Da gennaio 2026, l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) avvia il primo corso di danzaterapia dedicato alle pazienti operate del tumore al seno, integrando il movimento espressivo tra le cure complementari oncologiche presso la sede di via Ripamonti, in collaborazione con Lyceum Academy, scuola certificata di danzaterapia. L’obiettivo è offrire un percorso di benessere che unisca arte, cura e consapevolezza corporea, restituendo alle donne strumenti pratici per attraversare il post-operatorio con maggiore forza e presenza.
La danzaterapia, impiegata da anni in diversi Cancer Center, utilizza il movimento come linguaggio per elaborare emozioni, migliorare la percezione del corpo e ridurre lo stress. In questo contesto, il tumore al seno non è solo una diagnosi da trattare con chirurgia e farmaci: è un’esperienza che tocca identità, immagine corporea e relazione con sé e con gli altri. Il corpo diventa protagonista attivo della cura.
Il tumore al seno e la danzaterapia: un progetto IEO per il benessere globale
Il corso è ideato da Ketti Mazzocco (Professore associato di Psicologia, Università Statale di Milano e responsabile per la Divisione di Psico-Oncologia IEO), Agnese Cecconi (medico radioterapista oncologo e agopuntore IEO) e Monica Iorfida (medico oncologo senologo e agopuntore IEO). Il gruppo iniziale comprende 15 donne operate di tumore alla mammella e attualmente in trattamento con chemioterapia e/o ormonoterapia.
Le sessioni, condotte da una danza-terapeuta qualificata, si svolgono con cadenza settimanale, durano 50–60 minuti e coprono 20 settimane. Il percorso è pensato come spazio sicuro in cui sperimentare il movimento, ascoltare il corpo e ritrovare fiducia nella propria immagine post-operatoria.
Gli obiettivi misurati al termine includono:
- Gestione di dolore e fatica: maggiore consapevolezza corporea e mobilità.
- Autostima e immagine corporea: accettazione del corpo post-operatorio e percezione positiva di sé.
- Supporto sociale: senso di comunità attraverso la condivisione con altre pazienti.
Quando la danza incontra la cura: il tumore al seno e la danzaterapia in scena
Come inaugurazione, il 13 dicembre la Fondazione Milano per la Scala ha invitato le partecipanti al Teatro alla Scala per assistere alle prove de La bella addormentata, balletto d’apertura della stagione 2025–2026. Dopo le prove, le pazienti hanno incontrato l’étoile Nicoletta Manni e il primo ballerino Timofej Andrijashenko, che hanno condiviso quanto la danza possa fare bene al corpo e alla mente, offrendo un linguaggio capace di trasformare fatica, paura e fragilità in gesto, ritmo e presenza.
Questa esperienza ha evidenziato come la dimensione estetica e quella terapeutica possano dialogare: il palcoscenico diventa spazio simbolico in cui riconoscere il proprio corpo, rinegoziarne i confini e riabbracciarne la potenza espressiva.
Dalle terapie alla vita quotidiana: integrare arte, cura e identità
Nel percorso oncologico, oltre all’intervento chirurgico, le pazienti affrontano radioterapia, chemioterapia, ormonoterapia e, in alcuni casi, target therapy o immunoterapia. Terapie sempre più efficaci, ma spesso accompagnate da affaticamento, dolore, alterazioni dell’immagine corporea, ansia e depressione. La danzaterapia, accanto alle cure tradizionali, offre un supporto globale: favorisce il rilascio delle emozioni, allena l’ascolto del corpo, riduce lo stress e ricostruisce una relazione più gentile con sé stesse.
Il progetto è sostenuto da FREDDY, produttore di abbigliamento per fitness e sport, che dona alle partecipanti una divisa confortevole per le sessioni: un gesto concreto che facilita il movimento e contribuisce al senso di appartenenza.
Il tumore al seno e la danzaterapia come pratica complementare
“Le pazienti affrontano sfide fisiche ed emotive complesse; la danzaterapia può affiancare gli interventi tradizionali restituendo una percezione più positiva del sé corporeo” sottolineano le ideatrici. Se i risultati si confermeranno positivi, l’approccio potrà essere integrato come attività complementare, offrendo a tutte le pazienti un sostegno che affianchi la dimensione fisica, psicologica ed emotiva della malattia e del trattamento.
La prospettiva è chiara: costruire una cura più ampia, capace di unire competenza clinica e sensibilità umana, in cui movimento, ascolto e relazione diventino parte integrante del percorso terapeutico. In questa visione, il tumore al seno e la danzaterapia non sono termini distanti, ma parole che, insieme, indicano un modo diverso di stare nel corpo: più presente, più libero, più vivo.











