Le metastasi epatiche rappresentano una delle complicanze più frequenti quando un tumore si diffonde al fegato, come accade spesso nel carcinoma del colon-retto e nel carcinoma della mammella, rendendo il percorso terapeutico più complesso. Il fegato è un organo vitale, ricco di vasi sanguigni, e la sua funzione è essenziale per l’intero organismo. Per questo motivo, negli ultimi anni la ricerca internazionale sta puntando sempre di più su tecniche capaci di colpire la malattia in modo mirato, riducendo gli effetti collaterali delle terapie sistemiche.
All’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano sono appena partiti due studi clinici che vanno esattamente in questa direzione. Si tratta della perfusione epatica percutanea (PHP) con Melfalan, una procedura innovativa che permette di somministrare dosi molto elevate di chemioterapia direttamente al fegato, limitando al minimo l’esposizione del resto del corpo. È un approccio che unisce tecnologia, precisione e multidisciplinarietà, e che potrebbe aprire nuove possibilità per i pazienti con metastasi epatiche da colon-retto e mammella.
Come funziona la perfusione epatica percutanea
La PHP è una tecnica di Interventistica Oncologica, una disciplina che utilizza strumenti mini-invasivi guidati da imaging per trattare i tumori dall’interno. Durante la procedura, i medici isolano temporaneamente il flusso sanguigno del fegato e infondono Melfalan ad alte dosi direttamente nell’organo.
Il team filtra il sangue attraverso un circuito extracorporeo che rimuove gran parte del farmaco prima che ritorni in circolo. Le pubblicazioni scientifiche internazionali indicano che questo sistema riduce fino all’85–90% la quantità di chemioterapia che raggiunge il resto del corpo, mantenendo invece un’azione molto intensa sul fegato. La strategia, nata per trattare le metastasi epatiche da melanoma uveale, ha già dimostrato efficacia in pazienti selezionati e oggi viene studiata anche per altri tumori solidi. All’IEO, un team altamente specializzato – radiologi interventisti, anestesisti, perfusionisti, oncologi, farmacisti e infermieri – esegue la procedura in sala angiografica, garantendo precisione e sicurezza in ogni fase. È un lavoro di squadra che richiede coordinamento e pianificazione, perché ogni fase deve essere controllata con estrema precisione.
Metastasi epatiche: gli studi clinici su colon-retto e mammella
I due nuovi studi internazionali attivati all’IEO coinvolgeranno circa 90 pazienti ciascuno e fanno parte di un network di centri specializzati negli Stati Uniti e in Europa. L’IEO è l’unico centro italiano partecipante.
- Carcinoma del colon-retto metastatico Coordinato dalla Dr.ssa Maria Giulia Zampino. Nel colon-retto, il fegato è spesso la prima e principale sede di metastasi. Fino al 60% dei pazienti sviluppa una localizzazione epatica nel corso della malattia. Migliorare il controllo locale può avere un impatto significativo sulla qualità di vita e sulla prognosi.
- Carcinoma della mammella metastatico Coordinato dalla Dr.ssa Elisabetta Munzone. Nel tumore della mammella, la malattia metastatica è più eterogenea. Tuttavia quando il fegato diventa la sede dominante e le terapie sistemiche non funzionano più, un trattamento mirato può rappresentare una nuova opportunità.
Il Dr. Franco Orsi, Direttore della Radiologia Interventistica, sottolinea come la PHP sia un esempio concreto di medicina integrata. Non un semplice supporto tecnico, ma una parte attiva del percorso terapeutico.
Perché questa tecnica è importante
La perfusione epatica percutanea potrebbe diventare una risorsa preziosa per i pazienti che hanno già affrontato diverse linee di terapia e che presentano una malattia prevalentemente localizzata al fegato. I vantaggi potenziali includono:
- trattamento mirato dell’organo più colpito
- riduzione della tossicità sistemica
- possibilità di ripetere la procedura
- integrazione con terapie sistemiche e biologiche
Gli studi in corso serviranno a capire se questa tecnica potrà essere estesa anche ad altri tumori solidi con metastasi epatiche dominanti.











