By Adrien Pichoud, Chief Economist SYZ Asset Management

Non ci resta che tentare di stimare l’impatto di questa epidemia sull’economia globale e sui mercati finanziari. Questo sviluppo inatteso desta una serie di interrogativi senza risposta: quanto ci vorrà per arginare la diffusione del virus in Cina, in Asia e nel resto del mondo? Per quanto tempo le misure precauzionali intralceranno l’attività economica? Quali saranno l’entità e la durata dell’impatto sull’attività economica, ad esempio in termini di consumi, investimenti e risultati societari? Le risposte a tali domande spaziano da “conseguenze relativamente rapide e benigne” fino a “effetti a lungo termine e significativi” e al momento riteniamo che sia impossibile avere qualunque certezza.Innanzitutto, prima della diffusione del virus l’economia globale era ancora in miglioramento, sulla scia del trend incoraggiante del quarto trimestre dello scorso anno. Vi era pertanto un momentum economico positivo allo scoppiare della crisi epidemica.In secondo luogo, la Cina utilizzerà tutti gli strumenti economici possibili per attenuare il colpo sulla propria economia.In misura minore, è ipotizzabile che nel 2020 tutte le banche centrali dei paesi sviluppati ed emergenti mantengano o addirittura rafforzino l’orientamento generalmente accomodante.Infine, i consumi delle famiglie, ovvero il primo motore di crescita del PIL nelle economie sviluppate, restano sostenuti dal calo della disoccupazione, già su livelli bassi, dall’aumento dei prezzi degli attivi e dal basso costo del credito. La combinazione di questi fattori positivi è destinata a contenere o mitigare l’impatto della diffusione del virus sull’attività economica globale.A questo si aggiunge una partenza confusa per le Primarie del Partito democratico statunitense, il che ha ridotto il rischio di vedere eletto un presidente “avverso al mercato”. Abbiamo quindi un contesto in cui le informazioni note e favorevoli controbilanciano i potenziali rischi di ribasso ignoti, almeno per quanto ne sappiamo.Pertanto, in questa fase manteniamo le nostre visioni favorevoli sugli attivi rischiosi, restiamo esposti alle azioni cinesi e rafforziamo l’allocazione a quelle statunitensi in ragione del vigore dell’economia a stelle e strisce nonché dell’implicito supporto della Fed. Aspettando di poter disporre di elementi e dati concreti sulla portata dell’impatto, osserviamo che:l’economia statunitense stava seguendo una traiettoria di espansione leggermente al di sopra del potenziale, sostenuta da solidi consumi e da una forte domanda interna, nonché dalla ripresa degli indicatori dell’attività industriale. L’indice ISM manifatturiero, il seguitissimo barometro dell’attività industriale, è rimbalzato da un minimo quadriennale a gennaio, segnalando una ripresa dell’espansione nel settore dopo 5 mesi di contrazione. L’economia continua a creare posti di lavoro (225.000 a gennaio) e la fiducia dei consumatori è prossima ai massimi ciclici. Poiché è facile che la Fed mantenga un approccio cauto/accomodante in ragione dell’inflazione contenuta e dei rischi di ribasso legati al coronavirus, la politica monetaria dovrebbe favorire l’espansione economica in quest’annata di elezioni, a patto che il dilagare del virus non comprometta le catene di approvvigionamento, i viaggi e l’attività troppo a lungo. L’eurozona è più vulnerabile in ragione della dipendenza dalla domanda cinese, ragion per cui il virus ha un impatto significativo. L’economia inglese si trova in una fase di ripresa post-Brexit. Il franco svizzero è destinato a rimanere forte. Il Regno Unito tira un sospiro di sollievo a seguito dello scemare delle incertezze politiche e di fronte alla prospettiva dell’annuncio di notevoli misure di stimolo fiscale in primavera. La BNS ha dovuto fare i conti con l’apprezzamento del CHF, pur dimostrandosi incapace di reagire realmente dopo essere diventata ufficialmente oggetto di osservazione da parte degli Stati Uniti per intervento sulla valuta. Nell’Asia sviluppata, le dinamiche di crescita sono apparse blande ma positive in Giappone e in Australia, ma la diffusione del virus avrà probabilmente un impatto negativo almeno temporaneo sull’attività economica nel primo trimestre.Tutti i paesi asiatici segneranno un rallentamento nel primo trimestre, poiché l’attività economica risulterà significativamente compromessa dall’epidemia di coronavirus e dalle conseguenti limitazioni ai viaggi, dalle perturbazioni della catena di approvvigionamento e dalle misure precauzionali.Tra le grandi economie emergenti, l’India spicca per la solida crescita economica. Essendo ampiamente orientata al mercato interno, potrebbe non risentire eccessivamente della diffusione del coronavirus e potrebbe continuare a prosperare nei mesi a venire, sostenuta da politiche economiche accomodanti. Dopo la diffusione iniziale del coronavirus, la correzione del mercato azionario è stata rapidamente compensata da una ripresa. In questo contesto, non abbiamo apportato modifiche all’allocazione geografica, con l’unica eccezione dell’upgrade degli Stati Uniti a “preferenza”, basato su:
(a) la resilienza della dinamica macroeconomica dell’economia statunitense,
(b) il sostegno della politica monetaria accomodante della Fed, rafforzato dall’epidemia di coronavirus
(c) la probabilità ormai alta della rielezione di Trump, che sarebbe accolta positivamente dai mercati.
Infine, abbiamo scelto di mantenere l’orientamento positivo verso i mercati azionari cinesi, che restano interessanti in termini di valutazioni.
Manteniamo un orientamento positivo su obbligazioni e credito.Assumiamo una posizione di “lieve avversione” per il debito dei mercati emergenti, nell’ambito di un portafoglio multi-asset.
Assegniamo una “lieve preferenza” a Russia, Indonesia, Messico e Polonia
In seguito alla Brexit, assumiamo una posizione di “lieve preferenza” per la sterlina. L’oro resta la prima scelta in un’ottica di diversificazione. Preferiamo il dollaro rispetto all’euro. Esprimiamo una “lieve preferenza” per lo yen.