L’importanza del respiro accompagna ogni essere vivente: tutto inizia con un respiro e finisce con la sua assenza. In mezzo si tende l’arco della nostra vita. Oggi, complice la pandemia, la parola respiro ha assunto un significato nuovo, più consapevole e più fragile. Il Coronavirus, in modo semplice e terribile, uccide bloccando il respiro: ferma l’ingresso della vita nel corpo. La mancanza d’aria è una paura ancestrale, diventata improvvisamente reale.
Prima davamo per scontato il respiro: va da solo, come il vento. Accelera e decelera seguendo le emozioni, ma non si ferma. Pensate che respiriamo 21mila 600 volte al giorno, 15–30 volte al minuto, senza rendercene conto. Eppure oggi più che mai comprendiamo davvero l’importanza del respiro, perché cambiando il respiro cambiamo ciò che accade nel corpo, nella mente e nelle emozioni.
La parola respiro deriva dal latino respirare, “soffiare di nuovo”. Ha una base onomatopeica: un pulsare di vita, un ribollire simile all’onda del mare e alla risacca. Il respiro non si vede, se non nel freddo o quando appanna gli occhiali sotto la mascherina. Anche affannoso, rimane vitale.
Alla nascita, il primo respiro del neonato è un atto di forza: un sì alla vita. È come dire: io inspiro, prendo la vita dentro di me, esisto. Ogni respiro alimenta la combustione di ossigeno e glucosio, producendo l’energia necessaria a ogni processo vitale: fisico, mentale, emozionale, spirituale.
L’importanza del respiro nella nostra biografia vitale
Nel respiro di ognuno di noi c’è la mappa della nostra vita, la nostra biografia vitale, come nelle rughe del volto, nella scrittura, nel modo in cui ci muoviamo. Senza respiro non ci sarebbe musica, non solo quella dei grandi come Mozart, Bach o Beethoven, ma anche quella di chi suona per diletto. La musica vive di respiro, di pause, di continuità.
In un concerto, Maestro e Musici respirano insieme: saper respirare e saper ascoltare sono abilità interconnesse. Anche il canto è una prosecuzione del respiro. Quando cantiamo, anche sotto la doccia, guardiamo negli occhi il nostro respiro e quindi noi stessi. Il respiro dà forza alle note e alla vita. Nelle partiture, un piccolo apostrofo indica il momento in cui respirare senza interrompere la frase musicale: anche la vita ha bisogno di queste pause.
Se oggi dovessimo descrivere l’inferno, sarebbe un letto di rianimazione: immobili, invasi da cannule, senza dignità, senza controllo, neppure del respiro. È l’immagine più dolorosa della perdita totale di sé.
E allora, se oggi non è una bella giornata, facciamo un respiro profondo. La vita è bella. Sorridiamo: il sorriso permette all’anima di respirare. E vaccinandoci proteggiamo noi stessi, i nostri affetti e chi incontriamo. Così possiamo tornare a respirare con tranquillità, ricordando ogni giorno l’importanza del respiro.

Giorgio Cortese
Giornalista e divulgatore culturale: dedica gli articoli alla società, alla valorizzazione del territorio italiano con rigore e sensibilità narrativa. Leggi di più











