Una ricetta, un piatto particolare per la festa della mamma, con i saporti di tre regioni italiane dalla Sardegna con il “Pane Carasau”, dalla Liguria con il suo “Pesto” ed infine con lo “Strachino” formaggio Lombardo.
Un piatto molto veloce da eseguire e di sicuro successo, proprio un’idea simpatica e gustosa per festeggiare “LA MAMMA”
Ingredienti per 4 – 6 persone:
1 confezione pane carasau
1 confezione di stracchino da 500 gr.
1 vasetto di pesto
parmigiano grattugiato
brodo vegetale
olio extra vergine di oliva
sale
Preparazione:
Prendere una teglia e disporre un primo strato di pane che deve essere precedentemente passato nel brodo vegetale da tutte e due le parti fino a quando non si inizia a sentire che diventa leggermente liscio. (Io l’ho messo nel piatto con il brodo e lasciata 10 secondi per lato.) A questo punto sgocciolarlo bene e disporlo nella teglia. Il pane non deve assolutamente essere “molliccio”, deve avere ancora una certa consistenza. Sopra lo strato di pane mettere un filino di olio (io non l’ho messo), cospargere di parmigiano grattugiato, pezzetti di stracchino e piccole quantità di pesto. Salare leggermente (io non ho aggiunto sale, era saporita ugualmente) e procedere per altri 3 strati sempre allo stesso modo. Terminando con uno strato di stracchino, pesto e formaggio. Infornare in forno già caldo a 180° per 10 min. per completare la cottura.
Il pane carasau, carasatu, carasadu o anche pane ‘e fresa, è un tipico pane sardo, originario della Barbagia e diffuso in tutta la Sardegna, conosciuto con il nome italiano di carta musica per la sua caratteristica croccantezza, che ne rende rumorosa la masticazione. Il termine sardo deriva dal verbo cariare o hariare, che indica la modalità caratteristica di lavorazione dell’impasto.
LA STORIA E LE ORIGINI
DEL “PESTO LIGURE”
La sua e’ una storia antica quanto il bacino del Mediterraneo anche se le sue origini hanno forse una matrice africana e asiatica. Del basilico ne parlano già autori classici come Plinio e Alessandro Petronio, tutti diligentemente elencati nell’opera “Dell’insalata e dell’uso di essa” di Salvatore Massonio (1627). Nel 1800, codificando la cucina genovese si nomina il pesto come “battuto al sapore dell’aglio” e così ne definiscono la composizione: uno spicchio d’aglio, basilico, formaggio sardo e parmigiano, grattugiati e mescolati insieme, olio d’oliva extravergine l’immagine della Liguria e’ strettamente legata al basilico come al suo mare. Qui il microclima particolare ed un terreno ideale favoriscono la crescita di una varietà di basilico dal profumo e dal gusto inconfondibile e particolarmente equilibrato. Molti tentativi in Italia ed all’estero di far crescere il basilico sono miseramente naufragati perché il vero basilico è esclusivamente Ligure. Nulla può sostituire quell’unico microclima di sole sale e mare che unito alla particolarità della terra consente la crescita del basilico migliore. Nel passato non c’era’ famiglia che non avesse sul balcone almeno una piantina di basilico e altrettanto facevano i comandanti genovesi sulle loro navi. A tutt’oggi non è affatto raro imbattersi in piantine che fanno capolino dai balconi e dai terrazzi affacciati sul mare o sparsi sulle colline di Genova e della riviera. La produzione della regione è in serra d’inverno ed in pieno campo nel periodo estivo. La zona considerata ideale per coltivare la qualità di basilico migliore in assoluto, e’ nel Comune di Genova quella che va da Pra a Pegli e che si estende a ponente sino a Palmaro e, a levante, sino a Coronata. Nel Ponente Ligure sono riconosciute zone ideali Diano Marina, Andora ed Albenga mentre nel levante della regione della Val di Magra. Il nome Pesto deriva essenzialmente dall’antico metodo di preparazione di questa salsa, cioè attraverso la pestatura (battitura) nel famoso mortaio rigorosamente di marmo con l’utilizzo del pestello, quest’ultimo di legno. Mortaio di marmo Questo lento ma efficace metodo consente infatti alle foglie di sprigionare tutto il loro sapore. Il vecchio pestello di legno schiaccia le foglie sfibrandole, grazie al movimento rotatorio impresso dal polso di chi batte. Così “stracciato” il basilico cede e concede tutto il suo sapore. Un altro piccolo segreto è quello di utilizzare piante “giovani” con non più di 2 mesi di vita.
Lo stracchino (dal lombardo stracch con il significato di stanco) è un formaggio italiano a pasta molle e di breve stagionatura prodotto con latte vaccino intero. Si presenta come un formaggio grasso e cremoso, privo di crosta, dal colore bianco. Prodotto originariamente in Lombardia, l’etimologia del nome è fatta riferire all’utilizzo del latte proveniente da mucche “stanche” per la transumanza al fondovalle dopo l’alpeggio estivo. In Valtellina, nell’alto Verbano e nelle province di Pavia e Piacenza il nome di “stracchino” viene usato anche per indicare il gorgonzola. Il formaggio prende il suo nome dal fatto che le mucche, tornando stanche dal pascolo estivo negli alpeggi, essendo quindi “stracche” (stanche, in lombardo , producevano poco latte, con il quale i pastori facevano appunto questo formaggio, lo stracchino.
Un’altra versione ne indica l’origine nell’uso di latte di mucche alimentate in inverno di erba ottenuta grazie alle marcite, quindi povera di nutrimento. I monaci cistercensi (provenienti dalla Francia), che avevano fondato le abbazie a sud di Milano, avevano insegnato ai contadini la canalizzazione delle acque per evitare il ristagno di acqua paludosa, origine principale della malaria. Inoltre avevano trasmesso anche le tecniche delle “marcite”, campi dove l’acqua scorrendo in continuazione non gelava e consentiva un taglio aggiuntivo dell’erba in inverno per fornire un supplemento al fieno. Il latte che veniva ottenuto in questo modo dalle mucche in inverno era povero di contenuti e forniva un formaggio stanco o stracco; di qui il nome “stracchino












