Cortina D'ampezzo 6

Cortina Ladina

Il 2020 è l’anno del centenario della bandiera ladina; nel 1920, infatti, appare per la prima volta la bandiera ladina con i colori della natura delle valli ampezzane: il verde dei boschi e dei prati, il bianco della neve e delle rocce dolomitiche e l’azzurro del cielo.

Cortina d’Ampezzo ha la sua lingua, che appartiene all’area del Ladino Dolomitico. Nei tempi antichi i popoli delle valli dolomitiche e in genere delle Alpi centro-orientali, parlavano idiomi diversi ma più o meno simili tra loro, derivanti dal linguaggio dei Celti e dei Reti. Queste genti appresero a poco a poco il latino volgare portato da guardie e legionari romani, in seguito alle espansioni in epoca imperiale. L’idioma precedente non scomparve del tutto: ogni popolazione mantenne molte voci arcaiche nel suo lessico e quelle particolarità fonetiche e sintattiche che ritroviamo ancora oggi e rendono il Ladino un’interessante materia di studio.
II Ladino d’Ampezzo con il passare dei secoli si è modificato, mantenendo però caratteristiche proprie.

Tradizioni, feste e dolcezze

Le tradizioni della Valle d’Ampezzo hanno le loro origini in una vita semplice ed essenziale. La realtà quotidiana di una valle montana ha insegnato a dare importanza a tutto ciò che crea condivisione, aiuto reciproco e senso di appartenenza. Le consuetudini ampezzane sono molto simili a quelle delle altre valli ladine e tirolesi, in quanto la storia e stata la stessa per centinaia di anni. Per ogni vicenda della vita, dalla nascita al matrimonio, dalla malattia alla morte, dalle piccole alle grandi vicissitudini, si sono tramandate delle usanze come lo “sbara fora”, saluto agli sposi la vigilia delle nozze; o “ra zarcogna”, dono al neonato. Le tradizioni sono spesso legate alla religiosità, con il momento di preghiera e in seguito l’allegria “inze stua” davanti ad un piatto di “carafoi” (dolce fritto e ricoperto di zucchero a velo).

Feste importanti come Corpus Domini, Prima Comunione, Cresima o matrimoni vedono una presenza più o meno numerosa di persone con gli abiti della tradizione: il costume ampezzano che fino al secolo scorso veniva indossato comunque sempre. L’eleganza di questo viene sottolineata dal taglio, dalla ricchezza di colori, dai gioielli in filigrana d’argento che ornano i capelli delle donne, raccolti nel “ciou”. Con orgoglio i componenti del Corpo Musicale di Cortina d’Ampezzo indossano tuttora il “vestì a r’anpezana” e I’ultima domenica di agosto ha luogo “Ra festa de ra Bandes” in cui si possono ammirare costumi anche delle valli limitrofe, oltre ad ascoltare la musica dei gruppi musicali.
La domenica di Carnevale ci sono i carri folcloristici dei Sestieri d’Ampezzo, con farse in ladino ampezzano e la premiazione del Palio invernale, gara a staffetta con gli sci da fondo tra le sei agguerrite squadre degli stessi. A Pasqua si gioca a “peta vo”, con le uova sode colorate e la prima domenica di luglio si vive “ra Sagra d’Anpezo”, con giochi e sfide tra i sestieri. Ad aprire la sagra, il tradizionale concerto del Corpo Musicale di Cortina in Piazza Angelo Dibona, al quale segue il Palio delle Contrade con minipalio, palio, taglio del ceppo e tiro alla fune.
E per continuare a vivere la magia delle Regina delle Dolomiti, imperdibili le feste campestri dei sestieri: Cadin, rinomata per le speciali frittelle di mele fatte al momento; Cortina, famosa per le squisite omelettes; Chiave, con i suoi “tirtlen” di spinaci o marmellata; Alverà con le “fartaies”, i tipici dolci fritti con marmellata di mirtilli rossi e zucchero a velo; Zuel dove i prodotti del bosco sono i protagonisti, con polenta e funghi o frutti di bosco con panna; e Azon con le sue deliziose frittelle come tradizione gastronomica locale vuole.

Uno degli appuntamenti principali e particolarmente magico della stagione invernale è l’arrivo di San Nicolò e i suoi angeli che, nella notte del 5 dicembre, giungono in centro a Cortina d’Ampezzo, portando regali per i bambini buoni mentre i “krampus”, diavoli dall’aspetto spaventoso che trascinano sbattendo rumorosamente delle grosse catene per intimorire grandi e piccini, spaventano e ammoniscono i bambini che sono stati discoli durante l’anno.

Leggende

Sono tante le leggende e le storie che popolano l’immaginario ampezzano. Basti pensare alle leggende popolari della tradizione ladina, che narrano di figure fantastiche come i salvàns e le ganes (uomini della selva), le anguane (donne d’acqua), i nani, e che tra fantasia e realtà spiegano le origini di alcuni fenomeni ed elementi naturali come l’enrosadira all’alba e al tramonto e il pallore delle Dolomiti di giorno. Scoprire questi racconti è un modo per avvicinarsi alla natura e alla storia del territorio, perdendosi nei paesaggi da fiaba di Cortina e nella magia delle sue leggende.

La Stella Alpina

Quando Dio creò la terra, decise di ricoprirla di fiori e piante. Creò fiori di ogni colore e profumo, piante con frutti di ogni sapore ed erbe con favolose proprietà che distribuì un po’ ovunque. Prati e colline divennero meravigliosi tappeti colorati e boschi rigogliosi pieni di vita. Solo le alte cime rocciose delle Alpi erano ancora spoglie e silenziose. Nulla poteva crescere così in alto, al freddo fra i sassi. Le montagne, rattristate, chiesero aiuto al cielo. In una notte di luna piena gli angeli colsero le stelle che illuminavano il buio e le sparsero sulle rocce, tra i crepacci. Le montagne felici le avvolsero subito in una morbida peluria per ripararle al freddo e offrirono un po’ di terra perché potessero aggrapparsi tra i sassi con le fragili radici e la Luna, dal cielo, incantata da quello spettacolo di stelle tra i monti, mandò la sua luce e donò ai fiori il suo candore. Al sorgere del sole, le montagne erano finalmente fiorite e luccicanti di gioia: erano nate le prime Stelle Alpine.

I Monti Pallidi

C’era una volta un figlio di re il cui regno si trovava fra le Alpi Orientali. Il regno era ricco di pascoli verdi, di boschi ombrosi, di montagne alte e rocciose ma il principe era infelice perché lo tormentava il desiderio di andare sulla Luna. Un giorno smarritosi nel bosco il principe giunse in un altopiano fiorito di rododendri dove si addormentò e sognò di parlare con una bellissima fanciulla che disse di essere la figlia del re della Luna. Destatosi dal sogno al principe parve di udire delle voci lontane: nascosti da una nube sulla cima di una rupe stavano due vecchi che si presentarono come abitanti della Luna e lo invitarono ad andare sul pianeta con loro. Fu così che il principe poté giungere sulla Luna e, trovata la principessa che aveva visto in sogno, sposarla. Dopo anni felici sulla Luna il principe fu, però, costretto a lasciare il pianeta con la sua bella sposa e a far ritorno sulla Terra dove passarono altrettanti lunghi anni felici fino a quando la principessa non si ammalò di tristezza e dovette tornare sulla Luna per non morire. Il principe disperato si ritirò, allora, in una grotta dove incontrò i re dei Salvani, i nani abitatori delle caverne e dei boschi, con il quale fece un patto: i nani avrebbero filato la luce della Luna per vestire con la chiara luce delle regioni lunari tutte le montagne del regno, mentre il principe si impegnava a riconoscere al re dei Salvani un territorio tutto per loro sui monti e nei boschi. Fu così che il principe poté ricondurre la sua sposa nel regno dei Monti Pallidi e i Nani avere quanto loro promesso. I Monti Pallidi oggi si chiamano Dolomiti e i Salvani abitano tuttora nelle macchie, nelle caverne e nelle foreste di queste montagne.
(Liberamente tratto da “I Monti Pallidi” di Carlo Felice Wolf)

Enrosadira

Al tramonto le cime delle Dolomiti possono tingersi di un sorprendente colore rosa. Il fenomeno, dovuto alla peculiare composizione minerale delle pareti rocciose, è chiamato Enrosadira, il ‘diventare di color rosa’. Un’antica leggenda locale narra di un magico regno del popolo dei nani governati da Re Laurino che aveva sul Catinaccio uno splendido giardino di rose.
Laurino aveva una bellissima figlia, Ladina. Un giorno il Principe del Latemar, incuriosito dalla presenza di quelle stupende rose in un luogo tanto aspro e selvaggio, si inoltrò nel regno dei nani, vide Ladina, e innamoratosi decise di rapirla e portarla nel Latemar per sposarla.

Laurino, disperato, maledisse i fiori che lo avevano tradito rivelando la posizione del suo regno e ordinò alle rose di non fiorire più, né di giorno né di notte, dimenticandosi del tramonto.
Da quel giorno, a quell’ora, sulle splendide montagne delle Dolomiti si possono ammirare le rose fiorire.

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