il concetto di ”perdite attese”. Lo sconfinamento diventa, quindi, una perdita attesa ed il suo 30% va accantonato a riserva. Ne consegue una minore possibilità di erogazione del credito. Questo provvedimento rischia di portare la banca a una perdita tecnica e non gestionale, con la conseguenza di una nuova minore disponibilità all’erogazione creditizia.
Questi elementi negativi impongono alla banca di fare riserva, persino i crediti andati in bonus e i crediti sotto osservazione sono soggetti nuovamente a riserva anche se forfettaria. Le banche probabilmente perseguiranno un mix di strategie per affrontare queste carenze, tra cui la contrazione di utili futuri. In realtà l’accordo di Basilea 2 entrato in vigore solo nel 2008, dopo una lunga fase di gestazione, prevedeva il vincolo di non discostarsi troppo dalle regole precedenti almeno per i primi anni. Per le nostre logiche bancarie, Basilea è stato un fallimento. La storia industriale e finanziaria italiana non è come quella degli Stati Uniti, epicentro dello tsunami finanziario. Gli USA non solo sono stati recalcitranti ad accettare le nuove norme, ma ne prevedevano l’applicazione a partire dal 2009 e solo per una parte limitata del sistema bancario, preferendo mantenere le regole nazionali, meno sofisticate e meno risk-sensitive. Northern Rock, Bear Stearns e Lehman Brothers, per citare solo tre vittime eccellenti della crisi finanziaria, non applicavano Basilea 2. Ritenere responsabile una normativa entrata in vigore all’epoca da pochi mesi o addirittura non ancora applicata, sembra effettivamente eccessivo.
Basilea 2, 3 e 4 non c’entrano nulla… o quasi. Se, da un lato, non è corretto attribuire alle regole di Basilea la responsabilità della crisi, va però detto che il Comitato di Basilea non l’ha varata in tempo utile per prevenirla.
Gian Carlo Rosini











