Da un’indagine demoscopica di AstraRicerche per Colussi
Gli Italiani sempre più in ansia per il futuro,
i piccoli piaceri della vita, come “bene rifugio”.
Tra gli aspetti della vita capaci di dare più felicità ci sono le relazioni interpersonali, la famiglia e gli amori, ma non potevano certo mancare i piaceri connessi al cibo, soprattutto se si tratta di alimenti dolci (per il 51% degli intervistati). A rivelarlo un sondaggio condotto da Astraricerche per Colussi in occasione del centenario del brand alimentare che, dal 1911, crea prodotti semplici e genuini, destinati a rendere più gradevoli e gustose le tavole degli Italiani.
L’indagine demoscopica svolta da AstraRicerche è stata realizzata intervistando col metodo CAWI (Computer Aided Web Interviewing) un campione rappresentativo della popolazione italiana tra 15 e 70 anni, pari a circa 43.6 milioni di individui.
Il popolo del bel Paese non si rassegna all’infelicità nonostante la crescita di una visione negativa della propria situazione personale che nel mese di novembre riguarda oltre il 65% degli italiani. Ma nonostante il periodo l’indole degli italiani trova conforto nel valorizzare delle piccole dolcezze del vivere: dalla famiglia, all’amore, dagli affetti all’amicizia, fino al cibo, uno dei piaceri ancora oggi irrinunciabili. A rivelarlo un’indagine condotta su un campione rappresentativo della popolazione italiana (1.112 interviste, tra i 15 e i 70 anni) da Astraricerche – Istituto specializzato in indagini sociali e di mercato – per Colussi, gruppo alimentare italiano che quest’anno ha compiuto i cento anni di attività all’insegna della passione. La ricerca ha voluto indagare calandolo nel contesto attuale le piccole dolcezze del vivere, ossia quegli aspetti che contribuiscono a migliorare la qualità della vita delle persone, a renderla un po’ più felice anche nei momenti difficili.
Colussi: un secolo di felice dolcezza, innovazione, soddisfazione.
Per dieci decenni il brand Colussi, oggi sinonimo di tradizione, qualità e bontà, si è impegnato a creare, produrre, commercializzare prodotti buoni e genuini (dolci e non) in grado di fornire, oltre ad un corretto apporto nutritivo, piccoli piaceri in ogni momento della giornata. Per celebrare il centenario, Colussi ha voluto indagare gli elementi che incidono positivamente sulla gioia di vivere degli italiani, migliorandone la qualità dell’esistenza e consentendo loro di godere di momenti di micro-felicità.Attraverso il sondaggio Astraricerche, Colussi offre un punto di vista differente della quotidianità – un po’ come attraverso i buchi a tutti noti e amati di Gran Turchese, il biscotto ‘icona’ della marca – evidenziando come l’esistenza, pur spesso faticosa e difficile, possa essere affrontata con uno sguardo allegro, costruttivo e positivo. Un atteggiamento, questo, che mette d’accordo ben l’84% degli italiani intervistati nell’ambito dell’indagine. Facendo un bilancio complessivo della propria esistenza, infatti, di loro il 43% si sente moderatamente soddisfatto e il 43% davvero realizzato.
Famiglia, relazioni, affetti. Ma non poteva mancare il buon cibo.
Anche in un momento difficile come questo caratterizzato da un’insoddisfazione generale piuttosto diffusa (il 64% dei italiani si è detto assai scontento della sua condizione socio-economica, mentre il 59% si è dichiarato profondamente pessimista circa le prospettive a un anno), in Italia, dunque, prevale ugualmente la capacità indiscussa di godere di piccoli e importanti aspetti dell’esistenza. Quella degli italiani è considerata una straordinaria abilità nel trovare la micro-felicità nei piccoli piaceri del vivere, negli attimi di happiness e nelle gocce di gioia quotidiana e ben l’85% del campione si dichiara molto o abbastanza capace di cercarle, valorizzarle, moltiplicarle e utilizzarle per incrementare la qualità della propria esistenza. Ben il 70% degli intervistati afferma infine che esse migliorano la qualità della vita e spesso la rendono meritevole d’essere vissuta.
Ma quali sono i piccoli piaceri che aiutano a vivere meglio?
Nella speciale classifica degli aspetti che portano alla felicità, in testa rimane il ‘privato’, con l’amore al primo posto (baci, carezze, abbracci per il 63,6% e anche il vero e proprio fare l’amore per il 61%), seguito dall’immersione nella natura (57%), dalla cultura (53%: libri, film, musica, ecc.) e dal consumo di qualcosa di dolce. Ben il 51% dei 15-70enni intervistati nell’ambito dell’indagine ha, infatti, dichiarato che il mangiar qualcosa di dolce dà una sensazione assoluta di piacere e appagamento (soprattutto se a parlare sono le donne).Seguono in classifica i momenti di ‘stacco’ e di riflessione (42%), lo shopping (41%), il telefonare o il chiacchierare con amici o persone care (40%), l’impegnarsi in attività artistiche (32%), il leggere un giornale (31%), il dedicarsi in vari modi al proprio corpo (27,9%) o il progettare il proprio futuro (27,4%).
La felicità si gode di più la sera o in prossimità dei pasti.
Indicata come il momento ideale dal 43% degli intervistati “perchè libera dalle occupazioni quotidiane”, la sera è preferita alla notte (34%) e alla prima colazione (22%) per godere delle piccole felicità. Segue poi la merenda a metà mattina o a metà pomeriggio (20%). In generale, comunque, sono la sera e la notte a risultare più ricche di piccole dolcezze del vivere: dalla cena al dopocena, dalla serata all’addormentamento sino al sonno col contorno dei sogni (il che vale nell’insieme per il 79% dei nostri connazionali).
I più predisposti alla felicità? Le donne battono gli uomini; gli abitanti dei piccoli centri battono quelli delle metropoli; i poveri battono i ricchi e il sud batte il nord!
Ma, una volta stabilito il ‘quando’, quali sono i gruppi sociali più capaci di godere delle piccole dolcezze del vivere? I bambini, indicati da ben il 61% del campione, risultano essere maggiormente predisposti verso la felicità, rispetto agli anziani (26%) e ai giovani (22%). Nel mondo degli adulti, sono però le donne la vera sorpresa: impegnate su più fronti – dalla famiglia al lavoro – ben il 46% si dichiara felice o predisposta ad accogliere la felicità, contro un più basso 16% di uomini. Inoltre gli abitanti dei piccoli comuni (27%) “stracciano” quelli delle metropoli (5%). I poveri (25%) sono più capaci di micro-felicità del ceto medio (18%) e dei ricchi (12%). Ancora, i residenti al sud (21%), oltre il quadruplo di coloro che abitano al nord (meno del 5%). Infine, gli innovatori (15%) sono quasi il doppio più bravi a sperimentare le piccole felicità dei tradizionalisti (8%).
La felicità? Si impara (soprattutto) in famiglia!
L’abilità nel perseguire e “sfruttare” le gocce di felicità è qualcosa che s’impara, almeno stando a quanto rivelato dal 75% degli intervistati. Il 44%, infatti, ha avuto, quali maestri di micro-gioia e quindi di vita, i genitori. Una percentuale più bassa ma pur sempre significativa (37%) riguarda gli amici che si incontrano e si scelgono nell’arco di una vita. Seguono i nonni o altri familiari (24% e 23%), la lettura di alcuni libri (23%), le persone incontrate per caso (18%) e, a seguire, ma su livelli più bassi, un numero elevato di sacerdoti e psicologi, insegnanti e preparatori atletici, medici e colleghi. Percentuali più basse (5%) sono attribuibili a radio e tv. Infine un altro 5% a Internet, il 3% dall’esempio di personaggi famosi.
Le 5 Italie della felicità: i mai contenti, gli indifferenti, i q.b., i cuor contenti e gli wow!
Dall’indagine Astraricerche per Colussi è emersa un’Italia divisa in 5 macrocategorie: si tratta di diverse “tipologie di italiani” con una capacità differente di godere delle micro-felicità. Minimo comune denominatore sono le ‘piccole dolcezze’ che, in forma e quantità differente, aiutano comunque tutti a vivere meglio.
…i mai contenti
Sono numericamente il tipo più piccolo (15% degli intervistati). Si dichiarano i meno soddisfatti della propria vita. I motivi? Insufficienza di reddito e paura del futuro (specie tra i 15/34enni). Ansiosi, pessimisti e nervosi, affermano di non essere capaci di godere davvero delle micro felicità anche se ogni tanto cercano di concedersi un po’ di dolcezza, sia pure sotto forma di cibo (meglio se dolce), che li aiuta e dà loro conforto.
…gli indifferenti
Carenti di autostima, simpatia di sé e orgoglio, rappresentano il 31,8% del campione e si dichiarano inessenziali ma non infelici. Ignari dell’importanza di trovare il buono nelle piccole cose, guardano ai micro piaceri del vivere come a potenziali attentati alla loro integrità morale. Non indugiano, restano chiusi nel loro guscio, pur non escludendo che la vita possa essere migliore se ricca di piccole dolcezze. Quasi due terzi del campione, infatti, non escludono che la vita possa essere migliore se ricca di piccole dolcezze.
…i q.b.
Si tratta del 18,7% del campione e si definiscono né molto felici né molto infelici, né estremamente favorevoli né estremamente contrari alle piccole dolcezze del vivere. Idealisti e pronti a mettersi in gioco per le cause che stanno loro a cuore, hanno il senso della misura. Non abusano degli agi del vivere, sanno però apprezzarli, non come obiettivo esistenziale ma come attimi fugaci. Se da un lato rifiutano ogni edonismo, preferendo la moderazione, dall’altro si descrivono capaci di godere dei piccoli piaceri per migliorare la qualità della propria vita.
…i cuor contenti
Al secondo posto della classifica della soddisfazione esistenziale, i cuor contenti sono circa il 18,6% del campione. Godono di un tenore di vita medio alto e sono principalmente donne, anzi, ‘nuove donne’, figlie del mutamento culturale che ha accresciuto la loro posizione sociale, autonomia, consapevolezza e dignità. Il sorriso è una condizione esistenziale, sanno volersi bene e sanno volerne agli altri. Leggere, mangiare, viaggiare, chiacchierare sono piccoli-grandi piaceri che rendono ancora più gradevole la vita. Se poi si tratta di mangiare qualcosa di dolce, di certo non si tirano certo indietro.
…i wow
Ammontano a circa il 15,4% del campione, e sono senza dubbio i più realizzati e soddisfatti della propria vita, che, per loro, è una cosa meravigliosa e, senza alcuno sforzo, godono di ogni momento, traendo piacere tanto dalle piccole cose quanto da se stessi. Hanno una personalità forte e ricca, grande autostima e si definiscono appassionati dei cibi dolci e salati. Apprezzano e godono le piccole dolcezze del vivere, fondamentali per la propria soddisfazione esistenziale.
Colussi Group riunisce alcuni dei marchi più importanti della storia e della cultura alimentare italiana (Colussi, Misura, Agnesi, Flora e Sapori di Siena 1832). I marchi di Colussi Group compongono una selezione di eccellenze che rispondono al desiderio di ritrovare nei cibi i sapori della tradizione italiana. Ogni marchio del Gruppo esprime i valori racchiusi nel DNA Colussi: la grande tradizione alimentare italiana; la qualità come stella polare, l’innovazione come ricerca, sviluppo e dinamismo, l’integrità nell’agire, il rispetto verso i consumatori, i clienti e i collaboratori.
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