PREZZI DEI CEREALI

Grano Tenero:
Il mercato ha continuato a procedere con scambi scarsi e senza oscillazioni particolari accennando in fine settimana ad un aumento, trascinato dai rialzi del mais di giovedì 10 e venerdì 11 febbraio scorsi. Il mercato è comunque posizionato su basi stabili perché c’è carenza di merce di qualità: l’opinione comune è che non sarà semplice arrivare fino al nuovo raccolto. Il prodotto commercializzato sul pronto vale minimo 300 euro/t (partenza Veneto) e, considerando le differenze sulla base della qualità, si sarebbero potuti spuntare prezzi anche leggermente più elevati.  Il foraggero è stato quotato 260-265 euro/t franco partenza Ravenna e alla fine della settimana i prezzi sono ulteriormente saliti di 10-15 euro/t in più, a causa dell’effetto «trascinamento» da parte del mercato del mais. Grano Tenero:
Europa e mondo. La situazione internazionale è invariata da alcune settimane e l’attenzione resta massima verso quello che succede nel Medio Oriente e nel Nord Africa. L’Egitto anche questa settimana ha acquistato 170.000 t di prodotto (55.000 dagli USA e dall’Australia e 60.000 dal Canada), confermando quindi che il Paese ha comunque la disponibilità economica e l’organizzazione per portarsi a casa la merce. Le stime del 9 febbraio dell’Usda sulla situazione mondiale del grano non hanno portato novità. Le produzioni (645 milioni di tonnellate), le esportazioni (125 milioni di tonnellate) e gli stock finali (178 milioni di tonnellate) sono rimasti invariati rispetto alle stime del gennaio. Non sono state pertanto modificate, nonostante le attese di una più aggressiva politica di acquisto da parte dei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente. 

 Grano Duro:
Il mercato, dopo aver raggiunto 3 settimane fa i 300-305 euro/t e dopo aver mantenuto queste quotazioni anche nella settimana successiva, ha subìto un netto e considerevole calo che si aggira sui 15-20 euro/t. L’impressione è che siano stati i venditori a immettere il prodotto sul mercato senza considerare le effettive possibilità di acquisto del prodotto. La merce non utilizzabile per l’alimentazione umana è ripiombata a livelli poco superiori al prodotto zootecnico (275 euro/t partenza Nord e Sud Italia). Questo andamento ha sorpreso un po’ tutti perché è in controtendenza rispetto ai mercati mondiali; sembrerebbe logico adesso attendere una frenata nei ribassi. Grava sui mercati un’atmosfera di attesa, sia da parte dei detentori che degli utilizzatori.  

Mais:
Il mercato del mais ha iniziato la settimana a livelli più o meno invariati rispetto a quelli della precedente, per terminare venerdì 11 febbraio con un forte aumento: 4-5 euro alla tonnellata.  Il «partenza Veneto» è infatti passato da 230 euro/t a 234-235 euro/t. Probabilmente diversi acquirenti hanno atteso alcune settimane per valutare l’andamento dei prezzi e ora si trovano nella condizione di dovere acquistare per fare fronte alle necessità di prodotto. Di conseguenza negli ultimi giorni si sono affacciati i compratori per le consegne entro la fine del mese e/o entro marzo facendo scattare gli aumenti. Anche la posizione aprile/maggio/giugno ha trovato acquirenti a 245 euro/t partenza Veneto.  

Orzo:
Il mercato ha continuato nella sua lenta discesa delle quotazioni perdendo 2-3 euro/t rispetto alla settimana precedente. Il prezzo del pronto è stato quotato 245-250 euro/t arrivo un po’ ovunque nella Pianura Padana e l’attività rimane sostanzialmente scarsa.

Soia:
Come per il mais la settimana è stata vissuta all’insegna delle aspettative relative alle stime dell’Usda (Dipartimento dell’agricoltura statunitense), uscite il 9 febbraio, sui consumi a livello mondiale e le relative stime degli stock di fine campagna. Le cifre hanno confermato la situazione difficile negli Stati Uniti che era già apparsa tale nei report Usda di gennaio.  Pertanto i mercati hanno reagito al rialzo, anche se a mitigare la tensione hanno contribuito le buone notizie sull’andamento dei raccolti Argentini e Brasiliani. L’Usda infatti ha stimato in aumento di 1,5 milioni di tonnellate il raccolto Brasiliano, ma ha diminuito di 1,5 quello Argentino. In Italia il mercato del pronto rileva un acquisto da parte degli oleifici a 415 euro/t e a 405-410 per il nuovo raccolto.