Smart working e lavoro da casa home working (2)

Quanti risultati si ottengono secondo voi ricercando la parola smart working su Internet? Il numero è spaventoso, ben 3.700.000.000.

Ciò implica il fatto che questo termine è uno dei più ricercati del 2020.
Quando è esploso questo nuovo fenomeno? La risposta è più che ovvia: dall’improvvisa diffusione del Covid-19 nel mondo.
Non bisogna però dimenticare che questo modo di lavorare era già diffuso a livello globale anche se con numeri decisamente inferiori di adesso.
La sua diffusione è stata poi capillare, basti pensare che anche nella nostra penisola (sempre stata indietro coi tempi e non particolarmente incline all’informatizzazione) ci sono ormai milioni di lavoratori in smart working. Inoltre, questa nuova metodologia di lavoro sta affrontando un importante fase di consolidamento e implementazione: in molte realtà aziendali le funzioni eseguibili in remoto continueranno ad essere svolte dai lavoratori da casa propria.

Cosa vuol dire lavorare in smart working?

Nel gergo comune questo termine va a significare il lavoro “in remoto” o anche detto “a distanza”, creando grande confusione con altri termini, quali ad esempio “telelavoro” e “remote working”.
Fortunatamente questa particolare fattispecie di lavoro è ben definita dalla legge 81/2017. Lavorare in Smart Working significa:“un lavoratore subordinato svolge la propria attività anche a distanza. Può farlo da casa, ma anche altrove, senza una postazione fissa e senza precisi vincoli di orario” (Testo della Legge 81/2017).
Per intenderci, quando si sta lavorando in smart working non bisogna per forza rispettare orari precisi e soprattutto lo si può svolgere in qualsiasi postazione, con l’unico vincolo della presenza di una rete Internet.
Al contrario, il termine telelavoro implica orari precisi ed il rispetto del mantenimento di una postazione fissa: è come se si lavorasse in ufficio, solo che non lo si è fisicamente.
Lo smart working (definito da alcuni “lavoro agile”) simboleggia un passaggio culturale tanto che il Politecnico di Milano ne parla come una nuova filosofia manageriale basata sull’autonomia e sulla flessibilità nella scelta degli orari, spazi e strumenti da utilizzare per risultare il più efficienti possibile.
I risultati? Con grande sorpresa in molte realtà lavorative i risultati registrati dallo smart working superano quelli del tradizionale lavoro d’ufficio. Per questa ragione molte aziende stanno già implementando come routine lavorativa standard questa nuova tipologia di lavoro.

Gli strumenti dello Smart Working

Fondamentale per poter lavorare in smart working è avere gli strumenti adeguati. Il primo tra questi è senza ombra di dubbio il notebook e poi ovviamente una buona connessione Internet. Per quanto riguarda i software invece ci sono diversi tool che ci aiutano a tenerci in contatto con i colleghi e clienti come fossimo in ufficio. Primo fra tutti Google Drive, pratico per la condivisione di documenti e file. Abbiamo poi Zoom, Cisco Webex Meetings o Google Hangouts Meet per le videoconferenze o anche le pause caffè a distanza. Per organizzare il calendario e l’assegnazione dei compiti non possiamo non menzionare la bacheca virtuale di Trello.