Smatworking lavoro futuro
Smatworking Lavoro Futuro


SMART-WORKING E CORONAVIRUS

L’emergenza coronavirus ha posto le aziende italiane di fronte alla necessità di attrezzarsi per offrire ai propri dipendenti l’opportunità di lavorare da casa. Di punto in bianco da una base di circa 570.000 persone si è passato a quasi 2 milioni di potenziali lavoratori che si sono ritrovati così alle prese con una realtà nuova, quella dello smartworking.

“In realtà quello che è stato autorizzato, o meglio forzato, è il telelavoro, ovvero la possibilità di trasferire la sede lavorativa presso il domicilio del lavoratore”, precisa Simone Colombo, HR fractional ed esperto di direzione del personale in outsourcing.

Secondo il consulente, “All’inizio molti hanno avuto l’impressione che si trattasse di una soluzione di breve durata e che fosse relativamente semplice organizzare le attività da remoto, ma ora che il periodo di Smartworking è stato prolungato fino al 3 aprile potremo verificare se le aziende hanno davvero adottato o stanno sviluppando la cultura dello Smartworking”.

Per farlo occorre applicare parametri e chiavi di lettura precisi e oggettivi. Fino ad oggi gran parte degli accordi di Smartworking hanno previsto solo alcuni giorni la settimana e per particolari categorie.

“Lavorare da remoto per 4/5 settimane consecutive metterà a dura prova le organizzazioni e i risultati attesi. In particolare le aziende dovranno prestare attenzione ad alcuni elementi critici”.

I dati forniti dall’Osservatorio sullo Smartworking del Politecnico di Milano dicono che tra i fattori critici evidenziati dai manager c’è la condivisione di informazioni (11%) all’interno del team di smartworker. Fra le altre criticità evidenziate la più frequente è la percezione di un senso di isolamento circa le dinamiche dell’ufficio (18%), seguita dal maggiore sforzo di programmazione delle attività e di gestione delle urgenze (16%). Altre difficoltà sono legate alle distrazioni esterne, come la presenza di altre persone nel luogo in cui si lavora (14%), alla necessità di frequenti interazioni di persona (13%) e alla limitata efficacia della comunicazione e della collaborazione virtuale (11%). La soluzione è quella di utilizzare tools ed applicazioni che permettano da una parte di organizzare i lavori e dall’altra un costante contatto con i colleghi. (penso ad Asana, Trello, ma anche gruppi Whatsapp, Telegram per i broadcast etc) Allo stesso tempo è fondamentale l’attività di coordinamento. Per chi lavora a distanza qualche riunione in più da remoto è utile per chiarirsi e comprendere meglio le problematiche, tenendo alto il livello di collaborazione e di appartenenza del gruppo.