Traforo del Monte Bianco: un’opera che cambiò la storia dei collegamenti alpini
L’apertura del traforo del Monte Bianco segnò una svolta decisiva nei collegamenti tra Italia e Francia. Dopo tre anni di lavori condotti in parallelo sui due versanti, con l’impiego di oltre settecento tonnellate di esplosivo, l’opera rese finalmente più semplice l’attraversamento delle Alpi. Per autotrasportatori e automobilisti fu la fine delle lunghe salite su strade di montagna, spesso chiuse alla prima nevicata e rese difficili da curve strette e pendenze impegnative.
La galleria più lunga del mondo negli anni ’60
Il traforo del Monte Bianco, una galleria di 11,6 chilometri scavata sotto la montagna più alta d’Europa, era all’epoca la più lunga del mondo. Permise un collegamento rapido tra Courmayeur, in Valle d’Aosta, e Chamonix, in Alta Savoia, riducendo tempi di percorrenza e incertezze legate al meteo. L’incontro tra le due squadre di operai avvenne il 14 agosto 1962, quando cadde l’ultimo diaframma di roccia. L’inaugurazione ufficiale arrivò tre anni dopo, il 16 luglio 1965, alla presenza del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat e del Presidente francese Charles De Gaulle.
La galleria è unica e a doppio senso di marcia. Quasi quattro chilometri si trovano in territorio italiano, mentre i restanti 7.640 metri ricadono in quello francese. Secondo i dati del GEIE-TMB, dal giorno dell’apertura sono transitati oltre sessanta milioni di veicoli, un flusso che ha sostenuto per decenni il commercio transfrontaliero e il turismo alpino.
Un asse strategico per economia e mobilità
Il traforo ha rappresentato per anni uno dei principali collegamenti tra il Mediterraneo e il Nord Europa. Ha favorito lo sviluppo economico delle regioni alpine e ha sostenuto una parte significativa dell’export italiano verso la Francia. Le analisi del Ministero dei Trasporti confermano che il Monte Bianco ha avuto un ruolo chiave nella crescita dei flussi commerciali e turistici, soprattutto tra gli anni Settanta e Novanta.
L’incidente del 1999 e la rinascita del traforo del Monte Bianco
La storia del traforo non è priva di momenti drammatici. Il 24 marzo 1999 un camion prese fuoco all’interno della galleria, generando un incendio di proporzioni eccezionali. Le temperature superarono i mille gradi e il fumo rese impossibili i soccorsi immediati. L’incidente provocò la morte di trentanove persone e segnò uno dei momenti più difficili nella storia delle infrastrutture europee.
La galleria rimase chiusa per tre anni. Durante questo periodo furono introdotti sistemi di sicurezza più avanzati, nuovi protocolli di ventilazione e monitoraggio, oltre a un limite di velocità fissato a 60 km/h e al divieto di sorpasso. La riapertura, avvenuta nel 2002, fu accompagnata da un forte impegno congiunto dei due Paesi per garantire standard di sicurezza tra i più elevati al mondo.
Un’infrastruttura che richiede manutenzione costante
Oggi il traforo continua a essere un’infrastruttura strategica, ma richiede interventi periodici di manutenzione complessa. Le chiusure programmate, necessarie per mantenere elevati livelli di sicurezza, comportano inevitabili ripercussioni economiche per l’autotrasporto e per le attività turistiche delle vallate alpine. Nonostante queste criticità, il traforo del Monte Bianco rimane un simbolo di ingegneria e cooperazione, capace di raccontare sessant’anni di storia europea attraverso la sua galleria scavata nel cuore delle Alpi.

Giorgio Cortese
Giornalista e divulgatore culturale: dedica gli articoli alla società, alla valorizzazione del territorio italiano con rigore e sensibilità narrativa. Leggi di più











