Il Conte Verde fu anche una delle massime espressioni della cavalleria medievale europea, e rappresentò uno dei personaggi più affascinanti della storia dei Savoia. Tanto è vero che il suo soprannome deriva dal fatto che partecipava ai tornei del tempo completamente vestito di verde, una sorta di colore portafortuna che gli valse grandi vittorie e che conservò anche salendo sul trono. Presto il suo nome divenne leggenda. Grazie all’appoggio dei francesi riuscì infatti a imporre il potere dei Savoia dalla regione omonima al Piemonte, sconfiggendo a più riprese i signori di Pinerolo, i Marchesi di Saluzzo e altri contendenti.
Partecipò alle più importanti guerre dell’epoca, tra cui quella contro Turchi e Bulgari nel 1366-67, in difesa del cugino Giovanni V Paleologo, imperatore d’Oriente. Ancora oggi, in Piazza Palazzo di Città a Torino, davanti al municipio, è presente una sua statua che ricorda questa leggendaria crociata in Oriente. Di essa, risalente al 1366, ci è rimasto anche il colore “Blu Savoia”, un azzurro intenso che ancora oggi caratterizza le nazionali italiane dello sport.
Questo particolare colore fu usato per la prima volta nello sport italiano dalla nazionale di calcio nel 1911, in onore dei regnanti Savoia. La sua origine risale alla spedizione in Oriente del Conte Verde, quando fece issare sulla nave ammiraglia, accanto allo stendardo rosso-crociato dei Savoia, una bandiera azzurra in onore e protezione della Santissima Annunziata, a cui la dinastia era profondamente devota. Anni prima, infatti, il Conte Verde aveva fondato l’ordine cavalleresco dei Cavalieri della Santissima Annunziata, ancora oggi uno dei più antichi d’Europa.
Amedeo VI di Savoia, il “Conte Verde”
Molti italiani non lo sanno: quando nello sport si parla degli “azzurri”, tutto nasce da un gesto compiuto nel 1366. L’ultima avventura del Conte Verde si svolse nel 1382, durante una spedizione nel Sud Italia al seguito di Luigi d’Angiò contro Carlo III per la conquista del Regno di Napoli. Qui il Conte Verde morì di peste, fra atroci sofferenze, il 1° marzo 1383, a Santo Stefano di Campobasso, nel Molise. Una lapide del piccolo paese ricorda ancora oggi la morte di uno dei personaggi più importanti della storia europea del Trecento.
Così è l’Italia: nel tempo ha dimenticato molti dei suoi eroi, e anche a chi deve il colore “azzurro” nello sport. Ecco perché Amedeo VI di Savoia, detto il Conte Verde, meriterebbe di essere ricordato molto più di quanto accada oggi. Senza di lui non avremmo mai avuto i colori azzurri della nazionale.
Questo valoroso Savoia riuscì anche, nel 1363 in terra Canavesana, a ottenere la liberazione del Vescovo di Ivrea Pietro de Camera. Quest’ultimo, in contesa con il Marchesato del Monferrato, era finito nelle mani del mercenario inglese Robin du Aspin, che guidava una soldataglia e pretendeva un riscatto di 8.500 fiorini d’oro. Il Conte Verde, con astuzia e coraggio, negoziò la sua libertà.

Giorgio Cortese
Giornalista e divulgatore culturale: dedica gli articoli alla società, alla valorizzazione del territorio italiano con rigore e sensibilità narrativa. Leggi di più











