Mozzarella di Bufala campana

Mozzarella di bufala: origine, produzione e tutela dell’eccellenza DOP

La mozzarella di bufala è uno dei simboli gastronomici più riconosciuti d’Italia. Il suo nome deriva dal gesto antico del “mozzare”, ovvero tagliare manualmente la pasta filata per darle forma: un’operazione che ancora oggi i casari compiono con abilità tramandata da generazioni.

Dalla DOC alla DOP: una storia di riconoscimenti

La mozzarella di bufala ha ottenuto il riconoscimento nazionale DOC nel 1993 e, tre anni dopo, nel 1996, è stata ufficialmente registrata come DOP – Denominazione di Origine Protetta a livello europeo. È l’unica mozzarella prodotta esclusivamente con latte fresco intero di bufala ad aver ottenuto questo prestigioso marchio.

Il Consorzio di Tutela, nato nel 1981, è l’unico organismo riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura per vigilare sulla qualità, promuovere il prodotto e garantire il rispetto del disciplinare.

L’area di produzione: un territorio unico

La mozzarella di bufala campana DOP viene prodotta in un’area geografica precisa, definita dal disciplinare e caratterizzata da condizioni ambientali e tradizioni casearie uniche. L’area comprende:

  • Campania: province di Caserta, Salerno, Napoli e Benevento
  • Lazio: province di Latina, Frosinone e parte di Roma
  • Puglia: parte della provincia di Foggia
  • Molise: parte della provincia di Isernia

Si tratta della più importante DOP del Centro‑Sud Italia e della terza DOP casearia italiana per valore economico.

I numeri della filiera

Secondo i dati ufficiali del Consorzio:

  • 98 caseifici certificati
  • 49.800 tonnellate di prodotto DOP (dato 2018)
  • 1.400 allevamenti certificati
  • 400.000 bufale di razza mediterranea italiana
  • 15.000 addetti complessivi nella filiera

Una realtà produttiva che unisce tradizione, economia e tutela del territorio.

Come nasce la mozzarella di bufala: le fasi della lavorazione

La mozzarella di bufala è un formaggio fresco a pasta filata, ottenuto da un processo rigoroso e codificato dal disciplinare DOP. Le fasi principali sono quattro.

  1. Acidificazione del latte
    Il latte di bufala viene lasciato acidificare naturalmente. Si aggiunge poi il caglio di vitello e si attende la coagulazione a 34–36°C per circa mezz’ora. La cagliata viene rotta fino a ottenere granuli della dimensione di una noce.
  2. Maturazione della cagliata
    I granuli riposano sotto siero per alcune ore, secondo la valutazione del casaro. Successivamente vengono tagliati in fette sottili e lasciati spurgare e maturare ulteriormente.
  3. Filatura
    È la fase più delicata e identitaria. Le fette vengono poste in un recipiente di legno e fuse con acqua bollente. La pasta, una volta filata, diventa elastica, lucida e omogenea. Il casaro la modella in diverse forme: bocconcini, ciliegine, nodini, ovoline, trecce fino a 3 kg.
  4. Salatura e conservazione
    Le mozzarelle vengono immerse in acqua fredda e poi trasferite nel liquido di governo, composto da acqua di filatura, sale e siero acido diluito. È questo liquido che mantiene il prodotto fresco e ne preserva la consistenza.

Perché la mozzarella di bufala è unica

Secondo il Consorzio, la tipicità della mozzarella di bufala campana DOP deriva soprattutto dal latte di bufala, più ricco di proteine, grassi e sali minerali rispetto al latte vaccino. Il risultato è un formaggio:

  • più saporito
  • più digeribile
  • con una struttura elastica e succosa
  • caratterizzato dal tipico “siero di latte” che fuoriesce al taglio

Un prodotto che unisce territorio, tradizione e qualità certificata.

 

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