Psicogeriatria: il mio modo di prendermi cura della mente nella Terza Età
Psicogeriatria e segnali nascosti del disagio
La Psicogeriatria non è “psichiatria applicata agli anziani”. È un modo diverso di guardare alla sofferenza. Un anziano raramente mi dice “sono depresso”. Molto più spesso parla di stanchezza, dolori vaghi, insonnia o perdita di memoria. Dietro questi segnali si nasconde spesso una sofferenza profonda. Rischia di essere scambiata per un normale effetto dell’età. È qui che la competenza psicogeriatrica diventa fondamentale. Aiuta a distinguere ciò che è fisiologico da ciò che è curabile.
Il valore dell’ascolto nella valutazione psicogeriatrica
La mia esperienza è iniziata alla RSA Molina di Varese. Lì ho imparato che ogni sintomo va ascoltato nella sua complessità. Non esiste un “anziano standard”. Esistono persone con storie lunghe, ricche, a volte dolorose. Molti pazienti arrivano accompagnati da figli o coniugi preoccupati. Altri vivono in solitudine e non sanno come esprimere il proprio disagio. A volte si rifugiano nel silenzio. Altre volte nel corpo, con lamentele fisiche continue. I disturbi che incontro più spesso sono depressione, ansia, insonnia, cambiamenti del comportamento, idee persecutorie e allucinazioni. Un aspetto che spiego spesso alle famiglie è che molte patologie organiche possono imitare disturbi psichiatrici. Per questo necessariamente lo sguardo psicogeriatrico richiede uno sguardo integrato. Solo valutando insieme corpo e mente possiamo evitare errori diagnostici.
Disturbi psichici dell’anziano: ciò che vedo ogni giorno
Nella mia pratica clinica incontro spesso persone che arrivano con quadri complessi. Molti sintomi vengono considerati “normali per l’età”. In realtà non lo sono affatto. La depressione nell’anziano può sembrare solo un calo di energia. Alcuni pazienti mi dicono: “Dottore, non riesco più a concentrarmi”. In questi casi si pensa subito alla demenza. A volte si tratta invece di pseudodemenza depressiva. L’ansia è un altro tema frequente. Spesso si accompagna a disturbi del sonno. Risvegli continui, incubi e agitazione notturna mettono in crisi anche i familiari.
Ci sono poi i disturbi del comportamento. Anziani sempre miti diventano sospettosi o irritabili. Piccoli cambiamenti possono nascondere fragilità emotive profonde. Le idee persecutorie e le allucinazioni sono sintomi che generano molta angoscia. L’anziano può credere che qualcuno voglia derubarlo o che i familiari tramino alle sue spalle. Molte condizioni organiche possono imitare disturbi psichiatrici. Per questo la valutazione deve essere ampia. La Psicogeriatria aiuta a distinguere ciò che è curabile da ciò che è legato a malattie fisiche.
Psicogeriatria e percorsi di cura: come accompagno anziani e caregiver
Ogni persona porta con sé una storia unica. Per questo la terapia in Psicogeriatria richiede un approccio personalizzato. Nei primi incontri raccolgo informazioni cliniche e biografiche, analizzo i farmaci in corso e valuto con attenzione eventuali comorbidità. Quando necessario utilizzo test psicodiagnostici o cognitivi per distinguere, ad esempio, una pseudodemenza depressiva da un deterioramento organico.
Psicogeriatria e personalizzazione della terapia
La farmacoterapia negli anziani richiede cautela. Ogni molecola dialoga con altre terapie e con la fragilità del corpo. Scelgo farmaci sicuri, dosaggi graduali e monitoraggi regolari. Accanto ai farmaci propongo percorsi psicoterapeutici adattati alla Terza Età: interventi brevi per affrontare lutti, solitudine o cambiamenti di ruolo, oppure percorsi più profondi quando serve dare senso a ciò che sta accadendo. La psicoeducazione e la stimolazione cognitiva aiutano a comprendere i sintomi e a organizzare la quotidianità. Esercizi di memoria, lettura guidata e attività pratiche mantengono attiva la mente. In alcuni casi selezionati integro nutraceutici o fitoterapici come supporto.
Lavoro multidisciplinare e sostegno ai caregiver
Il lavoro multidisciplinare è un pilastro della cura. Collaboro con geriatri, neurologi, medici di base e fisioterapisti per costruire un percorso integrato. Lavorare con gli anziani significa lavorare anche con i “caregiver” (“chi si prende cura“). Dedico tempo all’ascolto delle loro difficoltà e offro strumenti pratici per gestire ansia, insonnia, agitazione o cambiamenti del comportamento. Ci sono situazioni in cui un percorso ambulatoriale non basta. Il ricovero ospedaliero diventa necessario quando i sintomi sono acuti. In altri casi il ricovero in RSA serve a garantire sollievo ai familiari quando l’assistenza domiciliare non è più sostenibile.
Il mio ruolo come specialista in Psicogeriatria
Occuparmi della salute mentale in età avanzata significa prendermi cura della persona nella sua interezza. Come psichiatra, psicoterapeuta e specialista in psicofarmacologia clinica, unisco sicurezza clinica e attenzione umana. Mi considero un punto di riferimento per il paziente e per la sua famiglia. Questo significa offrire uno spazio sicuro, aiutare a interpretare i sintomi, fornire strumenti pratici per gestire le difficoltà, coordinare il percorso con gli altri specialisti e accompagnare la famiglia nelle decisioni più delicate. Essere uno specialista in psicogeriatria, per me, significa restituire serenità, dignità e continuità di cura. È un lavoro che richiede tempo, pazienza e presenza, ma che ogni giorno mi ricorda quanto sia prezioso aiutare qualcuno a ritrovare equilibrio proprio quando pensava di averlo perso.
Quando rivolgersi a uno psicogeriatra
Segnali da non ignorare:
- perdita di interesse e apatia
- disturbi del sonno persistenti
- ansia o agitazione insolite
- lamentele fisiche senza causa medica
- isolamento sociale
- cali cognitivi improvvisi
- sospetti immotivati o idee persecutorie
- cambiamenti del carattere
- difficoltà nella gestione quotidiana
Se riconosci questi segnali in una persona cara, è il momento di chiedere aiuto. L’intervento di uno specialista può offrire un percorso chiaro, rispettoso e personalizzato.
Famiglia e caregiver: come proteggere te stesso mentre ti prendi cura di un anziano fragile
Prendersi cura di un anziano con difficoltà emotive o cognitive è un compito che richiede energia, pazienza e continuità. Spesso i caregiver arrivano da me esausti, pieni di senso di colpa o con la sensazione di non fare mai abbastanza. Ecco alcuni punti che condivido spesso durante le consulenze psicogeriatriche:
- Non devi farcela da solo
Chiedere aiuto non è un fallimento. È un atto di responsabilità verso te stesso e verso la persona che assisti. - Osserva i segnali di sovraccarico
- irritabilità crescente
- difficoltà a dormire
- stanchezza costante
- perdita di interesse per le proprie attività
- sensazione di “vivere in emergenza”
Questi segnali meritano ascolto.
- Organizza pause regolari
Anche brevi momenti di decompressione aiutano a recuperare energia mentale. Una passeggiata, un caffè in silenzio, un’ora di lettura. - Condividi il carico
Coinvolgi altri familiari, amici o servizi territoriali. La cura è più efficace quando è distribuita. - Non trascurare la tua salute
Visite mediche, sonno, alimentazione e movimento sono fondamentali. Un caregiver che sta bene sostiene meglio. - Ricorda che il comportamento dell’anziano non è “contro di te”
Molti sintomi sono espressione di malessere, non di volontà. Capirlo riduce conflitti e frustrazione. - Cerca supporto professionale
Un percorso di Psicogeriatria può aiutare a comprendere i sintomi, gestire le crisi e ritrovare equilibrio nella relazione.

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Dr. Federico Baranzini
Medico Psichiatra e Psicoterapeuta
Studio:Via U. Aldrovandi 7 – 20129 Milano
Web: www.psichiatra-a-milano.it










