Arlecchino
Arlecchino

Eduardo de Filippo diceva che il teatro è una zona franca della vita dove si è immortali.

Il teatro porta alla vita e la vita porta al teatro. Non si possono scindere le due cose. Da ciò sembra discendere che se la vita si arresta è inevitabile che si arresti anche il Teatro. Così è stato e il COVID ha spento d’un tratto tutti i teatri chiudendo il grande sipario della nostra vita sociale.

Lo sa bene Andrée Ruth Shammah, regista, artista, imprenditrice e direttrice del Franco Parenti, vero lievito della vita culturale meneghina (come noto avrebbe dovuto essere insignita del riconoscimento delle Grandi Guglie l’8 marzo pur sapendo che lei Grande Guglia lo era già honoris causa). Ruth ha combattuto fino all’ultimo per scongiurare il peggio e oggi che ha compreso che il nemico è troppo pericoloso, dichiara “mi si stringe la gola e con angoscia ripeto la frase che tutti ripetono in questo periodo: ‘niente sarà più come prima’ e mi chiedo se sarò capace ,se ne avrò la freschezza, di rifar rinascere in molti la necessità di voler ascoltare chi si rivolgerà a ognuno degli spettatori seduti in sala, uno accanto all’altro….” ma la guerriera che è in Lei prevale… “Le difficoltà si possono trasformare in opportunità se si capisce dove si vuole andare a parare… e ci dona da una assolata casa di campagna colma di ricordi e fermenti creativi, una riflessione importante tutta da ascoltare! 

 

Ne è consapevole anche l’amico di sempre del CSGM Carlo Fontana già Sovrintendente della Scala per quindici anni e dal 2013 Presidente AGIS (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo) che nel desolante scenario attuale spera possa prevalere la voglia di socializzare sulla paura e dalla sua casa milanese ci dice che… adda  passà  la nuttata.

 

E in tutto questo poteva il più famoso Arlecchino della storia del Teatro, Ferruccio Soleri (quello del Guinness dei primati che ha portato per 2.283 volte in scena cervello, cuore, muscoli, allenandosi ogni giorno come un centometrista per affrontare le fatiche fisiche della performance voluta nel 1947 da Strehler) non mandarci un messaggio di speranza e un augurio? A me ha sinceramente commosso.

 

Classe 1929 e inossidabile Grande Guglia della Grande Milano 2018, sentite la forza e la voglia di vita con cui ci esorta a gioire e pensare che l’impossibile sia realizzabile in una vita che è un labirinto e che non si può mappare né pienamente comprendere.

Possano essere questi messaggi l’augurio più bello per buttare presto quelle povere mascherine del periodo attuale ritrovando le amate maschere teatrali simboli di vita vera di cui la Grande Milano è colma.

Daniela Mainini, Presidente Centro Studi Grande Milano