Antitrust, il colpo di fine anno: sanzione ad Apple e misura cautelare per Meta
Alla vigilia di Natale, l’Antitrust italiano ha assestato l’ultimo colpo dell’anno alle Big Tech, intervenendo su due fronti distinti:
- una maxi‑sanzione ad Apple
- e una misura cautelare indirizzata a Meta.
La multa per Apple – circa 98 milioni di euro – chiude un’indagine avviata da diversi anni e legata alla funzione App Tracking Transparency, introdotta nel 2021. È il pop‑up che compare quando si scarica un’app e chiede all’utente se accetta o meno di essere tracciato. Una tutela aggiuntiva della privacy che, secondo l’Autorità, finisce però per ledere un altro diritto: quello commerciale delle aziende che monetizzano tramite le app. L’Antitrust parla esplicitamente di abuso di posizione dominante. Apple, grazie al controllo totale su ciò che appare sui suoi dispositivi, avrebbe imposto una restrizione alla raccolta dei dati che penalizza gli sviluppatori. L’Autorità sostiene che «Apple avrebbe dovuto garantire lo stesso livello di privacy degli utenti prevedendo la possibilità, per gli sviluppatori, di ottenere il consenso alla profilazione in un’unica soluzione». La società di Cupertino non condivide la decisione e ha già annunciato ricorso.
Ricorso annunciato anche da Meta, destinataria di una misura cautelare che impone la sospensione delle condizioni che escludono l’integrazione, su WhatsApp, di sistemi di intelligenza artificiale generativa concorrenti a Meta AI. Come spiega Martina Pennisi sul Corriere, anche qui si configura un possibile abuso di posizione dominante: essendo proprietaria di WhatsApp, Meta avrebbe impedito ai rivali di integrare i propri chatbot sulla piattaforma, lasciando campo libero al suo.
C’è un dettaglio che aggiunge un ulteriore livello alla vicenda: l’istruttoria che ha portato alla sanzione di Apple è partita da una segnalazione di Meta. I modelli di business dei due colossi sono molto diversi e, secondo l’Antitrust, entrambi possono generare distorsioni.
Ma una cosa è chiara:
quando il monopolio di uno rischia di intaccare il business dell’altro, le Big Tech sono pronte a utilizzare ogni leva possibile – incluse le autorità garanti della concorrenza – per farsi la guerra.











