Narra la leggenda che Atlantide, il mitico continente scomparso, si trovasse qui nell’arcipelago delle Azzorre: nove isole color smeraldo immerse nell’oceano Atlantico tra il Portogallo e il Nord America. Scoperto nel XV secolo dai navigatori portoghesi in rotta verso il nuovo mondo, l’arcipelago divenne ben presto uno dei punti di approdo preferiti tra l’Europa e l’America e rimane uno degli ultimi paradisi naturalistici europei. L’origine vulcanica delle isole crea il loro affascinante aspetto selvatico con antichi crateri occupati da laghi cristallini, scogliere nere che si scagliano nelle acque dell’Atlantico, aspre montagne con sorgenti di acque sulfuree e fumarole, chilometri di siepi di ortensie in fiore, una vegetazione rigogliosissima. L’isola di Pico viene definita come una delle più belle tra le nove isole che compongono l’arcipelago delle Azzorre. Seconda in dimensione dopo l’isola di San Miguel, l’isola conserva in modo stupendo le mitiche terre da vigneto, le bellissime spiagge e i panorami di montagna vulcanica e la più alta concentrazione di balene e delfini del mondo. Non a caso sulla costa meridionale sorge un monumento al baleniere e un interessante museo dedicato alla storia dell’epica e cruenta caccia alle balene che fu introdotta nell’arcipelago dai marinai americani agli inizi del XVIII secolo e ha caratterizzato l’economia di Pico per oltre duecento anni. Oggi questi cetacei sono diventati un’attrazione turistica con le loro emozionanti evoluzioni nella stagione degli amori. Pico è un’isola meravigliosa, assomiglia a un frammento di vulcano emerso dalle profondità dell’oceano Atlantico, e mutua il suo nome appunto dallo strato vulcano che con i suoi 2350 metri di altezza è la vetta più alta di tutto il Portogallo. Sulle sue falde, rese fertili dalle continue eruzioni del passato, si trovano coltivazioni di viti che sono separate da muretti di pietra lavica che creano un paesaggio molto suggestivo e producono un ottimo vino dolce il Verdelho. I suoi vigneti sono tanto rinomati da essere stati riconosciuti nel 2004 dall’Unesco come patrimonio dell’umanità.
Alessia Placchi











