Gabriele Ciampi
Gabriele Ciampi

Per Gabriele Ciampi «La Musica è femmina» 

Gabriele Ciampi, compositore e direttore d’orchestra tra Roma e Los Angeles, torna in Italia con un progetto che unisce tradizione e innovazione: un’orchestra composta interamente da donne e il nuovo album Hybrid, dove musica classica, hip hop e linguaggi contemporanei si intrecciano in una scrittura personale e riconoscibile. Cresciuto in una famiglia di costruttori di pianoforti, Ciampi ha portato il suo metodo di lavoro negli Stati Uniti, diventando il primo compositore italiano a eseguire la propria musica alla Casa Bianca e l’unico italiano in giuria ai Grammy Awards 2018.

Nel suo percorso internazionale ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui la medaglia “Eccellenza Italiana” del Senato della Repubblica e la Green Card per Extraordinary Ability rilasciata dal Governo americano. L’anno scorso è stato ricevuto da Papa Francesco, per il quale ha composto il Preludio per due violoncelli, incluso nell’album In Dream Awake.

Oggi Ciampi sceglie di rompere gli schemi lavorando con un’orchestra formata esclusivamente da musiciste provenienti da Italia, Russia ed Estremo Oriente, affiancate da un’assistente direttrice e prima viola sudamericana. Anche il team creativo del progetto discografico è composto da donne: grafica iraniana, fotografa di Los Angeles e videomaker californiana. In occasione dell’uscita di Hybrid, Ciampi cederà per la prima volta la bacchetta a una direttrice d’orchestra che aprirà i suoi concerti italiani: il 4 dicembre al Teatro Dal Verme di Milano e il 1° gennaio all’Auditorium Parco della Musica di Roma.

Photo Gallery © Mauro Caldera

Intervista a cura di Dario Bordet

L’hip hop sinfonico: un nuovo genere o un esperimento?

«Non credo ci sia più nulla da inventare. Si può sperimentare per arrivare a qualcosa di interessante ed è questo il gioco un po’ “perverso” che ho voluto proporre: la contaminazione è alla base dell’album e le influenze hip hop sono presenti in due brani, Hybrid Reflections. Quando le componenti percussive dialogano con l’orchestra si può parlare di hip hop sinfonico.»

Che cosa ha ispirato Hybrid?

«La voglia di andare oltre la classicità prendendo spunto da altri generi musicali, primo fra tutti l’hip hop degli anni ’90, che ha lasciato una traccia profonda nella cultura americana. Il vero hip hop è cultura.»

“La Musica è femmina”: in che senso?

«La Musica è femmina in tutti i sensi, è sensibilità. Quella femminile è di gran lunga superiore alla nostra: noi maschietti abbiamo altre qualità, ma credo che l’unione artistica con musiciste donne sia fondamentale per una crescita professionale. Per questo, nelle mie due date italiane, cederò la bacchetta a una direttrice che valorizzerà un Adagio per soli archi a cui tengo molto.»

Che effetto fa cedere la bacchetta?

«La bacchetta si cede sempre mal volentieri: significa fare un passo indietro e bisogna essere pronti. Ma per me è un modo per creare un’evoluzione, un’interpretazione diversa della mia musica. Spero di vedere presto concerti con due direttori, uomo e donna, che si alternano. Sarebbe un bel segnale di cambiamento.»

La formazione classica italiana come risorsa negli USA

«Decisamente sì. Abbiamo una delle migliori scuole al mondo. I Conservatori italiani sono una risorsa non abbastanza valorizzata. Sarebbe importante modernizzare il metodo di insegnamento: preparare lo studente alla vita lavorativa, alla produzione di un album, alla gestione del tempo e del budget. Questa è la realtà.»

Cosa porti all’estero dell’Italia?

«La grande tradizione musicale. L’Opera è l’esempio perfetto: portiamo Verdi, Puccini, Donizetti, Rossini ovunque nel mondo.»

Oltre alla musica, a cosa dedichi il tempo libero?

«La musica, quando diventa professione, è anche fonte di stress. Per combattere quella che definisco “tortura psicologica” — soprattutto la composizione — mi dedico all’arrampicata sportiva, spesso in solitaria. Sono istruttore di roccia con le guide alpine americane: è il mio modo per evadere e non pensare alle note che frullano in testa.»

Tornerai in Italia o hai trovato l’America?

«Mi considero un cervello in prestito: tornerò per dare un contributo artistico al mio Paese, che non ha nulla da invidiare all’America. Per ora sto bene a Los Angeles, ma sono felice di tornare in Italia per i concerti e per presentare in anteprima il mio nuovo album.»

Che messaggio vuoi lanciare nelle due date italiane?

«Sarà un esperimento, un modo per condividere qualcosa di diverso con il pubblico. Considero questi concerti un vero “esercizio tecnico”: si parte da brani di impostazione classica per arrivare all’hip hop sinfonico, il tutto senza supporti elettronici. Solo strumenti reali, solo suono vivo.»

tratto da “Milano 24orenews” dicembre 2018

Cover MI24 Dicembre 2018

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