La separazione delle gemelline siamesi al San Gerardo di Monza

La separazione delle gemelline siamesi all’Ospedale San Gerardo di Monza è diventata un simbolo di coraggio, scienza e umanità. Oggi la piccola D. sta meglio e ha iniziato un percorso di riabilitazione che fino a pochi mesi fa sembrava impossibile. La sua storia, insieme a quella della sorellina T., attraversa continenti, competenze e destini.

Nate in Senegal con una rarissima fusione cranio‑encefalica verticale totale, le due bambine condividevano ossa, tessuti cerebrali e vasi sanguigni in un’unica struttura. Una condizione eccezionale, che nel mondo si presenta in circa un caso ogni 2,5 milioni di nascite. Dal 1950, gli interventi di separazione riusciti si contano sulle dita di poche mani.

Il loro viaggio verso l’Italia è iniziato nel luglio 2024, grazie a un volo dell’Aeronautica Militare e al trasferimento AREU. A Monza le attendeva un’équipe che da mesi studiava il caso, grazie alla collaborazione tra Smile House Fondazione ETS, World Craniofacial Foundation e la Fondazione Mouhamad Rassoul Dieng, che ha finanziato l’intero percorso. Un audit internazionale aveva indicato il San Gerardo come centro europeo di riferimento per affrontare una sfida di tale complessità.

Gemelline siamesi Senegal - Intervento al San Gerardo di Monza

Una sfida clinica senza precedenti

Da quel momento è iniziato un lavoro multidisciplinare: interventi preparatori, simulazioni tridimensionali, riunioni interminabili e scelte difficili. Il Sistema Sanitario Lombardo, coordinato dalla Direzione Generale Welfare e dall’Assessorato al Welfare, ha messo in campo una rete di eccellenze.

Fin dall’inizio era chiaro che le condizioni delle due bambine erano molto diverse. T., la più fragile, presentava una compromissione multiorgano severa ed era dipendente dalla sorella per la funzione cardiocircolatoria. Nonostante il rischio elevatissimo, l’équipe ha scelto di tentare, offrendo a entrambe una possibilità di vita.

L’intervento finale è durato 40 ore, una maratona chirurgica che ha coinvolto neurochirurghi, chirurghi craniofacciali, anestesisti, rianimatori, cardiologi pediatrici, neuroradiologi e infermieri, affiancati da specialisti statunitensi. Durante la fase più delicata, il cuore di T. non ha retto alla separazione vascolare. La sua perdita ha segnato profondamente tutti, ma ha dato un significato ancora più forte alla battaglia per salvare D., che ha superato l’intervento.

La rinascita della piccola D.

Oggi D. affronta la riabilitazione con forza e speranza. Prima della separazione, le gemelline erano costrette all’immobilità; ora, per lei, si apre la possibilità di muoversi, giocare e crescere. Nei mesi trascorsi in ospedale si è creato un legame profondo tra la famiglia e il personale sanitario, fatto di fiducia e dedizione.

«Per oltre quattordici mesi abbiamo lavorato come una sola squadra», racconta l’équipe. «Abbiamo unito competenze, esperienza e cuore, con un unico obiettivo: dare a queste bambine la migliore possibilità di vita».

Il caso del San Gerardo è oggi un esempio di ciò che la sanità può essere quando scienza, etica e istituzioni si incontrano. Come ha sottolineato l’assessore al Welfare Guido Bertolaso, «Regione Lombardia vanta professionisti estremamente motivati, che danno l’anima ogni giorno. Questo intervento ne è la prova: un esempio di cui essere grati».

La separazione delle gemelline siamesi al San Gerardo non è solo un successo chirurgico, ma una testimonianza di umanità e collaborazione che resterà nella storia della medicina italiana.

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