Schiena a rischio con il cambio di stagione
Immaginiamo la colonna vertebrale come l’albero di una barca inserito nella “chiglia” del bacino, e i muscoli come i “tiranti” che sostengono la schiena, una vela che si muove grazie alla capacità della muscolatura di contrarsi e rilassarsi. Quando i muscoli che fasciano le vertebre si irrigidiscono, come dopo uno sforzo eccessivo o dopo l’esposizione al freddo intenso, la mobilità della colonna vertebrale si riduce ed il movimento genera dolore. Se le cause della lombalgia ricorrente sono molteplici, come la degenerazione dei dischi intervertebrali o l’artrosi, il mal di schiena è
accentuato da posture e movimenti scorretti, e peggiora ulteriormente in caso di stress e abitudini sbagliate, come la mancanza di attività fisica, o l’uso di scarpe e materassi inadatti. La muscolatura della schiena, per impedire alla parte sofferente di essere sollecitata da stimoli eccessivi, entra in azione contraendosi nel tentativo di proteggere il tratto di colonna dolente. Tuttavia, l’irrigidimento dei muscoli vertebrali sul lungo periodo determina ulteriori problemi posturali che aggravano la situazione. E il freddo certo non è certo di aiuto, perché l’organismo contrasta naturalmente l’abbassamento repentino delle temperature restringendo il calibro dei vasi sanguigni col fine di risparmiare calore, perpetuando così i meccanismi che sostengono un’eccessiva rigidità muscolare. Per questo motivo, nelle persone già predisposte, il mal di schiena precipita nel periodo invernale. È bene consultare il proprio medico per accertare le cause, e capire quali possono essere stati i movimenti o i traumi che hanno peggiorato i disturbi, anche con indagini mirate. Solo una volta verificate le cause è possibile intervenire efficacemente. Nella maggior parte dei casi il trattamento è a base di antinfiammatori e miorilassanti. Questi medicamenti possono anche essere somministrati localmente, direttamente nelle zone dolenti e contratte, spesso miscelati a farmaci anestetici: attraverso aghi molto corti e sottili si creano piccoli serbatoi di medicinale direttamente dove serve, riducendo il dosaggio globale dei farmaci e aumentandone nel contempo l’efficacia. Utile è anche l’anestesia locale dei “trigger points”, piccole aree muscolari divenute particolarmente eccitabili, che, quando stimolate, provocano dolori violenti e diffusi. Anche nei momenti più difficili, bisogna mantenere una buona attività motoria per conservare resistenza muscolare, flessibilità, destrezza, equilibrio e coordinazione, al fine di contrastare la comparsa della lombalgia cronica.
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Dr. Paolo Mariconti
Specialista in Anestesia e Farmacologia
Esperto in Medicina del Dolore
guarireildolore@gmail.com











