Istituto Don Gnocchi RSA Residenze per Anziani
Istituto Don Gnocchi

La gestione delle RSA durante l’emergenza: il punto del Prof. Martinez

In un momento drammatico e difficile come quello che il mondo intero sta vivendo, uno dei temi al centro dell’attenzione dei media italiani riguarda le residenze per anziani (RSA). Qui il coronavirus ha creato problemi enormi. Nelle ultime settimane i principali quotidiani hanno pubblicato vari articoli sulla Fondazione Don Gnocchi, riportando anche dichiarazioni del Prof. Avv. Antonello Martinez, titolare dello Studio Legale Associato Martinez & Novebaci e avvocato della Fondazione. Conosco personalmente l’Avvocato Martinez da anni e nutro per lui grande stima. Per questo gli ho chiesto di approfondire direttamente il caso.

Intervista a cura di Alessandro Trani

RSA e informazione: il contesto mediatico che ha acceso il caso

Prof. Martinez, ho appreso dagli organi di stampa che lei è avvocato della Fondazione Don Carlo Gnocchi. Mi vuole parlare delle recenti problematiche che hanno visto come protagonista la Fondazione oltre ad altre RSA?
Contravvengo ai dettati della Fondazione Don Gnocchi, che prediligono la massima riservatezza, perché di lei mi fido. So che riporterà scrupolosamente le mie risposte.

Perché mi dice questo?
Perché la Fondazione non ama che si rilascino interviste. Tuttavia, in un momento di autentico sciacallaggio da parte di alcuni giornalisti e di alcuni avvocati, sento di dover rispondere in modo chiaro e inequivocabile alle sue domande. Mi limiterò a parlare della Don Gnocchi, che mi onoro di seguire professionalmente da tantissimi anni. Ovviamente non posso parlare di altre realtà che non conosco.

Perché parla di sciacallaggio di alcuni giornalisti e di alcuni avvocati?

Per quanto riguarda l’informazione, parto da un fatto che mi è stato evidenziato da uno dei migliori comunicatori italiani: una notizia cattiva cattura molta più attenzione di una buona. Purtroppo questa constatazione, per alcuni giornalisti senza scrupolo e senza dignità – fortunatamente una minoranza – è diventata l’essenza di quella che può essere definita una squallida esistenza professionale. Mai come in questo caso ho potuto verificare quanto la ricerca della verità, presupposto deontologico ineludibile per chi esercita questa professione, possa essere sacrificata a cuor leggero nel nome dello sguaiato e corrotto dio dell’audience.

Individuare la causa principale del proliferare degli sciacalli nella categoria degli avvocati, invece, è abbastanza facile. È nei numeri. Lo spropositato incremento dei professionisti in questo settore ha portato alcuni – solo alcuni, grazie a Dio – a raspare il fondo di un mercato saturo, dedicandosi senza alcuna remora professionale al vietatissimo accaparramento di clienti o, nella migliore delle ipotesi, alla ricerca a qualsiasi costo di una effimera popolarità. Nel 1995 si contavano 83mila professionisti attivi sul territorio nazionale. Oggi la cifra ha raggiunto quota 243mila, contro i 43mila di tutta la Francia. Si parla di una crescita pari a +192% nell’arco temporale indicato. E mentre nel 1995 si contava un avvocato ogni mille abitanti, oggi ve ne sono ben quattro.

Torniamo al caso della Fondazione Don Carlo Gnocchi.

È un caso che sto vivendo professionalmente. Lo conosco in ogni minimo dettaglio e, mi creda, sono semplicemente sbigottito e avvilito per ciò che ho visto in questa vicenda. Per dirla in breve: un avvocato deposita in Procura della Repubblica una denuncia a nome di 18 dipendenti di una cooperativa che gestisce in appalto alcuni servizi all’interno di uno dei centri di Milano della Fondazione.

…E sin qui non mi sembra ci possa essere niente di strano.

Assolutamente d’accordo. Se un avvocato ritiene di dover tutelare gli interessi dei propri clienti, la strada maestra è una sola: il ricorso all’Autorità Giudiziaria. Tuttavia, in questo caso emergono alcune “stranezze”. La prima è che, nel momento stesso in cui questa denuncia veniva depositata telematicamente, il documento – o almeno i suoi elementi basilari – arrivava anche a un’agenzia di stampa, che lo rendeva pubblico. Ovviamente non so chi abbia passato tali contenuti all’agenzia, ma posso dire con certezza che sono privi di qualsiasi fondamento.

Nel giro di pochi giorni, con il collega di Studio Avv. Stefano Toniolo, abbiamo depositato al P.M. competente una memoria che smonta in modo documentato e inequivocabile tutte le incredibili accuse contenute in quella denuncia. Purtroppo, però, di questo si avrà contezza solo al termine del procedimento, in quanto la sede deputata è – e deve essere – il Tribunale, non i mezzi d’informazione. Tuttavia, come detto, alcuni giornalisti emettono sentenze sulla base di semplici accuse. Così facendo determinano un pernicioso effetto-valanga che continua a ingrossarsi. Infatti, altri giornalisti usano il testo dei colleghi come fosse il Vangelo, senza chiedersi neanche vagamente se le accuse siano fondate o se abbiano origine da fatti circostanziati.

Faccio una semplice considerazione. Se io oggi la denuncio sostenendo che ieri lei ha tentato di rapinare una banca e subito rendo pubblica questa denuncia, non vuol dire che il mio atto unilaterale corrisponda alla verità dei fatti. Il Tribunale, con il tempo necessario, dirà che lei non ha mai tentato di rapinare alcuna banca. Io, che l’ho denunciata, verrò certamente condannato per calunnia. Nel frattempo, però, lei sarà stato sbattuto sulle pagine dei giornali e, benché non abbia mai avuto alcun precedente penale, per lunghi mesi l’opinione pubblica la considererà “quello accusato di aver tentato una rapina”.

Accuse alle RSA: chiarimenti e documenti della Fondazione Don Gnocchi

Ma ci può dire quali sono le accuse?

Le accuse sono state diverse e tutte assolutamente basate sul nulla. Le faccio solo due esempi. I denuncianti, riferendosi alla fine di febbraio, dichiarano che dalla Fondazione venne vietato l’uso delle mascherine, a loro dire per non spaventare i pazienti (!!!). Ebbene, noi abbiamo le circolari interne – ovviamente scritte, non un generico chiacchiericcio – che davano disposizione agli operatori, data la difficoltà di approvvigionamento di tali dispositivi, di razionalizzarne l’uso. Tuttavia, sempre in linea con le guide di OMS e ISS, che sono state implementate progressivamente con l’evoluzione del quadro epidemiologico e che presuppongono la valutazione del rischio del paziente trattato dall’operatore sanitario. Come può capire, un conto è vietare l’utilizzo delle mascherine; altro conto è razionalizzarne l’uso secondo un antico principio, anche giuridico, sintetizzato nella “prudenza del buon padre di famiglia”.

Altro elemento della denuncia riguarda il fatto che, mentre i vestiti professionali dei collaboratori diretti della Fondazione venivano lavati dalla Fondazione stessa, quelli dei denuncianti – appartenenti tutti a una Cooperativa, peraltro seria e affidabile – non venivano lavati dalla Fondazione. Peccato che i denuncianti si siano dimenticati che, da sempre, è proprio questa la procedura. Infatti, come previsto contrattualmente, in un esplicito paragrafo è scritto che la pulizia e la manutenzione delle divise sono a carico della cooperativa medesima. A me sembra anche molto logico. Se posso ricorrere a un esempio banale ma efficace, è come se lei, dovendo tenere a casa sua una cena, si rivolgesse a un catering domiciliare e poi, finita la cena, dovesse provvedere al lavaggio delle divise degli operatori, che nell’esempio sono cuochi e camerieri.

Mi dice delle cose incredibili…

Eppure questa è la totale, assoluta e sacrosanta verità. Nel merito le posso assicurare che abbiamo fatto istruttorie interne non severe, ma severissime. Le garantisco che fin dagli albori dell’emergenza la Fondazione Don Gnocchi ha messo in atto tutte le procedure e le misure cautelative definite da ISS e OMS – anche quelle riguardanti i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI). Ha registrato e attuato, in alcuni casi addirittura prevenendo, le successive implementazioni disposte dalle autorità. Inoltre, ogni decisione è sempre stata condivisa con i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza.

Per darle un ulteriore particolare, non appena si è avuta conferma del primo caso di positività nell’Istituto, la Fondazione ha avviato le procedure di isolamento, di mappatura e di tampone sui contatti esposti al rischio di contagio, secondo quanto definito dalle autorità… e dal buon senso. Allo stesso modo, tutti i casi di positività al Covid-19 fra gli operatori e fra i pazienti, nessuno escluso, sono stati gestiti secondo i protocolli previsti dalle autorità e in coordinamento con le autorità stesse.

Il valore delle RSA e l’impegno della Fondazione nel momento più difficile

Mi tolga una curiosità: io la conosco da tanto tempo e lei è sempre stato molto moderato nel fare qualsiasi affermazione… oggi i suoi toni mi sembrano molto diversi, come mai?

Se la metto in questi termini è perché sono assolutamente certo di quello che dico. Conosco dettagliatamente i fatti, le persone e la Don Gnocchi. E penso che, quando uno crede in qualcosa o in qualcuno, abbia il dovere etico, morale e umano di metterci la faccia. Senza se e senza ma. Bisogna sempre schierarsi, con forza, al fianco di chi viene ingiustamente attaccato e vilipeso.

Cosa le resta umanamente da questa vicenda?

Premetto che la vicenda deve ancora concludersi. Presto arriverà il momento in cui si potranno analizzare le responsabilità individuali di chi ha generato questo ingiustificato e deprimente scandalismo. Solo a quel punto si avrà una risposta su tali comportamenti, ma non dalla stampa. Saranno un Tribunale e tutti gli Organi preposti alla verifica a valutare.

Detto questo, voglio sottolineare che la Fondazione Don Gnocchi è una meravigliosa realtà con 29 centri in Italia. Nei decenni, pur nel silenzio che la contraddistingue, ha saputo meritarsi la fama di eccellenza assoluta. Da un punto di vista imprenditoriale è una macchina perfetta, ma con una grande difficoltà in più rispetto a qualsiasi altra impresa. Qui l’imprenditore non è guidato da finalità di lucro, bensì dal desiderio del suo fondatore di essere al servizio dei più deboli. E lo fa con la costante applicazione, in ogni frangente, di chi si muove nel puro spirito cristiano.

Ringraziamenti

Se posso permettermi, come cittadino mi sento in dovere di ringraziare tutte le donne e gli uomini della Fondazione Don Gnocchi. Dal Presidente al Direttore Generale. Dai Direttori dei centri RSA a tutti i Medici, gli Infermieri, i Dirigenti, gli Impiegati e, davvero, tutti coloro che lavorano con la Fondazione e per le RSA. Li ho visti quotidianamente all’opera con turni pazzeschi, moltissimi senza poter vedere i propri cari. Ho visto persone segnate dalla fatica e dal dolore che, in più, rispetto a tanti altri Centri e Ospedali giustamente ringraziati da tutta la collettività, hanno dovuto agire con l’ingiusto peso di attacchi vergognosi e sciacalleschi alla loro professionalità e alla loro umanità.

Mi rimarrà per sempre negli occhi e nel cuore una videoconferenza fatta con uno degli eroici e capacissimi direttori di un Centro (RSA) Don Gnocchi. Un uomo che, peraltro, ha patito il virus ma ha lottato e lotta come un leone. Il suo viso, scolpito nella roccia e segnato dal dolore, è per me l’icona di questa Fondazione che io amo profondamente, che rispetto e che, con il suo esempio, conforta il mio essere cristiano.

Alessandro Trani Direttore Editoriale Le Roy SRL
Alessandro Trani
Direttore editoriale del network Le Roy. Coordina contenuti e progetti multimediali delle testate del gruppo.  Leggi di più

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