Ci sono luoghi che si visitano e altri che si lasciano conoscere lentamente, proprio come le pagine di un racconto scritto dal tempo. Dolcedo appartiene a questa seconda categoria. Adagiato nell’entroterra della Riviera di Ponente, tra uliveti secolari, ponti in pietra e vicoli che custodiscono il fascino più autentico della Liguria, il borgo invita il visitatore a rallentare il passo e a lasciarsi conquistare dalla sua anima più vera.

Ad accoglierci, all’inizio di questo viaggio, sono il sindaco Giuseppe Rebuttato e l’assessore alla Cultura e al Turismo Barbara Gibellini, interpreti di una comunità che continua a preservare e valorizzare il proprio patrimonio storico, culturale e gastronomico.
Dolcedo borgo ligure tra Medioevo, ulivi e antiche tradizioni
Dolcedo sorge nella Val Prino, a pochi chilometri da Imperia, e conserva un’impronta medievale ancora perfettamente leggibile. Le sue radici affondano nell’Alto Medioevo, mentre le testimonianze più antiche conducono addirittura all’Età del Ferro, con i castellari presenti sul Monte Follia. Furono i monaci benedettini di San Colombano, in epoca longobarda, a dare impulso allo sviluppo agricolo introducendo la coltivazione dell’olivo e l’utilizzo dei mulini ad acqua. Successivamente il borgo passò sotto il dominio dei Marchesi di Clavesana e nel 1228 entrò nell’orbita della Repubblica di Genova.
Nel 1613 ottenne l’autonomia amministrativa e conobbe una fase di grande prosperità grazie al commercio dell’olio extravergine d’oliva. Nel 1810, durante l’amministrazione napoleonica, ricevette persino il titolo ufficiale di città. Oggi Dolcedo continua a vivere grazie a un turismo internazionale attento alle tradizioni, ai percorsi naturalistici e ai suoi straordinari prodotti del territorio. Passeggiare tra i suoi carruggi significa compiere un viaggio nel tempo. Il torrente Prino accompagna il visitatore lungo antiche strade in pietra, piazze raccolte e scorci che sembrano usciti da una cartolina. Tra i simboli più rappresentativi spicca il Ponte Grande, costruito nel 1292 dai Cavalieri di Malta, autentica icona del borgo.
Esperienze autentiche tra cucina ligure, arte e ospitalità
Il nostro itinerario prende forma attraverso incontri e sapori che raccontano l’identità di Dolcedo. Dopo un aperitivo immersi nel verde, il viaggio gastronomico continua al Ristorante Maibon di Vito Castellano, dove pesto fresco, olive taggiasche e olio extravergine diventano protagonisti di un light lunch capace di valorizzare tutta la tradizione ligure. L’arte trova spazio nel laboratorio della ceramista Delia Kunz, luogo in cui la creatività incontra la memoria del territorio. La giornata si conclude con una raffinata esperienza gourmet presso il ristorante “Equilibrio” dello chef stellato Jacopo Chieppa. Una cucina elegante, ingredienti accuratamente selezionati, una mise en place impeccabile e un servizio attento rendono questa cena una delle tappe più significative del soggiorno.
Il pernottamento presso l’agriturismo Asplanato, immerso nelle alture di Dolcedo, offre l’occasione per vivere il silenzio della campagna ligure e riscoprire il valore di un’accoglienza autentica.
Dolcedo borgo ligure e l’eccellenza dell’olio taggiasco
La seconda giornata conduce all’Antico Frantoio Ghiglione, realtà storica attiva dal 1920. Qui incontriamo Anna Ghiglione, protagonista di una produzione che valorizza l’oliva taggiasca attraverso oli DOP e biologici premiati a livello regionale. La degustazione permette di apprezzare le caratteristiche di un prodotto simbolo della Riviera Ligure, espressione di una cultura agricola che continua a tramandarsi di generazione in generazione.
Dopo il pranzo presso il Ristorante Tunù, il percorso prosegue al Laboratorio del Torrone di Dolcedo ospitato dal Ristorante La Fontanella. Mandorle, miele locale e ricette tramandate nel tempo raccontano una tradizione natalizia ancora profondamente radicata nella comunità. Il pomeriggio continua nell’atelier della ceramista Carola Gruosso, dove giornalisti e ospiti si cimentano nella lavorazione della creta dando forma a decorazioni originali, in un’esperienza coinvolgente e ricca di significato. La serata si conclude nel dehors del Ristorante “La Fontanella de l’Antico Grimorio“, accompagnata da musica dal vivo e da un’atmosfera conviviale che conferma la straordinaria capacità di Dolcedo di accogliere i propri visitatori.
Tra natura incontaminata, spiritualità e memoria locale
La terza giornata è dedicata alla scoperta della frazione di Lecchiore e dei suoi celebri laghetti, piccoli paradisi naturali immersi nella vegetazione mediterranea, ideali per una passeggiata rilassante durante i mesi estivi. Il percorso continua verso il Santuario dell’Acquasanta, luogo di grande spiritualità dove, secondo la tradizione, nel 1604 sarebbe sgorgata acqua dalla nicchia dedicata alla Madonna. A raccontare questa antica vicenda è Don Gian Luigi Peirano, parroco di Dolcedo e Lecchiore, che accompagna i visitatori lungo un itinerario semplice e suggestivo.
La visita prosegue al Frantoio Asplanato, gestito da Nicola e dalla sua famiglia. Con circa 3.500 piante di olive taggiasche e una produzione annua di oltre 10 mila bottiglie, questa realtà rappresenta un esempio concreto di imprenditorialità legata al territorio e alla valorizzazione delle eccellenze locali. Dopo la degustazione dei prodotti tipici, il tour raggiunge il Casone dei Partigiani alle pendici del Monte Faudo. Qui, immersi nella natura, si gusta un pranzo preparato con verdure locali cucinate sul fuoco a legna. 
Attraversando l’antica mulattiera si raggiunge Bellissimi, dove il botanico Natalino Trincheri accompagna il gruppo alla scoperta delle piante officinali, delle tradizioni contadine e delle antiche leggende della vallata. Tra le esperienze più sorprendenti vi è il volo in mongolfiera organizzato per i giornalisti ospiti, occasione unica per ammirare dall’alto il paesaggio della Val Prino. Emozionante anche la visita all’antico asilo del paese, ancora conservato con arredi e dettagli d’epoca, testimonianza preziosa della memoria collettiva locale. La giornata si conclude con la cena presso il Ristorante Casa della Rocca.
Dolcedo, un borgo da vivere lentamente
L’ultima giornata è dedicata alla scoperta degli angoli più suggestivi del centro storico, della piazza principale, del ponte dei Cavalieri di Malta e della Chiesa Parrocchiale di San Tommaso con il suo museo. Un itinerario che consente di comprendere quanto Dolcedo sia molto più di una semplice destinazione turistica. È una comunità che custodisce con orgoglio le proprie tradizioni, valorizza il territorio e trasforma l’accoglienza in una vera cultura dell’ospitalità. Il pranzo conclusivo al Ristorante Tunù chiude un viaggio ricco di emozioni, sapori e incontri autentici. Il ringraziamento finale va all’Amministrazione Comunale di Dolcedo, ai ristoratori, ai produttori, agli artigiani e ai gestori degli agriturismi che, con professionalità e passione, hanno saputo raccontare l’anima più autentica di uno dei borghi più affascinanti della Liguria.
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