Elefante nella stanza metafora di crisi climatica

La crisi climatica è l’elefante nella stanza che continuiamo a ignorare, e questa immagine descrive bene ciò che accade quando una verità evidente viene rimossa dal dibattito. L’espressione “l’elefante nella stanza” indica infatti un problema visibile, ma che tutti fingono di non vedere. È impossibile ignorare un elefante al centro del salotto, ma si può far finta di niente per evitare il disagio di affrontarlo. Tuttavia, ignorarlo non lo fa sparire. Prima o poi si muove, attira l’attenzione e può causare danni evitabili. Allora ci si accorge che molti sapevano, ma nessuno aveva avuto il coraggio di rompere il silenzio.

In questo periodo di pandemia rifletto su come abbiamo accantonato, nella stanza, il pachiderma della crisi climatica che incombe su tutti noi. Nel 1900 la Terra ospitava 1,6 miliardi di persone. In mezzo secolo siamo diventati 2,5 miliardi. Nel 1975 eravamo già 4 miliardi, poi 6 miliardi nel 2000 e 7 miliardi nel 2011. Il contenimento della popolazione non ha mai attirato simpatie religiose né consensi politici. Limitare la libertà di scelta su un tema così personale, come il numero di figli, ha fatto fallire molte politiche. Persino la Cina ha abbandonato nel 2013 il diktat del figlio unico.

Per oltre due secoli il timore del sovraffollamento si è basato sulla sicurezza alimentare: la popolazione cresce, mentre il pianeta resta lo stesso. Eppure la necessità aguzza l’ingegno, soprattutto quando è in gioco la sopravvivenza. La popolazione mondiale crescerà ancora, ma ciò che inciderà sul clima sarà il modello di sviluppo che sceglieremo. Contano soprattutto i consumi pro capite e le emissioni legate alla produzione delle risorse.

Crisi climatica, l’elefante stanza: il problema che non vogliamo vedere

Negli ultimi dieci anni il dibattito demografico si è riacceso proprio per l’impatto climatico dei consumi. Secondo alcuni “esperti”, le quattro azioni più efficaci per la salute del pianeta sono rinunciare alla carne, evitare l’aereo, ridurre l’uso dell’auto e, infine, avere meno figli. In Italia, però, ci siamo portati avanti: mettere al mondo dei figli è diventato un percorso a ostacoli. Siamo nel deserto di natalità e, tra qualche decennio, mancheranno le persone che dovranno sostenere chi andrà in pensione.

Non sono un esperto, ma penso che, se vogliamo lasciare un mondo migliore alle generazioni future, dobbiamo iniziare subito. Serve usare e distribuire le risorse naturali in modo più oculato. E dobbiamo procedere su tre strade: una rapida transizione alle energie rinnovabili, una reale emancipazione femminile – perché le donne sono più attente al riciclo – e l’abbandono dello stile di vita occidentale, oggi imitato da molti Paesi emergenti.

È una corsa contro il tempo. Se miliardi di persone consumassero quanto gli europei, o peggio gli statunitensi, il pianeta non reggerebbe. Il pachiderma demografico resta nel salotto, accanto all’elefante della microplastica che inquina l’ambiente e noi stessi. La ingeriamo senza accorgercene, lungo le catene alimentari. E potrebbe portarci all’estinzione, non solo come specie, ma come pianeta vivibile.

Giorgio Cortese – giornalista e divulgatore culturale
Giorgio Cortese

Giornalista e divulgatore culturale: dedica gli articoli alla società, alla valorizzazione del territorio italiano con rigore e sensibilità narrativa. Leggi di più

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